Allarme povertà causa covid-19. Fao: 130 milioni in più a rischio

La crisi da coronavirus potrebbe spingere fino a 130 milioni di persone all'estrema povertà. In Italia raddoppia il disagio sociale. Bambini a rischio

13 luglio 2020 17:07
Allarme povertà causa covid-19. Fao: 130 milioni in più a rischio

Allarme povertà ultime notizie:

 

Allarme povertà ultime notizie 13 luglio 2020: a causa del covid-19 nel 2020 potrebbero aumentare di 130 milioni le vittime di carenze alimentari. A lanciare l'allarme l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), nel documento intitolato "State of Food Security and Nutrition in the World".

 

*** Allarme povertà ultime notizie 10 luglio 2020: disagio sociale sempre elevato a maggio, con condizioni difficili sul mercato del lavoro che rischiano di aggravarsi in autunno. Il MIC - Misery Index di Confcommercio si attesta a 39,8 punti, sui massimi da quando viene elaborato l'indicatore. 

 

Allarme povertà causa covid-19. Un milione in più a rischio

Allarme povertà in tutto il mondo, con la crisi da coronavirus che potrebbe spingere milioni di persone all’estrema povertà, soprattutto bambini.

 

Molte ma non sufficienti le misure messe in campo dal Governo, con gli aiuti che tardano ad arrivare a causa delle lungaggini burocratiche. Le persone indigenti come stanno resistendo alla crisi? Grazie alla solidarietà delle persone, perché dove non arriva lo Stato arriva il grande cuore degli italiani.

 

Bisogna fare di più, bisogna evitare che una flotta di nuovi poveri si formi ipotecando il futuro delle nuove generazioni. È ora di pensare ad una serie di riforme volte all’inclusione sociale, quale occasione migliore degli Stati Generali dell’economia indetti dal premier Giuseppe Conte? Non vogliamo solo uno Stato assistenzialista, vogliamo una nazione che sia in grado di dare a tutti l’opportunità di costruirsi un proprio futuro, fatto di lavoro e dignità.

 

Il coronavirus rischia di far esplodere una crisi sociale

Quella che stiamo affrontando non è solo una crisi sanitaria ma è anche una crisi economica e soprattutto sociale. Il coronavirus ha ferito gli animi delle persone, portandogli via parenti ed amici ma anche il lavoro. Lavoro che è alla base della vita felice di un uomo e di una famiglia, ma che è anche alla base della crescita economica di un paese, perché l’aumento dell’occupazione spinge la componente consumi del PIL.

 

Questa pandemia rischia di creare 100 milioni di nuovi poveri, vanificando tutti i progressi degli ultimi tre anni nella riduzione della povertà. A lanciare l’allarme il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, esortando le autorità a fare "tutto quello che è in loro potere per promuovere una crescita più inclusiva".

 

Com’è la situazione in Italia?

Drammatica anche la situazione in Italia, dove esplode il disagio sociale a causa delle difficoltà legate al lavoro. Tra le prime preoccupazioni dei cittadini, c’è la disoccupazione.

 

Con il lockdown molte persone hanno potuto continuare a lavorare in smart working ma molte altre sono state messe in cassa integrazione, vedendosi dimezzare le entrate mensili, che sono arrivate anche con molto ritardo. Chi lavorava in nero, e in Italia ce ne sono molti, ha visto sfumare il proprio reddito trovandosi costretto ad aggrapparsi al Reddito di Emergenza, di cui ancora non ha visto un euro. Quando il Governo eliminerà la possibilità di licenziare, poi, ci sarà un’ecatombe, visto che molte imprese hanno deciso di non riaprire e alcune di ridimensionare la propria attività.

 

Si rischia il collasso economico e sociale perché perdere il lavoro intacca la stabilità delle famiglie, famiglie che se non aiutate ora a rialzarsi contribuiranno a far crescere le spese di assistenzialismo dello Stato, oltre ai costi relativi al loro sostegno psicologico e sociale.

 

Raddoppia il disagio sociale

La situazione sociale sta rischiando di esplodere a causa della grave crisi generata dal coronavirus. Il disagio sociale, misurato da Confcommercio con il Mic, vale a dire il Misery index Confcommercio, ha raddoppiato il suo valore ad aprile, portandosi su livelli mai raggiunti prima (l’indice è calcolato dal 2007). In particolare, il Mic di aprile 2020 si è attestato su un valore stimato di 41,9 in aumento di 22 punti rispetto a marzo, soprattutto a causa del peggioramento del mercato del lavoro.

 

Ad aumentare sono soprattutto gli inattivi (+746 mila), perché il covid-19 ha portato via anche la speranza. Ad aprile 2020 le ore autorizzate di CIG si sono attestate su di un valore di oltre 772 milioni, delle quali il 98% con causale Covid-19, a cui si associano oltre 85 milioni di ore per assegni erogati da fondi di solidarietà. Queste cifre registrate in un solo mese sono assimilabili a quanto avvenuto nell’intero 2009.

 

È il momento, dunque, di compiere delle scelte ben precise, dichiara il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti.  “Si apre, a questo punto l’agenda delle riforme necessarie. Dalla revisione delle scelte in materia di restringimento dell’agibilità dei contratti a termine e del lavoro occasionale alle scelte nuove da operare per la riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro. Fino alla soluzione della questione di lungo corso della riconfigurazione della spesa sociale a vantaggio di più robuste politiche attive”.

 

Un milione di bambini in più a rischio povertà

In difficoltà soprattutto le famiglie monoreddito dove è venuta a mancare l’unica entrata economica, mettendo a rischio di povertà assoluta un milione di bambini in più rispetto alla situazione precedente alla pandemia.

 

Dei circa 9,5 milioni di lavoratori che nel mese di marzo non hanno potuto lavorare, 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, di cui la metà con figli a carico. Secondo un rapporto di Save the Children, un milione di bambini in più oggi rischiano di scivolare nella povertà assoluta, andandosi così ad aggiungere agli attuali 1,2 milioni di minori attualmente certificati in condizioni di povertà assoluta.

 

Quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli otto e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari, il 41,3% il consumo di carne e pesce. Una famiglia su tre (32,7%) ha rimandato il pagamento delle bollette mentre una su quattro (26,3%) l'affitto o il mutuo. Si è ridotta anche la spesa per cure mediche e medicinali, del 21,5%. Una famiglia su cinque ha dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.

 

Secondo l'indagine, la percentuale di genitori che ricevono aiuti da parte dello Stato è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% prima del covid-19 al 32,3% durante il lockdown.

 

"Non possiamo permettere che l'epidemia in pochi mesi tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia opportunità di crescita e sviluppo. Dobbiamo agire subito per non privarli del loro futuro", dichiara Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia.

Allarme povertà in tutto il mondo, con la crisi da coronavirus che potrebbe spingere milioni di persone all’estrema povertà, soprattutto tra i bambini.

Molte ma non sufficienti le misure messe in campo dal Governo, con gli aiuti che tardano ad arrivare a causa delle lungaggini burocratiche. Le persone indigenti come stanno resistendo alla crisi? Grazie alla solidarietà delle persone, perché dove non arriva lo Stato arriva il grande cuore degli italiani.

 

Bisogna fare di più, bisogna evitare che una flotta di nuovi poveri si formi ipotecando il futuro delle nuove generazioni. È ora di pensare ad una serie di riforme volte all’inclusione sociale, quale occasione migliore degli Stati Generali dell’economia indetti dal premier Giuseppe Conte? Non vogliamo solo uno Stato assistenzialista, vogliamo una nazione che sia in grado di dare a tutti l’opportunità di costruirsi un proprio futuro, fatto di lavoro e dignità.

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