giorno numero 255 del conflitto

Netanyahu e l’esercito: tensione sulla “pausa tattica” a Gaza

Il premier israeliano considera “inaccettabile” l’annuncio dell’IDF circa una possibile sospensione delle operazioni miliari per consegnare aiuti umanitari

Netanyahu e l’esercito: tensione sulla “pausa tattica” a Gaza

La situazione nella Striscia di Gaza rimane estremamente tesa, con un conflitto in corso che ha già causato migliaia di vittime. In questo contesto così delicato, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato una "pausa tattica" per facilitare la consegna di aiuti umanitari. Tuttavia, questa decisione ha scatenato una forte reazione politica, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che l'ha definita inaccettabile. L'annuncio ha anche suscitato critiche da parte di membri del governo e dell'opinione pubblica, evidenziando le profonde divisioni all'interno della leadership israeliana su come gestire il conflitto e la crisi umanitaria a Gaza.

 

L'IDF e l'annuncio della "pausa tattica" a Gaza

In un contesto già teso a causa del conflitto in corso, l'annuncio dell'IDF (Forze di Difesa Israeliane) di attuare una "pausa tattica" quotidiana dalle 8 alle 19 nel sud della Striscia di Gaza ha scatenato un acceso dibattito politico. Questa decisione, volta a permettere la consegna di aiuti umanitari lungo un corridoio che va dal valico di Kerem Shalom a Salah al-Din Road, è stata subito criticata dal premier Benjamin Netanyahu. Secondo il quotidiano Haaretz, Netanyahu, una volta informato della decisione, ha espresso la sua disapprovazione definendola "inaccettabile" e ha chiesto spiegazioni al segretario militare.

La risposta dell'IDF è stata chiara: la decisione è di natura puramente militare e volta a garantire la sicurezza degli operatori umanitari, in linea con le recenti direttive internazionali e le crescenti pressioni per aumentare gli aiuti a Gaza. L'esercito ha sottolineato che i combattimenti a Rafah proseguiranno come previsto, nonostante la pausa nei pressi del corridoio umanitario.

 

Le reazioni politiche interne

La decisione dell'IDF ha trovato forti opposizioni anche all'interno del governo. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha dichiarato di non essere stato informato in anticipo della pausa umanitaria, aggiungendo che il governo non ha approvato tale misura. Le critiche più aspre sono arrivate dal ministro di ultradestra Bezalel Smotrich, che ha definito l'annuncio dell'IDF "delirante" e ha accusato la leadership militare e politica di non perseguire una strategia abbastanza aggressiva contro Hamas.

Smotrich ha sostenuto che continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza potrebbe rafforzare Hamas, mettendo a rischio i risultati ottenuti finora sul campo di battaglia. Ha inoltre affermato che la soluzione più efficace sarebbe l'occupazione totale della Striscia di Gaza e l'istituzione di un governo militare temporaneo per eliminare completamente la minaccia di Hamas.

 

e le reazioni internazionali

La comunità internazionale ha osservato con preoccupazione queste dinamiche interne israeliane. Le Nazioni Unite hanno accolto con favore l'annuncio della pausa umanitaria, sperando che questo possa portare a ulteriori misure concrete per facilitare gli aiuti. Jens Laerke, portavoce dell'agenzia di emergenza delle Nazioni Unite (OCHA), ha dichiarato che mentre l'annuncio è un passo positivo, rimangono da vedere i benefici concreti per la popolazione civile di Gaza.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno inviato il consigliere presidenziale Amos Hochstein in Israele per colloqui volti a prevenire un'ulteriore escalation del conflitto con il Libano, a seguito degli attacchi continui di Hezbollah. L'intervento di Hochstein è parte di un più ampio sforzo diplomatico per stabilizzare la regione e prevenire un conflitto su più fronti.

 

La situazione sul campo

Le operazioni militari a Gaza continuano a provocare vittime. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, un bombardamento israeliano ha causato la morte di almeno tre persone e diversi feriti nella città di Gaza. A Rafah, altre due persone sono state uccise in un raid notturno. Dal 7 ottobre, il bilancio complessivo delle vittime palestinesi è salito a oltre 37.300 morti e 85.299 feriti, secondo i dati del ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha espresso preoccupazione per l'elevato numero di vittime civili a Gaza, sottolineando l'urgenza di porre fine al conflitto. In un discorso per l'Eid al-Adha, Biden ha ribadito l'impegno della sua amministrazione a lavorare per una soluzione a due Stati come unica via per una pace duratura tra israeliani e palestinesi.

 

Proteste in Israele

Parallelamente al conflitto a Gaza, Israele sta affrontando una crescente opposizione interna. I gruppi di protesta contro il governo Netanyahu hanno annunciato una settimana di manifestazioni per chiedere nuove elezioni entro il 7 ottobre. Le proteste di ieri hanno bloccato diverse strade principali e un'altra grande manifestazione è prevista davanti alla Knesset.

Il movimento "Liberi nella nostra Terra" accusa il governo di aver fallito nel garantire la sicurezza nazionale e di anteporre la sopravvivenza politica agli interessi del Paese. L'obiettivo dichiarato è restituire il mandato al popolo israeliano per una nuova direzione politica.

 

In un momento di così grande tensione, sia interna che esterna, il governo israeliano deve affrontare sfide significative per mantenere la stabilità e la sicurezza. Le decisioni prese nei prossimi giorni potrebbero avere conseguenze profonde per il futuro della regione.

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