Divisioni e proteste in Aula

Autonomia differenziata: una riforma importante ma controversa

La Camera ha approvato il ddl con 172 voti favorevoli, scatenando reazioni contrastanti tra applausi della maggioranza e critiche feroci dalle opposizioni

Autonomia differenziata: una riforma importante ma controversa

La scorsa notte tra tensioni e polemiche, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la riforma dell'Autonomia Differenziata. La seduta fiume, iniziata poco dopo la mezzanotte, ha visto la maggioranza procedere senza sosta fino al voto conclusivo, arrivato quasi otto ore dopo. La riforma, che permette alle regioni italiane di richiedere maggiore autonomia su 23 materie, ha ottenuto 172 voti favorevoli, ma non senza assenze e dissensi all'interno della stessa maggioranza, in particolare tra i deputati calabresi di Forza Italia.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esultando sui social l'approvazione definendola un passo verso "un'Italia più forte e più giusta", ha anche sottolineato l'importanza della coesione e della sussidiarietà. Tuttavia, le opposizioni, forti della recente manifestazione a Roma contro le riforme, hanno immediatamente annunciato una raccolta firme per un referendum abrogativo. L'eterogenea coalizione di opposizione comprende il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, l'Alleanza Verdi-Sinistra, Più Europa, Azione e Italia Viva.

 

Divisioni e proteste in Aula

Durante la seduta, l'Aula è stata teatro di un vivace confronto tra le forze politiche. Da un lato, applausi e bandiere delle regioni sventolate dai deputati della Lega; dall'altro, grida di "vergogna" e l'inno di Mameli intonato dai banchi dell'opposizione. I tre deputati calabresi di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, Giuseppe Mangialavori e Giovanni Arruzzolo, non hanno partecipato al voto, esprimendo la necessità di ulteriori approfondimenti e miglioramenti alla riforma.

Le critiche sono arrivate anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, con il cardinale Matteo Zuppi e il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin che hanno espresso preoccupazioni sugli squilibri che l'Autonomia Differenziata potrebbe creare. La riforma, pur riconoscendo maggiore autonomia alle regioni, deve garantire che i diritti civili e sociali siano equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Elly Schlein, segretaria del PD, ha accusato Meloni di essersi piegata ai ricatti della Lega, sottolineando il rischio di una divisione del Paese. Francesco Boccia, capogruppo PD al Senato, ha richiesto chiarimenti sul finanziamento della legge, sostenuto da AVS, Italia Viva e M5S. La risposta del capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, è stata provocatoria, evidenziando quanto le opposizioni stessero rosicando. Le tensioni si sono riflesse anche nei commenti post-voto, con Giuseppe Conte che ha criticato l'approvazione della riforma come un atto che condanna il Sud e le aree più deboli a un peggioramento dei servizi essenziali.

 

Autonomia differenziata, un cammino complesso e controverso

Il disegno di legge sull'Autonomia Differenziata si compone di 11 articoli che definiscono i principi generali e le procedure per le intese tra lo Stato e le Regioni. La riforma interessa 23 materie, tra cui Salute, Istruzione, Ambiente, Energia e Trasporti, e prevede un negoziato tra la Regione interessata, il presidente del Consiglio e il ministro per gli Affari regionali. Le intese, della durata di 10 anni rinnovabili, saranno subordinate alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep), che dovranno essere uniformi su tutto il territorio nazionale.

Il percorso di attuazione prevede che il Governo, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge, determini i Lep attraverso decreti legislativi. Il trasferimento delle funzioni alle Regioni sarà possibile solo dopo la definizione di tali livelli e la disponibilità delle necessarie risorse finanziarie, garantendo che anche le Regioni che non sottoscrivono le intese ricevano adeguati fondi per mantenere gli standard essenziali di prestazioni.

 

Reazioni e prospettive future

L'approvazione della riforma ha suscitato reazioni contrastanti anche tra i leader politici. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha definito la giornata "storica", celebrando il voto come una vittoria per il Paese. Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha espresso grande emozione, affermando che il voto segna una pagina di storia per l'Italia.

Dall'altra parte, il capo del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha criticato duramente la riforma, sostenendo che condanna il Sud e le aree più svantaggiate del Paese a un peggioramento dei servizi pubblici. Anche i leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno condannato l'approvazione della riforma, definendola uno "Spacca Italia" e criticando il modo in cui è stata votata durante la notte.

Nella maggioranza, non sono mancate però delle crepe. Forza Italia ha registrato la percentuale più bassa di partecipazione al voto, con solo il 51% dei deputati presenti, a causa di missioni e altre assenze. I deputati calabresi di Forza Italia hanno ribadito la loro opposizione, sottolineando la necessità di miglioramenti alla riforma.

 

10 domande e 10 risposte sull'Autonomia differenziata

Una delle caratteristiche principali della riforma è la sua natura procedurale, volta a implementare il Titolo V della Costituzione, approvato oltre 20 anni fa. Questa modifica consente di riconoscere diversi livelli di autonomia alle regioni a statuto ordinario e speciale, nonché alle Province Autonome di Trento e Bolzano. Ecco 10 domande e 10 risposte per capire meglio i contenuti del ddl Calderoli

 

1. Cos'è l'Autonomia Regionale approvata il 19 giugno?

L'autonomia regionale, basata sul ddl Calderoli, mira a concedere alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme e condizioni di autonomia. Le Regioni potranno richiedere e acquisire competenze che finora erano di esclusiva pertinenza dello Stato, ricevendo le risorse necessarie per gestirle autonomamente.

 

2. Quali competenze assumeranno le Regioni?

Le competenze specifiche dipenderanno dalle richieste di ciascuna Regione. La Costituzione elenca 23 materie che possono essere delegate. Ad esempio, il Veneto ha richiesto tutte le 23 materie disponibili. Tra queste, 9 possono essere trasferite più rapidamente in quanto non richiedono i Livelli essenziali di prestazione (Lep).

 

3. Cosa sono i Lep?

I Lep, o Livelli essenziali di prestazione, sono standard minimi che lo Stato deve definire per garantire servizi uniformi in tutto il Paese. Simili ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) nel settore sanitario, i Lep stabiliscono le risorse necessarie per ogni servizio trasferito alle Regioni.

 

4. Quali sono le 9 materie non subordinate ai Lep?

Le materie che non necessitano dei Lep e possono essere trasferite più rapidamente sono: organizzazione della giustizia di pace, commercio con l’estero, professioni, protezione civile, previdenza complementare e integrativa, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, casse di risparmio e credito regionali, enti di credito fondiario e agrario regionali, e rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni.

 

5. Quando entrerà in vigore l’autonomia?

La legge sarà promulgata entro 30 giorni dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro 15 giorni dalla promulgazione. Successivamente, le Regioni potranno avviare le trattative per l'autonomia, subordinatamente alla definizione dei Lep, per la quale lo Stato ha 24 mesi di tempo.

 

6. Il processo parlamentare dell’Autonomia è concluso?

No. È stato approvato solo il quadro generale. Ogni Regione interessata dovrà negoziare con lo Stato e gli accordi finali dovranno essere ratificati dal Parlamento.

 

7. Quando si è iniziato a parlare di Autonomia differenziata?

L'autonomia è un cavallo di battaglia storico della Lega, reso possibile dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, voluta dal centrosinistra. L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione permette questa riforma senza necessità di ulteriori modifiche costituzionali.

 

8. L'Autonomia sarà sottoposta a referendum confermativo?

Non è previsto un referendum confermativo, poiché la riforma non modifica la Costituzione, ma la attua. Tuttavia, il PD, l'Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva hanno annunciato la raccolta di firme per indire un referendum popolare contro la riforma. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso il suo sostegno a questa iniziativa.

 

9. Ci sarà una cabina di regia dell'Esecutivo?

Si, ci sarà una cabina di regia del governo incaricata di monitorare periodicamente il quadro normativo in relazione a ciascuna funzione amministrativa statale e regionale, individuando materie riferibili ai LEP sui diritti civili e sociali.

 

10. Sono previste clausole di salvaguardia?

Sì, il Governo può sostituirsi agli organi regionali quando riscontri inadempienze rispetto a trattati internazionali, normative comunitarie o gravi pericoli per la sicurezza pubblica, inclusa la garanzia dei diritti civili e sociali.

 

L'approvazione dell'autonomia differenziata segna un momento cruciale per l'Italia, con profonde implicazioni per il futuro assetto del Paese. Mentre il governo celebra un passo avanti verso una maggiore autonomia regionale, le opposizioni temono una frammentazione e un aumento delle disparità territoriali. La questione è destinata a rimanere al centro del dibattito politico, con un possibile referendum abrogativo che potrebbe rimettere tutto in discussione. La sfida principale sarà garantire che l'autonomia differenziata non comprometta l'unità e la coesione nazionale, mantenendo al contempo un equilibrio tra le diverse esigenze delle regioni italiane.

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