Coronavirus, Confindustria: -10% di PIL nella prima metà del 2020

Che cos'è Confindustria, la confederazione generale dell'industria italiana? Origine sede cosa fa e come è organizzata chi è il presidente Vincenzo Boccia

31 marzo 2020 13:25
Coronavirus, Confindustria: -10% di PIL nella prima metà del 2020

Coronavirus ultime notizie Confindustria: "Economia italiana colpita al cuore", così ha avvertito il Centro studi Confindustria: "bisogna agire immediatamente", con interventi "massivi" in una misura che oggi "nessuno conosce", "sia su scala nazionale che europea". "Le istituzioni Ue sono all'ultima chiamata per dimostrare di essere all'altezza". "Solo mettendo in sicurezza i cittadini e le imprese la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata", "aumento drammatico della disoccupazione", "crollo del benessere sociale".

 

Secondo le stime calcolate dal centro studi di Confindustria "enorme la perdita di Pil nella prima metà del 2020": una "caduta cumulata dei primi due trimestri del -10% circa". "Il Covid-19 affossa il Pil" poi una "risalita lenta": ipotizzando un "superamento della fase acuta dell'emergenza a fine maggio" conferma la stima di un -6% per il 2020.

 

Ma "solo i prossimi mesi diranno" se in queste ipotesi c'è "realismo o eccessivo ottimismo". Per il 2021 è atteso un "parziale recupero": un rimbalzo del +3,5%.

 

Nel 202, invece, si dovrebbe registrare un miglioramento del deficit rimanendo però sempre sopra il limite del 3% mentre il debito si assesterà al 144,3%.

 

"Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di prodotto interno lordo dell'ordine di almeno lo 0,75%".

 

Coronavirus, Confindustria Boccia «perderemo 100 miliardi al mese»:

con il nuovo Dpcm 22 marzo 2020 firmato e già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l'Italia perderà 100 miliardi di euro al mese a causa dello stop alle attività non essenziali disposto dal governo per contenere l’epidemia di coronavirus. 

 

È questa la stima di quanto perderà il nostro Paese secondo Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, secondo cui "con questo decreto, dall’emergenza economica entriamo nell’economia di guerra".

 

"Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà - ha detto Boccia, ospite della trasmissione Circo Massimo su Radio Capital. Se il Pil è di 1.800 miliardi all’anno vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese. Se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni”.

 

Tuttavia Boccia concorda con la decisione di affidare ai prefetti il controllo delle aziende che devono garantire beni e servizi per le filiere strategiche: “È lo strumento giusto”.

 

Prima della pubblicazione del Decreto, il presidente di Confindustria, ha anche scritto una lettera di due pagine al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendogli di tenere conto, nelle sue decisioni sul Dpcm 22 marzo 2020 che ha previsto la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali fino al 3 aprile, di alcuni punti chiave.

 

Coronavirus, Vincenzo Boccia invia lettera a Conte:

Lettera del Presidente Confindustria, Vincenzo Boccia al Premier Conte: pubblicato ora il dpcm 22 marzo in Gazzetta ufficiale con le nuove disposizioni per la chiusura delle fabbriche e aziende non necessarie da oggi lunedì 23 marzo al 3 aprile e l’elenco delle attività essenziali che rimangono invece aperte. 

 

A quanto pare molte deroghe sono state volute da Confindustria per cui la lettera del Presidente Boccia è stata in qualche modo ascoltata dal Governo.

 

La lettera di Confindustria al Presidente Conte pare quindi aver fatto allungare la lista delle attività da non fermare, riducendo così il rischio di interrompere forniture imprescindibili alle attività essenziali e di porre le condizioni per non riaprire più. Al grido di Boccia ”Perderemo 100 miliardi al mese, aiuti non bastano.” ecco quindi i punti della lettera firmata dal Presidente di Confindustria.

 

  • Una norma di carattere generale che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano però funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali".

  • Una norma che "consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche: ad esempio quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente”, pena altrimenti un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi, nonché la continuità di quelle strategiche per la produzione nazionale;

  • La necessità che la prosecuzione di tali attività possa essere garantita mediante il ricorso a una procedura amministrativa molto semplificata, che faccia leva su un’attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle Autorità competenti;

  • La necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco;

  • Assicurare alle attività e strutture appena citate i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti.

 

Infine, ma non certo in ordine di importanza, è indispensabile garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei Codici ATECO, che se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace – anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo – a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali.

 

In proposito, sono necessari almeno due accorgimenti:

  • Assicurare la possibilità, mediante un provvedimento ministeriale successivo al DPCM o con un’altra modalità estremamente “snella”, di ampliare o precisare i codici esclusi dal blocco;

  • In ogni caso, far riferimento non solo ai singoli codici ma alle macro-classi e alle note esplicative della tabella ATECO 2007, note nelle quali sono indicate con maggior dettaglio molte produzioni rilevanti.

Sarà determinante, inoltre, sciogliere immediatamente il nodo del credito e più in generale della liquidità, come anticipato ieri, per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione delle attività.

 

Già oggi percepiamo la gravità dell’impatto sulla liquidità che le imprese tutte – piccole, medie e grandi – stanno già subendo per le misure annunciate. Occorre poi preservare l’operatività delle imprese che fanno parte delle filiere internazionali. Così come sarà importante valutare i necessari provvedimenti relativi all’operatività della Borsa e del mercato finanziario per evitare impatti negativi sulle nostre società quotate.

 

Per tutte queste ragioni, è fondamentale, considerare le proposte di Confindustria che Le abbiamo anticipato con il documento del 20 marzo.

 

Che cos'è Confindustria? Origini e storia:

Che cos'è Confidustria?

  • La Confederazione generale dell'industria italiana è la più importante organizzazione rappresentativa delle imprese e servizi italiani.

  • Confindustria, al suo interno raggruppa su base volontaria oltre 148.000 imprese, tra cui anche banche e aziende pubbliche.

  • Confindustria è stata fondata il 5 maggio 1910 a Torino, successivamente, ed esattamente nel 1919, la sede è stata spostata a Roma.

  • All'epoca, il presidente di Confindustria era Dante Ferraris che venne chiamato dall'allora presidente del Consiglio Nitti a ricoprire l'incarico di ministro dell'industria.

  • È il 1926 quando venne costituita la confederazione generale fascista dell'industria italiana, con sede a Roma e raggruppando sotto la sua ala le federazioni nazionali di categoria in rappresentanza delle aziende di ogni settore, fibre tessili, industrie estrattive, regno.

  • Nel 1934, l'organizzazione cambia nome in confederazione fascista degli industriali sotto la presidenza di Alberto Pirelli e poi nel 1944 venne sottoposta a liquidazione.

  • Nel dopoguerra, Confindustria, assume però un ruolo primario nell'opera di ricostruzione postbellica e siglando accordi importanti con le sigle sindacali.

  • Successivamente negli anni del boom economico e poi l'autunno caldo negli anni 70, Confindustria vara la riforma Pirelli al fine di rafforzare le proprie strutture organizzative, opta per una rappresentanza più equilibrata e partecipata delle varie associazioni territoriali e di categoria.

  • Nel 1976, per la prima volta viene eletto come presidente un uomo non imprenditore, è Guido Carli, ex governatore della Banca d'Italia.

 

Cosa fa adesso Confindustria? Attività dell’associazione è quella di garantire che l’impresa sia centrale, che sia quindi il motore per lo sviluppo economico del paese, rappresentando le imprese e i loro valori presso le varie istituzioni a tutti i livelli al fine così di contribuire al progresso della società. Confindustria garantisce servizi diversificati, efficienti e moderni.

 

Per maggiori dettagli vedi Confindustria cos'è origine storia.

 

Confindustria organizzazione e composizione:

Com'è organizzata e composta Confindustria? La confederazione generale dell'industria italiana èguidata da un presidente che viene eletto ogni tre anni.

 

Il presidente viene affiancato da un board composto da 11 membri a cui sono affidate le deleghe operative.

Vincenzo Boccia è l'attuale presidente.

 

Tutta la struttura viene coordinata dalla direzione generale, insieme al centro studi, alle risorse umane e alle varie politiche.

Confindustria è suddivisa in 24 federazioni di settore che raggruppano le sue associazioni di categoria e ne rappresentano e tutelano interessi comuni.

 

Territorialmente vi sono 16 Confindustria regionali e 98 associazioni territoriali.

 

Dal 1972 Confindustria ha sede centrale a Roma in viale dell'Astronomia n. 30 all'Eur e una anche a Bruxelles + altre 103 sedi territoriali che hanno le stesse strutture burocratiche e le stesse classi diffuse a livello regionale e provinciale.

 

Chi è il presidente di Confindustria? Vincenzo Boccia:

L'attuale presidente di Confindustria è Vincenzo Boccia nato a Salerno il 12 gennaio del 1964.

 

Vincenzo Boccia è un tipografo e imprenditore nonché amministratore delegato di Arti grafiche Boccia, azienda di famiglia fondata nel 1961.

 

Dal 2016 Vincenzo Boccia è il presidente di Confindustria dopo esser stato vicepresidente nazionale dei giovani imprenditori nel 2001, successivamente presidente regionale della Campania della piccola industria nel 2003 e poi nel 2005 vicepresidente nazionale.

 

Dal 2005 Vincenzo Boccia presidente nazionale di Confindustria e l'assemblea lo elegge ufficialmente il 25 maggio dello stesso anno.

 

Confindustria partecipazioni Università Luiss e Il Sole 24 Ore

Confindustria ha partecipazioni nell'ateneo romano Luiss Guido Carli. La stessa associazione degli imprenditori acquistò una precedente istituzione universitaria, l'Università Pro Deo nel 1966 e cambia nome in Luiss libera università internazionale degli studi sociali nel 1977.

 

L'anno successivo Guido Carli allora presidente di Confindustria diventa anche presidente dell'Università e la presiede fino alla sua morte avvenuta nel 1993.

 

L'anno successivo il 1994 il consiglio di amministrazione dell'Università Luiss intitola la stessa università alla memoria di Guido Carli e poi il 1097 costituisce la Luiss management S.p.A.

 

Confindustria ha anche una partecipazione nel quotidiano economico più importante d'Italia, il Sole 24 Ore, il quotidiano economico fondato nel 1965 accorpando due noti giornali dell'epoca, il Sole ed il 24ore.

 

Oggi le sedi del giornale sono sparse in tutti paesi ma il principale centro di redazione è a Milano dove vi è la sede centrale.

 

Il gruppo de Il Sole 24 Ore oggi è sotto la gestione diretta di Confindustria che ne ha acquistato la proprietà in tutti i suoi settori,  Il Sole 24 Ore Radiocor, il sole24ore.com, Radio 24 e ventiquattrore.tv.

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