I pensieri dello chef

Un patto per la ristorazione di qualità, biglietto da visita del Paese

Servono defiscalizzazione, contributi a fondo perduto e voucher. Noi garantiamo senso etico dell’ospitalità e un'offerta più ampia e anche più lunga

27 luglio 2020 10:33
Un patto per la ristorazione di qualità, biglietto da visita del Paese

L’uragano del Covid 19, con gravità planetaria, si è abbattuto indistintamente e con violenza sulle nostre esistenze imponendoci un ripensamento totale delle nostre abitudini sociali. La paura del contagio, che in migliaia di casi è risultato fatale, ha imposto delle misure sanitarie necessarie di obbligo di distacco sociale, con uso di mascherine molto rigide, che hanno ridotto le possibilità di contagio permettendo di superare il periodo di crisi sanitaria dell’ultima primavera. Questo però a scapito delle nostre libertà individuali con conseguenze piscologiche importanti. Inizialmente si sono scoperti nuovi momenti d’intimità domestica forse dimenticate almeno per me, vivendole con piacere nelle nostre famiglie, con stimoli per fare attività più gratificanti come la cucina e tanto altro. Tutto molto bello, ovviamente meglio per i più abbienti, ha portato però anche tanto stress e disagio per tutti. Quest’ansia si può trasformare in insicurezza e paura per il futuro, nutrita dalla preoccupazione per la nostra salute, ha creato questa miscela psicologica che si trasforma in  voglia di capanna, cioè isolamento. Così,  insieme all’impoverimento di una parte importante della popolazione, nascono i problemi del nostro settore e questa incertezza emotiva penalizza luoghi di incontro di svago di piacere e le attività turistiche in genere.

 

Incertezza e impoverimento incidono sui consumi e sull’economia del nostro paese. E il disagio penalizza i luoghi d’incontro, di svago e di piacere, le attività turistiche e specialmente il settore della buona ristorazione, e qui il campo si allarga molto. Ci sono tantissimi ristoranti di qualità in ogni parte d’Italia, e nel mondo, in cui imprenditori coraggiosi ed appassionati insieme ai lavoratori italiani di alto profilo professionale facendo portano in alto  il prestigio alimentare italiano rappresentando la più grande attrazione per i gourmet di tutto il mondo. Parlo di quelle imprese, spesso piccole, ma di grande qualità, che con il loro enorme lavoro rendono il mondo un po’ migliore. Prima di tutto rispettando le regole, e proponendo solo prodotti di qualità elevata, preparati con amore e responsabilità. Penso che tutte queste realtà eccellenti come trattorie, ristoranti e tutti quei luoghi con i criteri di cui parlavo, forniture di eccellenza di cibo e vini, arredo ed altro, debbano creare una una rete tra loro, per fare grande impresa ed avere più voce nelle trasformazioni che dovremo affrontare per non perdere un settore centrale nell’alto turismo e nostro vanto internazionale, come la somministrazione

 

Purtroppo al momento la clientela sia nazionale sia internazionale latita e i mancati incassi si accumulano, creando una crisi nel settore e di conseguenza in tutte le attività connesse. Urge pensare a come resistere, guadagnare tempo, con la speranza che il virus si esaurisca o che si trovi un antidoto che ci preservi e ci permetta di riprendere una nuova vita più responsabile, che riduca ma che non elimini la vicinanza, irrinunciabile condizione della vita stessa, che si traduce poi sempre dopo le belle parole, materialmente in impresa e posti di lavoro, quindi economia.

 

Penso che ognuno debba fare la propria parte, per un nuovo deal. Politica, Istituzioni, sindacati, amministrazioni, banche, imprese, media, e clienti, che dovranno essere sempre più soddisfatti e solidali, mettendo un pò più di ristorazione di qualità nella loro vita. Immagino e auspico che l’incontro di chi vuol far ripartire il nostro paese porti delle idee e delle nuove soluzioni per riplasmare e rilanciare un settore come il turismo fondamentale per la nostra economia,  e del nostro prestigio nel mondo con tutti i benefici, non solo economici, che questo comporta.

 

A tutti gli amici cuochi e ristoratori che rappresentano la comunità di eccellenze alimentari e professionali, in questo momento emergenziale  mando  il mio abbraccio di cuore e solidale per il grande stress che in questo momento ci attanaglia e mette in gioco il nostro presente e il nostro futuro, con centinaia di interrogativi a cui rispondere, senza avere gli elementi per decidere una valida strategia commerciale. Ringrazio anche la viceministra Laura Castelli per la sua proposta di aiuto in caso di cambiamento di lavoro, quindi chiusura delle attività, anche se prima mi piacerebbe ascoltare qualche proposta di rilancio economico e di immagine per il nostro settore turistico, che rende l’Italia unica nel mondo: contributi consistenti a fondo perduto, defiscalizzazione per incentivare i cittadini che potrebbero scaricare l’iva della ricevuta fiscale dalle proprie tasse, defiscalizzazioni che le banche monetizzano velocemente, congelamento del debito fiscale, svincolando il credito, sapendo che una ristorazione virtuosa che incassa tutti i giorni, può programmare le rate del pagamento dei propri debiti, voucher per collaborazioni occasionali che in questo momento sarebbero molto utili.

 

E per noi ristoratori linee guida di comportamento etico commerciale, chiare da condividere con chi ci governa e controlla con eventuali sanzioni in base alla gravità accertata della trasgressione. La nostra cultura e tradizione ci impone una qualità ed un senso di ospitalità a cui non possiamo rinunciare, e nessuno può mettere in dubbio questo dogma.  Ampliando le nostre offerte, si creerebbero nuove opportunità di ricavi: delivery, take away, street food, il wine-champagne-oyster-crudo-sushi-dessert, bar che accoglie chi vuole sostare per un po’ di relax e cordialità come l’aperitivo e non solo, apertura non stop dalle 12 alle 23. Catering. Più proposte, più lavoro per tutti, basta rendere snello tutto questo semplificando la burocrazia. Sono piccole idee che potrebbero portare grandi vantaggi.

 

Post scriptum. Se viviamo l’era della comunicazione, due parole di sostegno da parte delle istituzioni verso quelle imprese che si fanno carico della ripresa economica di questo paese, sarebbero gradite al morale di noi tutti. Laura Castelli a parte.

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