250esimo giorno

Guerra a Gaza: Hamas risponde al piano, ma crisi umanitaria peggiora

Accettato il piano ONU per un cessate il fuoco, Israele continua le operazioni militari. UNICEF: quasi 3.000 bambini a Gaza rischiano la morte per fame

Guerra a Gaza: Hamas risponde al piano, ma crisi umanitaria peggiora

Il conflitto a Gaza rimane complesso e devastante, con pochi segnali di risoluzione imminente. Mentre le diplomazie internazionali tentano di mediare una tregua, la realtà sul terreno è di continua sofferenza e perdita. La risposta di Hamas al piano di pace rappresenta un passo significativo, ma senza un impegno concreto da tutte le parti coinvolte, la strada verso la pace e la stabilità resta lunga e incerta.

 

Un filo di speranza nel buio

Mentre il conflitto a Gaza raggiunge il 250esimo giorno, un barlume di speranza sembra esserci all'orizzonte. Hamas ha accettato la risoluzione per il cessate il fuoco votata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dichiarandosi pronta a negoziare i dettagli. Sami Abu Zuhri, alto funzionario del movimento, ha annunciato che ora spetta a Washington garantire che Israele rispetti l'accordo. Questa apertura mira a mettere fine all'aggressione israeliana e a proteggere il popolo palestinese.

Nel frattempo, una dichiarazione congiunta di Hamas e della Jihad Islamica è stata consegnata ai mediatori del Qatar e dell'Egitto, con Doha e Il Cairo che confermano senza fornire dettagli. Gli Stati Uniti, attraverso il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby, stanno valutando la risposta di Hamas, in un momento cruciale per la possibile cessazione delle ostilità.

 

L'intransigenza di Israele

Dall'altra parte del conflitto, Israele mantiene una posizione inflessibile. Il governo israeliano ha dichiarato che non metterà fine alla guerra finché non avrà raggiunto tutti i suoi obiettivi: distruggere le capacità militari e di governo di Hamas, liberare tutti gli ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti una minaccia futura. Nonostante la proposta di cessate il fuoco possa teoricamente permettere di raggiungere questi obiettivi, l'incertezza continua a dominare il campo.

L'ambiente di tensione è ulteriormente esacerbato dalle recenti rivelazioni del Wall Street Journal, secondo cui Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, ha resistito a lungo alla pressione per un cessate il fuoco, convinto che i combattimenti e le vittime civili avrebbero rafforzato il movimento islamico. La sua corrispondenza mostra un disprezzo per la vita umana, suggerendo che le morti dei civili siano un "sacrificio necessario" per la causa palestinese.

 

Gli sforzi diplomatici americani

In questo contesto, il segretario di Stato americano Antony Blinken prosegue i suoi sforzi diplomatici nella regione. Blinken ha confermato l'impegno del premier israeliano Benyamin Netanyahu per il cessate il fuoco, e ha definito incoraggiante la reazione di Hamas alla risoluzione dell'ONU. Gli Stati Uniti hanno annunciato un pacchetto di 404 milioni di dollari in aiuti umanitari ai palestinesi, cercando di facilitare l'intesa durante una conferenza in Giordania.

Nonostante questi tentativi, la guerra continua a mietere vittime. Quattro soldati israeliani sono stati uccisi nel sud di Gaza, e centinaia di genitori di soldati israeliani hanno chiesto ai loro figli di "deporre le armi e tornare a casa", criticando la decisione della Knesset di esentare gli ultraortodossi dal servizio militare. Il bilancio delle vittime palestinesi continua a salire, con oltre 37.000 morti e 84.000 feriti dall'inizio del conflitto.

 

L'aggravarsi della crisi umanitaria

La situazione umanitaria a Gaza è drammatica. L'UNICEF ha lanciato un allarme: quasi 3.000 bambini rischiano la morte per fame a causa della malnutrizione acuta moderata e grave. Le violenze e gli sfollamenti impediscono l'accesso ai servizi sanitari, aggravando ulteriormente le condizioni di vita. Il valico di Rafah, chiuso da 36 giorni, ostacola l'ingresso di aiuti umanitari e l'uscita dei feriti.

La Mezzaluna Rossa ha confermato che 250 camion di aiuti umanitari sono pronti per essere inviati a Gaza, ma l'escalation del conflitto continua a rendere difficile la consegna. I recenti controlli sulla malnutrizione indicano un aumento dei casi di malnutrizione moderata e grave, segno di una crisi che non accenna a diminuire.

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