Credito d’imposta 60% spese riapertura: cos’è come funziona il bonus

Credito d’imposta 60% adeguamento ambienti di lavoro: cos’è e come funziona, a chi spetta, per quali interventi è previsto, Decreto Rilancio ultime notizie

25 maggio 2020 09:05
Credito d’imposta 60% spese riapertura: cos’è come funziona  il bonus

Credito d'imposta Ultime notizie 20 maggio 2020:

 

*** La fase 2 dell’emergenza coronavirus prevede la riapertura in sicurezza delle attività commerciali, che si traduce nella necessità di effettuare interventi volti a rispettare le norme introdotte per limitare i contagi.


Secondo quanto contenuto Decreto Rilancio, approvato in CdM e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Governo ha quindi previsto un credito d’imposta pari al 60% per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e una nuova organizzazione delle attività.

 

Credito d’imposta 60% spese riapertura cos’è e come funziona

Credito d’imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro cos’è: Secondo quanto contenuto nel Decreto Rilancio, il bonus per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è un provvedimento che ha l’obiettivo di sostenere e incentivare gli interventi necessari per il rispetto delle norme introdotte nella fase due dell’emergenza epidemiologica da nuovo coronavirus.

Credito d’imposta adeguamento ambienti di lavoro: come funziona
Sul  Decreto Rilancio si legge che “è riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19”. 

 

Nella bozza del Decreto era stato inizialmente previsto un credito d'imposta dell'80%.


Questo credito d’imposta “è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti” ed è utilizzabile nell’anno 2021 esclusivamente in compensazione, non più in 10 anni come previsto in precedenza.


Dopo il bonus sanificazione e mascherine, contenuto nel Decreto Liquidità, c’è anche un’ulteriore agevolazione per poter mettere in sicurezza gli spazi delle attività commerciali.

 

 

Credito d’imposta 60%: a chi spetta?

Questo credito d’imposta è rivolto a ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico: ad esempio bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema.  

 

Nonché alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, in cui sono compresi quelli che fanno parte del Terzo settore.

Credito d’imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro: per quali interventi è previsto?
La bozza del Decreto Rilancio fornisce un primo elenco degli interventi su cui si applica il credito d’imposta del 60% fino a un massimo di 80 mila euro. Ossia:

  • lavori di tipo edilizio, necessari per il rifacimento spogliatoi, mense, realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;

  • arredi di sicurezza necessari ad investimenti di carattere innovativo, come lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie per lo svolgimento dell’attività lavorativa e delle apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.


Sarà compito del Ministero dell'Economia e delle finanze, insieme al Ministero dello sviluppo economico, individuare altre spese a cui applicare il credito d’imposta o altri soggetti aventi diritto.

Con circolare dell’Agenzia delle Entrate saranno quindi stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione di questo credito d'imposta, secondo precise tempistiche: ossia entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge di conversione del decreto legge.

 

Decreto Rilancio: le misure per le imprese

Oltre al credito d’imposta del 60% fino a un massimo di 80 mila euro per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, il Decreto Rilancio prevede anche altre misure per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, come:

  • uno sconto sugli affitti pari al 60% del canone di locazione fino a un fatturato di 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso;

  • contributi a fondo perduto per un fatturato non superiore ai cinque milioni di euro, a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 siano inferiori ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019;

  • un rafforzamento patrimoniale delle medie imprese con un fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro, che abbiano subito una riduzione del fatturato di almeno il 33% tra marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;

  • una riduzione delle bollette elettriche, tramite l’azzeramento delle quote fisse indipendenti dalla potenza relative alle tariffe di rete e agli oneri generali, per tutti i clienti non domestici alimentati in bassa tensione; e una ridefinizione delle tariffe di rete e degli oneri generali per i soli clienti non domestici alimentati in bassa tensione, con potenza disponibile superiore a 3,3 kW.

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