Banche, l’incubo dei crediti deteriorati spaventa i mercati finanziari

Il coronavirus potrebbe rivelarsi catastrofico non solo a livello sanitario ma anche a livello economico, con una nuova crisi finanziaria mondiale

17 giugno 2020 11:58
Banche, l’incubo dei crediti deteriorati spaventa i mercati finanziari

Il coronavirus potrebbe rivelarsi catastrofico non solo a livello sanitario ma anche a livello economico, con una nuova crisi finanziaria mondiale all’orizzonte nonostante le misure di sostegno della BCE.

 

La crisi economica da covid-19 colpirà anche le banche italiane

Le banche sono imprese come le altre, e saranno colpite dalla crisi come le altre". Lo ha affermato il capo del dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, Paolo Angelini, intervenendo a un'audizione nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario.

 

"Le simulazioni che abbiano non sono rassicuranti è evidente che una perdita di PIL che sia del 9% o più elevata non potrà non incidere sulle imprese e a catena sulle banche va ricordato che queste ultime sono imprese di mercato", ha aggiunto il capo della Vigilanza di Via Nazionale.

 

Bankitalia sta lanciando un appello al governo, esortandolo ad agire il prima possibile per evitare il peggio. Siamo già troppo in ritardo, non sono state fatte riforme sinora, si è pensato solamente a contenere l’esondazione del fiume a monte ma a valle la catastrofe sarà inevitabile.

 

Lo scenario che si prospetta per le banche e quindi per l’economia mondiale è preoccupante, tanto da far temere una nuova crisi finanziaria, addirittura più pesante di quella del 2007, con i crediti deteriorati nuovamente al centro dell’attenzione. Per anni le banche europee e soprattutto quelle italiane hanno messo in atto misure volte a ridurre i crediti tossici nei propri bilanci, facendo passi da giganti ma ora tutto questo lavoro potrebbe sfumare con un solo soffio: quello del coronavirus.

 

La pandemia, infatti, sta mettendo in dubbio la capacità delle imprese e dei cittadini di ripagare i propri debiti. L’economia perderà slancio, accusando una flessione superiore al 9%, e quindi molte aziende saranno colpite da una forte riduzione del fatturato, che si tradurrà in carenza di liquidità e quindi in difficoltà nell’onorare i propri debiti.

 

Una volta terminate le misure a sostegno del reddito, le imprese saranno costrette a licenziare molti lavoratori e quindi molti italiani si troveranno impossibilitati a rimborsare i prestiti contratti con gli istituti di credito. Come certificato da Confcommercio, il disagio sociale sta aumentando fortemente in Italia e questo inevitabilmente si ripercuoterà sul sistema bancario italiano.

 

BCE: allo studio una bad bank europea

La Banca Centrale Europea (BCE), per fronteggiare un possibile ma ormai quasi certo aumento dei crediti problematici, starebbe studiando una “bad bank” europea nella quale far confluire le sofferenze accumulate in questa fase di crisi acuta. L’obiettivo sarebbe quello di proteggere le banche commerciali da centinaia di miliardi di euro di potenziali crediti in sofferenza.

 

Secondo alcune indiscrezioni riportate da Reuters, il progetto potrebbe coinvolgere anche il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, in qualità di garante per la nuova entità.

 

Per ora il Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, definisce la “questione prematura”, così come il responsabile della vigilanza comunitaria Andrea Enria, aggiungendo però che se le sofferenze aumentassero in misura preoccupante “potrebbe esserci spazio per misure aggiuntive”.

 

Liquidità: cortocircuito nel sistema della BCE

La BCE sta facendo tutto il possibile per sostenere l’economia europea in questo momento difficile, continuando ad immettere liquidità. Questo però non si traduce necessariamente in liquidità nel sistema, visto che se le imprese e i cittadini non dimostrano alle banche di avere garanzie sufficienti a coprire i prestiti richiesti non potranno mai mettere mano su un euro. C’è un cortocircuito nel sistema.

 

Inoltre, la Banca Centrale sta abituando un po’ tutti ad agire prontamente per risolvere qualsiasi crisi si inneschi. Atteggiamento confortante ma che sicuramente riduce il concetto di “rischio” all’interno del sistema bancario, con gli istituti di credito convinti che qualsiasi cosa faranno e che qualsiasi cosa accadrà, arriverà la BCE a risolvere i loro problemi. 

 

Banche italiane in focus a Piazza Affari

Osservate speciali le banche italiane. Gli operatori finanziari temono che un collasso degli istituti di credito del Belpaese porti ad una nuova crisi finanziaria mondiale. L’economia italiana, infatti, risulta essere tra quelle maggiormente colpite nel Vecchio Continente dagli effetti del coronavirus, visto l’elevato numero di contagi che ci sono stati nel nostro Paese. Le previsioni sul PIL del 2020 sono allarmanti, mettendo in dubbio la capacità di tenuta del sistema bancario tricolore.

 

Pesanti vendite si sono registrate sui mercati finanziari per gli istituti di credito italiani, con Intesa Sanpaolo che nell’ultimo mese ha recuperato le ingenti perdite dei primi mesi di pandemia. Il bilancio semestrale per il titolo dell’istituto di credito milanese risulta essere in rosso del 26%, dopo aver registrato negli ultimi trenta giorni un balzo di circa il 24%.

 

Più pesante il crollo di Unicredit a Piazza Affari, con il titolo dell’istituto bancario in ribasso di oltre il 35% negli ultimi sei mesi, dopo aver annullato una buona fetta delle perdite nell’ultimo mese registrando un balzo di oltre il 37%.

 

Sulla stessa linea il Banco BPM, con una flessione semestrale del 30% e un guadagno nell’ultimo mese del 26%.

 

Tra le altre big del settore bancario della borsa milanese c’è Bper Banca, che ha perso in sei mesi il 45% del proprio valore. Nell’ultimo mese, invece, il titolo ha registrato un rialzo del 21%.

 

UBI Banca è riuscita a resistere alle vendite meglio delle altre banche italiane, registrando una performance mensile positiva di quasi il 20% e una semestrale praticamente nulla. Il valore del titolo in un anno è salito di oltre il 26%.

 

In Europa, invece, si guarda con estrema preoccupazione al colosso Deutsche Bank, che potrebbe diventare una nuova Lehman Brothers.

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