Divisioni e diplomazia

Gaza, dalle tre condizioni per la pace di Sinwar alle proteste in Usa

Il conflitto nella Striscia di Gaza entra nel 210° giorno con Hamas diviso sulla tregua, mentre la comunità internazionale esorta a un accordo immediato

Gaza, dalle tre condizioni per la pace di Sinwar alle proteste in Usa

La Striscia di Gaza è testimone di un’altra giornata di tensioni crescenti. Mentre il mondo osserva con ansia, la regione si trova di fronte a una serie di eventi che potrebbero alterare il corso del conflitto. Dalle divisioni interne di Hamas alle dichiarazioni internazionali, la situazione è un intricato mosaico di politica, dolore e speranza di pace.

Nel frattempo, la tensione si estende oltre i confini con l’arresto di 2000 studenti nei campus americani e la Turchia che blocca l’import/export con Israele, provocando una risposta tagliente: “Erdo?an si comporta da dittatore”.

 

Divisioni e diplomazia: la fragile tregua di Gaza 

Il 210° giorno del conflitto a Gaza si apre con una Hamas divisa. La bozza di tregua è al centro di un acceso dibattito, con un nuovo round di negoziati previsto al Cairo. Al centro della disputa, le tre condizioni imposte dal leader di Hamas nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar, per un accordo con Israele. Sinwar richiede garanzie per una conclusione definitiva del conflitto, la rinuncia israeliana all’esilio di detenuti palestinesi dalla Cisgordania e la specifica dei materiali proibiti durante la ricostruzione di Gaza. Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, ha confermato l’invio di una delegazione al Cairo, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu si prepara a discutere le trattative e una possibile operazione terrestre a Rafah, nonostante l’opposizione dell’amministrazione Biden.

 

La tragedia degli ostaggi rapiti da Hamas

La tragedia personale si intreccia con la politica internazionale. Dror Or, rapito il 7 ottobre, è stato dichiarato morto. Il governo israeliano ha annunciato la morte di Or e di sua moglie Yonat, mentre i loro figli Noam e Alma sono stati rilasciati dopo un accordo di tregua. Questa notizia aggiunge un ulteriore strato di urgenza all’appello del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che da Santiago del Cile esorta Israele e Hamas a raggiungere un accordo immediato. Guterres avverte che un attacco a Rafah potrebbe portare a un’escalation devastante, con migliaia di civili a rischio e ripercussioni in tutta la regione. La sua voce si unisce al coro globale che chiede la fine della violenza e l’inizio di una pace duratura.

 

Israele, verso un cambio di leadership?

Mentre la guerra a Gaza raggiunge il suo 210° giorno, il panorama politico israeliano mostra segni di un significativo cambiamento. Il partito Unità Nazionale, guidato da Benny Gantz, sta guadagnando un crescente sostegno popolare, come evidenziato dai recenti sondaggi di Maariv. Se le elezioni si tenessero oggi, il partito di Gantz potrebbe ottenere fino a 31 seggi, più del doppio dei suoi attuali 12 e con un incremento di due seggi rispetto alla scorsa settimana. Questo lo porrebbe ben al di sopra del Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu, che si attesterebbe a 19 seggi, perdendone due rispetto alla settimana precedente e quasi dimezzando i suoi attuali 32 seggi alla Knesset.

Il partito di opposizione Yesh Atid, guidato da Yair Lapid, vedrebbe una riduzione da 24 a 13 seggi, mentre Ysrael Beiteinu di Avigdor Lieberman raddoppierebbe la sua presenza con 24 seggi. La preferenza per Gantz come primo ministro è salita al 47%, superando il 33% che vede Netanyahu come la figura più adatta a guidare il paese. Il blocco di destra ed estrema destra al potere rimane stabile a 50 seggi, mentre l’opposizione complessiva guadagna quattro seggi, arrivando a un totale di 65, ai quali si aggiungono cinque seggi destinati ai partiti arabi.

 

Embargo commerciale: la mossa di Ankara contro Tel Aviv

In una mossa improvvisa che ha scosso le relazioni internazionali, la Turchia ha sospeso ogni forma di commercio con Israele. La decisione, non ancora formalmente annunciata da Ankara, è stata rivelata da fonti vicine al governo turco e riportata da Bloomberg. Questo blocco commerciale arriva in un momento di crescente tensione dovuta al protrarsi del conflitto a Gaza.

Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha risposto con fermezza, etichettando l’azione del presidente turco Recep Tayyip Erdo?an come “comportamento da dittatore” e accusandolo di ignorare gli accordi internazionali. In risposta, Katz ha incaricato il suo ministero di cercare immediatamente alternative al commercio con la Turchia, puntando su una produzione locale rafforzata e sull’importazione da altri paesi. Con un tono sfidante, Katz ha dichiarato: “Israele emergerà con un’economia forte e audace. Loro perdono, noi vinciamo”, sottolineando così la determinazione di Israele a superare questo ostacolo economico.

 

Onda di proteste studentesche: dal Canada agli USA 

La voce degli studenti universitari che chiedono la fine dell’offensiva israeliana a Gaza si sta espandendo, raggiungendo ora anche il Canada. Le proteste, che hanno visto centinaia di arresti nei campus statunitensi, stanno crescendo in intensità e numero. Gli studenti canadesi hanno organizzato manifestazioni e accampamenti nei campus di Montreal, Toronto, British Columbia e Ottawa, con le forze dell’ordine che monitorano la situazione senza ancora intervenire.

In particolare, negli Stati Uniti, il numero di arresti nei campus ha superato le 2.000 persone, con l’Ap che riporta 200 fermi solo all’UCLA in California. Questi arresti si aggiungono ai più di 2.000 avvenuti dalla metà di aprile, quando la polizia è intervenuta per la prima volta nel campus della Columbia, segnando un momento critico nelle proteste pro-Gaza.

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