Aumento pensioni minime

Aumento pensioni minime a 780 euro? La nuova Riforma pensioni 2021

Aumento pensioni minime a 780 euro per tutti, senza distinzione tra regime contributivo e retributivo. La proposta riforma Pensioni 2021 e Legge di Bilancio

23 settembre 2020 11:26
Aumento pensioni minime a 780 euro? La nuova Riforma pensioni 2021

L’aumento delle pensioni minime 2021 è un argomento da sempre cavalcato dalle forze politiche, specialmente in campagna elettorale, ma questa volta potrebbe essere la volta buona visto che si sta lavorando ad una profonda riorganizzazione del sistema pensionistico italiano con la Riforma delle Pensioni 2021.

 

La proposta avanzata dai sindacati è quella di portare l’assegno ad almeno 780 euro, per garantire una sopravvivenza dignitosa a tutti i pensionati senza distinzione tra regime contributivo e retributivo.

 

Riforma pensioni 2021, aumento pensioni minime:

Negli anni 2019 e 2020 si accede alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall'età.

 

Tuttavia, esiste una serie di ulteriori possibilità di uscita anticipata dal lavoro, tra cui la Quota 100 introdotta in via sperimentale per gli anni 2019-2021 dal decreto-legge 4/2019 e confermata dalla legge di bilancio 2020, l'Opzione donna prorogata per tutto il 2020 e ancora i canali di uscita più favorevoli per i lavoratori precoci e per gli addetti a mansioni “gravose” e a lavori usuranti.

 

Con il naturale esaurimento di Quota 100 verrà a crearsi il cosiddetto “scalone”, ossia i lavoratori non potranno più andare in pensione a 62 anni ma dovranno aspettare altri 5 anni per uscire dal mondo del lavoro.

 

Si tratta di un vero e proprio problema che il Governo, con l’aiuto dei sindacati, sta cercando di risolvere, avanzando proposte su una sorta di Quota 41 per tutti oppure sulla possibilità di mandare in pensione tutte le categorie dei lavoratori, non solo precoci o gravosi, a 62 anni di età con un taglio dell’assegno proporzionale agli anni di uscita anticipata. Non si conoscono ancora i dettagli su quale potrebbe essere la soglia di contributi minima richiesta.

 

All’interno di questa tanto attesa Riforma Pensioni 2021 potrebbe essere inserito anche l’aumento delle pensioni minime a 780 euro.

 

Aumento pensioni minime 2021 da 515 a 780 euro

Secondo l’articolo 6 della Legge n. 638/1983, ogni pensionato ha il diritto a ricevere un assegno sufficiente a garantire una vita dignitosa, ciò vuol dire che se la pensione va al di sotto di un determinato limite l’INPS eroga un assegno di integrazione al trattamento minimo per assicurare al pensionato condizioni di vita sufficienti a vivere dignitosamente. L’integrazione spetta su tutte le pensioni INPS, ad eccezione di quelle calcolate integralmente con il sistema contributivo, ossia esclude coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996.

 

Per l'anno 2020, la pensione minima è di 515 euro per 13 mensilità, la proposta dei sindacati sarebbe quella di equipararla al reddito di cittadinanza e portarla a 650-780 euro, ma per tutti anche per i contributivi puri, per livellale le differenze tra le due categorie, introducendo una pensione di garanzia per coloro che rientrano interamente nel regime contributivo per il calcolo dell’assegno.

 

L’idea potrebbe essere quella di ricalcare quanto fatto con il decreto Agosto per le pensioni di invalidità, sulla base di quanto proposto nel 2016 dall’allora ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. L’obiettivo è far sì che coloro che andranno in pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e che si trovano al di sotto di una certa soglia reddituale potranno cumulare la pensione con l’assegno sociale.

 

In alternativa, per finanziare il nuovo trattamento integrativo potrebbe trovare spazio la proposta del Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, di istituire un fondo previdenziale integrativo pubblico gestito dall’INPS al quale dovrebbero partecipare tutti i lavoratori.

 

Pensioni 2021: i rischi del regime contributivo

Lo Stato deve necessariamente intervenire sulla questione, per ridurre gli svantaggi che si sono venuti a creare con il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo, poiché di fatto al momento il sistema premia maggiormente coloro che sono stati più fortunati sotto il punto di vista del lavoro.

 

Il rischio è che i millennials non riusciranno a garantirsi un assegno pensionistico dignitoso a causa della precarietà del lavoro che caratterizza il nuovo millennio, a differenza delle generazioni precedenti che invece hanno potuto godere di un lavoro stabile e ben pagato. Per giunta, a loro non viene riconosciuto neanche il diritto al trattamento integrativo minimo alla pensione.

 

I lavoratori discontinui, quindi, saranno destinati a monitorare attentamente i propri conti per riuscire ad arrivare a fine mese anche quando andranno in pensione.

 

Settembre caldo sul fronte delle pensioni 2021

I riflettori si accendono sulla data dell’8 settembre, quando riprenderanno i tavoli di confronto tra il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e le parti sociali. Al centro dell’incontro le misure pensionistiche da inserire all’interno della nuova Legge di Bilancio 2021, tra cui il prolungamento dell’Ape sociale (con la possibilità, come richiesto dai sindacati, di ampliare le categorie di lavoro gravoso) e la proroga di Opzione Donna.

 

Le trattative riprenderanno poi il 16 settembre, questa volta per fissare i punti principali della più ampia Riforma delle Pensioni 2021.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA