Aumento (ma non per tutti)

Aumento pensioni di invalidità 2020: a chi spetta davvero e a chi no?

Il disabile che convive o è a carico dei genitori e non lavora risulta agevolato rispetto a chi ha deciso di lavorare, sposarsi e di mettere su famiglia

28 novembre 2020 11:13
Aumento pensioni di invalidità 2020: a chi spetta davvero e a chi no?

Scoppia la bufera sull’aumento delle pensioni di invalidità introdotto dal decreto Agosto, con il tanto atteso incremento che rischia di diventare una vera e propria beffa, di creare disabili di serie A e disabili di serie B.

 

In poche parole, l’aumento a 651,51 euro spetterebbe solo a pochissimi disabili, discriminando quelli sposati e quelli che lavorano a vantaggio di quelli che convivono e quelli che sono ancora a carico dei genitori. Una vera e propria spinta all’autonomia personale, lamentano in molti sarcasticamente, ricordando che tutti hanno diritto alla famiglia ed al lavoro, anche i disabili.

 

Andiamo per ordine e aiutiamoci con qualche esempio per capire bene chi ha diritto all’aumento della pensione di invalidità e a quanto ammonta l’incremento.

 

Pensione di invalidità: a chi spetta l’aumento/incremento

Come imposto dalla Consulta, che ha giudicato insufficienti i 285 euro previsti sinora per la pensione di invalidità, il decreto Agosto ha introdotto un incremento a 651,51 euro per tredici mensilità.

 

Tutto bene, se non fosse che ci sono numerose limitazioni. A chi spetta? La sentenza N. 152 del 23 giugno-20 luglio 2020 stabilisce che hanno diritto all’incremento della pensione di invalidità, previsto dall’articolo 38, comma 4, della legge 448/2001, invalidi civili totali o sordi o ciechi civili assoluti titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità previdenziale di età compresa tra i 18 ed i 60 anni.

 

L’incremento permette di arrivare ad una erogazione complessiva massima pari a 651,51 euro, per tredici mensilità. Badate bene, c’è scritto incremento e non aumento, cosa vuol dire?

 

Vuol dire che trattandosi di un incremento, oltre a dover avere il 100% dell’invalidità, i beneficiari di questo provvedimento devono rispettare anche dei limiti reddituali. Tradotto in soldoni significa che l’aumento totale della pensione d’invalidità non spetta proprio a tutti gli invalidi totali ma solo a coloro che risultano non sposati e che non lavorano.

 

Vediamo quali sono questi limiti reddituali, superati i quali non si ha diritto alla maggiorazione:

  • 8.469,63 euro per il pensionato solo, (pari all’importo massimo moltiplicato per tredici mensilità);

  • 14.447,42 euro per il pensionato coniugato.

 

Se entrambi i coniugi hanno diritto all’incremento, questo concorre al calcolo reddituale.

 

L’incremento massimo, dunque, spetta solo all’invalido al 100% che non lavora e non è sposato. Negli altri casi l’incremento diminuisce fino ad azzerarsi perché nei limiti rientrano i redditi personali e quelli del coniuge. Anche qui bisogna sottolineare che si parla di coniuge e non nucleo familiare, parola che purtroppo torna a creare ulteriori importanti discriminazioni visto che non si capisce come mai in questo caso non venga preso a riferimento l’indicatore Isee.

 

Discriminati i disabili sposati e che lavorano

Chi convive o è a carico dei genitori sarà dunque agevolato rispetto a chi ha deciso di sposarsi e di mettere su famiglia, proprio come fanno tutte le coppie di questo mondo.

 

Sembra proprio che a lavorare e sposarsi ci si debba rimettere, osservano molte persone analizzando questo provvedimento, segnalando che l’autonomia dei disabili va incentivata e premiata e che in questo modo si sta facendo tutto il contrario.

 

Chiariamoci le idee con qualche esempio.

  • Il disabile civile totale o inabile al lavoro non coniugato con reddito pari a 0 percepirà l’incremento massimo di 651,51 euro per tredici mensilità (anche se convivente con un compagno o con i genitori);

  • il disabile civile totale non coniugato che percepisce reddito oltre alla pensione di invalidità avrà diritto ad un aumento tale da far arrivare la somma della pensione più il personale reddito al limite di 8.469,63 euro.

Esempio: se il reddito personale è di 2.000 euro l’anno e la pensione percepita è di 3.728,53 l’anno (valore identico per tutti gli invalidi totali) si ha diritto ad un incremento mensile di 211 euro, dove 2.000+3.728,53=5.728,53 è il reddito annuo del disabile e (8.469,63-5.728,53)*13= 211 euro è l’incremento mensile che spetta.

  • Il disabile civile totale che non percepisce reddito ma è coniugato con una persona che lavora oltre alla pensione di invalidità avrà diritto ad un aumento tale da far arrivare la somma della pensione percepita più il reddito del coniuge al limite di 14.447,42 euro.

Esempio: se il reddito del coniuge è di 8.000 euro l’anno e la pensione percepita è di 3.728,53 l’anno si ha diritto ad un incremento mensile di 209 euro, dove 8.000+3.728,53=11.728,53 è il reddito annuo del disabile e del coniuge e (14.447,42-11.728,53)*13= 209 euro è l'incremento mensile che spetta al disabile.

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