Carlo Messina rilancia e l’Ops su Ubi ora ha la strada in discesa

Intesa mette sul tavolo 650 milioni cash e le Fondazioni virano sul sì. Ok delle “bresciane” Coldiretti e Confapi. E ora Parvus? Ecco le ultime novità

18 luglio 2020 17:41
Carlo Messina rilancia e l’Ops su Ubi ora ha la strada in discesa

Carlo Messina rilancia, e aumenta di quasi cinquanta centesimi cash ad azione l’offerta di Intesa su Ubi. Le Fondazioni azioniste dicono subito si, a cominciare da quella della Cassa di Risparmio di Cuneo guidata da Domenico Genta, e in una serata le adesioni lievitano subito verso quota 20 per cento. Naturalmente anche i piccoli azionisti, titolari di circa il 30 per cento del capitale della banca bergamasca e bresciana, aspettavano tale mossa, per cui si può dire che il traguardo è già in vista a poco più di una settimana dalla conclusione dell’offerta. nei giorni scorsi è arrivato anche il via libera dell’Antitrust, dopo quelli della Banca centrale europea e della Banca d’Italia.

 

Intanto Coldiretti, l’associazione più forte dell’agricoltura italiana, riportata ad una nuova stagione di influenza economica e politica dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, insieme a Confapi (l’associazione delle piccole imprese) guidata da Maurizio Casasco sono scese in campo a fianco di Intesa. Sia Prandini, sia Casasco sono due bresciani doc e ciò testimonia il favore della comunità produttiva bresciana, una delle storiche roccaforti di Ubi, verso i benefici che la comunità locale si aspetta dall’arrivo di Intesa. Le due associazioni hanno comprato mezza pagina di pubblicità per affermare che “una grande banca serve per dare vita alle nostre idee. E’ per questo che siamo insieme a sostegno del progetto Intesa San Paolo su Ubi Banca, per dare credito al cuore e alle idee della nostra economia reale. Una necessità per sviluppare nuovi investimenti su volumi più grandi e su territori finora trascurati, per creare e realizzare nuove offerte di servizi e per ridurre il costo della burocrazia. Con la conclusione positiva dell’operazione ci sarà più Italia in Europa in questa delicata fase di transizione dove, proseguono Coldiretti e Confapi, è strategico rafforzare il potere contrattuale del Paese e restituire un’immagine corrispondente alla sua forza reale”.

 

“Con l’emergenza Coronavirus la filiera dell’agroalimentare italiana deve crescere non solo per generare ricchezza, ma anche per garantire nella sicurezza nazionale la nostra indipendenza alimentare”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “pensare di poter contare su un colosso bancario, al terzo posto nel continente, consentirebbe anche alle nostre imprese di cogliere meglio le nuove opportunità che vengono dall’Europa”. “Momenti difficili come questo richiedono scelte coraggiose, oggi più che mai,  commenta Maurizio Casasco, accesso al credito e servizi efficienti a costi competitivi sono fattori determinanti per il rilancio del sistema delle piccole e medie industrie private che Confapi rappresenta. La pandemia ha messo ancora più in evidenza la necessità di un’Europa autorevole e coesa, nella quale l’Italia, anche attraverso il suo sistema finanziario e industriale, deve consolidare il suo ruolo di campione e leader nella manifattura. Conseguentemente banche con una struttura patrimoniale più poderosa, in grado di competere un mondo finanziario attraversato da cambiamenti epocali, sono la migliore garanzia di sviluppo e crescita per il nostro sistema produttivo, per il nostro mercato del lavoro, per il nostro Paese. Saremo più forti in Italia e più forti in Europa”. 

 

Si vede che Ubi nel bresciano e nel bergamasco ma non solo, non è stata molto attenta alle ragioni della manifattura e dell’agricoltura.

 

Nel frattempo la Commissione Bicamerale sulle banche  guidata da Carla Ruocco ha chiesto l’apertura di un fascicolo su Parvus, la finanziaria off shore che custodisce alle Cayman l’8,6 per cento del capitale della banca sotto Ops. Lo aveva chiesto il deputato di Italia Viva Camillo D’Alessandro e la necessità di accendere i riflettori su una vicenda così opaca è stata condivisa dalla Commissione, che ha poteri di indagine sul sistema bancario. ''È necessaria una netta operazione di trasparenza. Rappresenta l'interesse nazionale del Paese, della credibilità del nostro sistema finanziario ed è un'operazione preventiva di tutela dei risparmiatori”, spiega D’Alessandro.

 

E aggiunge: “appare evidente a tutti che non è possibile non sapere nulla, a partire dall'assetto proprietario, di un fondo come Parvus che ha sede nelle isole Cayman e che, tra l'altro, non è vigilato dalle Autorità italiane, ma che opera nel nostro Paese, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, detenendo partecipazione in asset finanziari italiani a tal punto da poter incidere o influenzare in operazioni di rilevanza strategica per il nostro Paese'. Ora la Commissione banche ha pieni poteri, può convocare ufficialmente i rappresentanti del Fondo Parvus Asset Management Europe Limited, chiedere tutte le informazioni necessarie a partire dalla compagine azionaria del fondo, dalla verifica del rischio di condizionamento in merito alle operazioni di acquisizioni effettuate, fino alla tutela del risparmio. Il Parlamento non può essere uno spettatore passivo''. 

 

Edoardo Mercadante, titolare della Parvus, verrà in audizione o troverà modo di sfuggire, mandando magari qualche suo dipendente? E’ lui infatti il perno cui ruotano gli interessi esterovestiti nei paradisi fiscali di alcuni dei grandi azionisti bresciani e bergamaschi di Ubi. Mercadante infatti è il principale responsabile delle operazioni di investimento e di reinvestimento di Parvus, della quale è il beneficiario effettivo globale, e Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi, è il suo riferimento da sempre, cementato anche da rapporti di amicizia familiari.

 

Parvus Asset Management Ltd altro non è che un soggetto fiduciario utilizzato da alcuni soci dell’Ubi, bergamaschi e bresciani, dal 2014 (anno in cui Mercadante sostituisce la Parvus Asset Management UK con la Parvus Asset Management Europe Ltd, che lavora con Ubi International e con gli azionisti bresciani e bergamaschi di Ubi) per mantenere quanto più saldamente possibile il controllo sulla banca oggi soggetta all’Ops di Intesa. L’obiettivo della struttura, definita dagli stessi ambienti finanziari che operano nelle Cayman “aggressiva se non piratesca”, consente di occultare in modo pressoché assoluto sia l’origine sia i beneficiari di fondi, che ovviamente possono essere anche di natura illecita. Il consiglio di amministrazione di Parvus è composto da soli due membri, lo stesso Mercadante (dal 2014) e Rahul Nath Moogdal, cooptato dal 31.12. 2018. Prima di Moogdal, e dal 2014 come Mercadante  c’era Mads Eg Gensmann: è rimasto come socio ma è uscito dal cda per dissidi con Mercadante.

 

Di fatto, la Parvus è posta a baluardo dei soci bergamaschi e bresciani di Ubi contro acquisizioni da parte di terzi, poichè i cambi di maggioranza innanzitutto farebbero emergere, tramite le necessarie e inevitabili due diligences, la disclosure non solo delle omissioni in tema di antiriciclaggio e di uso personalistico delle risorse della banca ma soprattutto che Parvus è il soggetto fiduciario con cui alcuni soci bergamaschi e bresciani di Ubi utilizzano per mantenere il controllo sulla banca stessa e sui propri interessi palesi ed occulti. Anche la Procura di Milano, che ha aperto un’indagine su Parvus, segue con interesse il “faro” aperto dal Parlamento.

 

Ovviamente, il rilancio di Messina molto probabilmente darà la sveglia anche a Parvus che altrimenti rischia di rimanere col cerino in mano, mentre il conferimento delle azioni all’Ops di fatto segnerebbe anche una cesura con il passato (e con i paradisi fiscali) da parte dei titolari effettivi delle quote.

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