I pensieri dello chef

Il dramma del centro storico di Roma, tra turismo low cost e degrado

Il Covid rischia di essere la mazzata finale, se non si favorisce il ritorno di residenti e turismo di qualità e si ostacolano mafie e lavoro nero

27 agosto 2020 10:26
Il dramma del centro storico di Roma, tra turismo low cost e degrado

Scusatemi se per una volta, ma per meglio far capire la situazione mia e dei colleghi chef e ristoratori, parto dalla mia Trattoria. 

 

La Rosetta, con specialità di mare e altro, è stata aperta da mio padre e mia madre nel 1966, nella via che porta lo stesso nome in pieno centro storico a due passi dal Pantheon, forse uno dei monumenti più importanti e meglio conservati del mondo, di una architettura unica e con più di 20 secoli di storia. 

 

L’attrazione turistica è sempre stata altissima, specialmente in questo ultimo decennio, che ha visto aumentare il numero dei visitatori in modo esponenziale (l’anno scorso più di 9 milioni), confermandolo fino allo scorso febbraio come il monumento fosse il più visitato d’Italia. Quindi un grande successo per l’incoming turistico di Roma, contribuendo in modo significativo a posizionare il Lazio al vertice della classifica per numero di visitatori di tutte le regioni d’Italia.

 

Sembra tutto molto bello, ma osservando bene sia i numeri sia la realtà del centro storico, ci si accorge che questo “successo’’ ha diversi lati negativi, non compensati dal gettito economico che un turismo nazionale e internazionale dovrebbe produrre. 

 

I dati mibact (2018) ci dicono che il Lazio è al primo posto come numeri di visitatori prima della Lombardia e del Veneto, che contano circa un terzo delle visite, però vantando un bilancio con maggiori introiti. 

 

Come mai regioni con meno appeal del Lazio portano maggiori incassi con il turismo? Che ci siano diverse tipologie di turismo? A Roma infatti subiamo in grandissima parte un turismo mordi e fuggi, dalle rese economiche bassissime, ma con un grande impatto ambientale che inevitabilmente promuove un offerta commerciale di scarsa qualità. Poi è facile sospettare anche, che una parte dei soldi che il turismo porta nel Lazio non vada nei circuiti ufficiali, ma si perda nei diversi rivoli di un’economia parallela. Forse un misto di queste ragioni. Lascio all’amministrazione capitolina le risposte. Sperando con umiltà che arrivino prima del mio ritiro.

 

Purtroppo anch’io sono una semplice comparsa di questo grande spettacolo turistico, perché imprese come la nostra gestite con sempre più difficoltà non sono mai interpellate dall’amministrazione capitolina nelle decisioni che riguardano l’organizzazione del turismo stesso. Per quanto mi riguarda essendo qui da più di 50 anni, posso testimoniare il grande cambiamento, in peggio, che questo boom di visitatori ha portato nella capitale. 

 

Il nostro Comune forse abbagliato dai numeri in continua crescita, meno da quelli degli incassi, non si è mai posto nessuna domanda sulle conseguenze che la non strategia turistica della città avrebbe prodotto. Voli low cost senza limiti con locazioni turistiche di appartamenti privati e non, che dovevano essere limitate all’anno del giubileo per soddisfare l’arrivo dei pellegrini cattolici, ma ora possiamo dire che il giubileo è diventato permanente, così questi affitti temporanei, senza indicazioni di occupazione minima, e senza controlli, garantiscono ai proprietari o affittuari grandi guadagni, spesso esentasse, ma determinano però anche la sparizione di quei residenti che rappresenterebbero il cuore sociale del centro storico di Roma, grande quasi come tutta Firenze. 

 

Di conseguenza questa sostituzione pellegrino-residente ha creato un vuoto sia nell’economia sia nell’aspetto sociale del centro storico portando alla chiusura per mancanza di clienti tante insegne storiche e artigianali che tenevano alto il prestigio della capitale nel mondo. 

 

La tipologia turistica di Roma che mediamente come spesa è la più bassa d’Europa ha cambiato in peggio l’offerta commerciale del centro storico che si è riempito di mini market e negozi di souvenir, paninoteche, pastateche, false osterie, spritz bar, regni del precotto, abbigliamento dozzinale e di cattiva qualità, cianfrusaglie sportive e chi più ne ha più ne metta. 

 

Queste attività così dequalificanti sono terreno fertile per tutto quel male che l’amministrazione dice di voler combattere come: mafie, riciclaggio, lavoro nero, truffe, ruberie, abusivismo, degrado e vagabondaggio violento, rovinando la reputazione della città nel mondo, con relativi danni economici specialmente per quelle attività che fanno della qualità il loro credo, allontanando così quel turismo che ha grandi capacità di spesa e che stimola i buoni investitori per Alberghi, Ristoranti, Cibo, shopping, trasporti, musei, luoghi artistici e storici. E così via.

 

Poi, sempre per i nostri amministratori, i quali dovrebbero considerare quanto sia difficoltoso mantenere la città pulita con tutta questa massa di gente e come sia difficile e costoso trasportare e proteggere questo flusso esagerato di persone, che arrivano a Roma e si concentrano nel  centro storico. Cosicché il degrado diventa inevitabile, se non si riducono le presenze in circolazione, tutti i servizi, che una città di importanza storica e artistica come Roma deve garantire, non attirerà quel turismo con una capacità di spesa maggiore che richiede una qualità  più alta di quella che la città fino al lockdown  offriva.

 

Questo cambiamento dovrebbe ripopolare il centro storico di quei residenti allontanati dall’invasione di locazioni mordi e fuggi che potendo occupare anche per un giorno in barba a tutte quelle regole amministrative e fiscali che le attività ufficiali devono rispettare danno un guadagno più facile ma che distruggono il tessuto sociale e commerciale del quartiere. Penso che come in altre città tipo Parigi, Barcellona, Berlino, la locazione turistica debba essere permessa, specialmente al centro storico, per periodi non inferiori alle due settimane, così che tra residenti temporanei e saltuari si ricrei quel quartiere ormai sparito, e di conseguenza il ritorno di tutte quelle attività commerciali di qualità, che migliorerebbero la vivibilità alla nostra città togliendo spazio al degrado. Diminuire per migliorare. 

 

Roma è la capitale del Cristianesimo, e questo comporta grandi numeri di presenze, ma anche la capitale d’Italia e Roma dovrebbe rappresentare il paese al massimo, sia nei suoi palazzi istituzionali e non, ma soprattutto nel suo aspetto e nei servizi efficienti, che una grande e bellissima città deve garantire. Le due cose non sono facilmente compatibili senza regole e competenze adeguate, considerando anche che il Vaticano è un’entità turistica commerciale molto attiva,  avendo regole meno restrittive e fiscalità più agevolate, favorendo una competitività, dovuta ai prezzi molto più bassi in tutte le sue strutture, e grazie ai low cost degli aerei,  attira tantissime persone, che inevitabilmente abbassano anche loro l’ offerta qualitativa della città.  

 

L’arrivo del Covid-19 con tutte le chiusure e le paure di questi mesi, ha distrutto il comparto turistico di Roma e quindi del Lazio, evidenziando la mancanza di una strategia turistica dei nostri amministratori per il futuro. La desertificazione residenziale del centro storico e la mancanza di turisti ha fatto si che la ripresa commerciale sia molto più difficile, qui che nel resto della città. 

 

Spero che questa crisi che dura ormai da tempo induca il prima possibile un dialogo costruttivo tra l’amministrazione capitolina, e le attività di eccellenza che operano al centro storico, per trasformare questa crisi in una opportunità imperdibile di rilancio e di riequilibrio turistico commerciale della nostra meravigliosa e amata Roma. Tutti insieme ce la possiamo fare, mettendo la qualità e la professionalità al centro del progetto altrimenti attività come la nostra saranno costrette a chiudere facendo del centro di Roma un carrozzone turistico d’infima categoria.

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