CSC, Mise e Mef criticano i dati: superati, incompleti e fuorvianti

Centro Studi Confindustria ha messo a confronto la reazione dei paesi europei nominando il Paese che ha reagito meglio. Risposta dell'Italia frammentata

22 giugno 2020 10:10
CSC, Mise e Mef criticano i dati: superati, incompleti e fuorvianti

***CSC ultime notizie 22 giugno 2020:

Il documento pubblicato dal Centro Studi Confindustria sulla risposta economica italiana ed europea all’emergenza Covid “contiene dati ormai superati, incompleti e fuorvianti”, scrivono il Mise ed il Mef in una nota congiunta. 

 

Quanto ai tempi di adozione dei decreti rispetto all’inizio della diffusione del Covid, vale la pena di notare che il primo decreto contenente “misure urgenti di sostegno per famiglie lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID 19” risale al 2 marzo, a 10 giorni dal primo caso accertato in Lombardia, precisano i ministeri.

 

Naturalmente è vero che alcune misure hanno riscontrato criticità nei tempi di attuazione, prima fra tutte la Cassa integrazione in deroga, che ha scontato una procedura troppo complessa. Il Governo ha riconosciuto il problema, e per questo ha introdotto modifiche importanti nel decreto Rilancio. Individuare criticità e problemi è importante e utile, tuttavia auspichiamo che le analisi e le valutazioni di tutti siano sempre fondate su un esame e un uso accurato dei dati”.

 

Il rapporto CSC scrive che “per quanto riguarda i sussidi, la Germania ha erogato oltre 13 miliardi di euro a piccole imprese e autonomi (in circa due mesi) contro i 4,7 della Francia (erogati in poco più di due mesi) e i 2,4 dell’Italia (per il solo mese di marzo)”. In realtà l’Italia ha erogato quasi 6 miliardi a quasi 5 milioni di persone per tutte le indennità di marzo e aprile, quindi più della Francia. Peraltro, per le piccole imprese è operativo anche il bonus affitti, lo sconto sulle bollette, l’abbuono Irap di giugno e dalla prossima settimana inizieranno le erogazioni dei contributi a fondo perduto, che porteranno l’importo complessivo a poco meno di 20 miliardi di euro.

 

Quanto alla liquidità, nel confronto Confindustria omette i 277 miliardi totali della moratoria sui crediti e mutui, di cui hanno beneficiato 2,6 milioni tra cittadini e imprese e la cui inclusione modificherebbe sensibilmente, a vantaggio dell’Italia, il paragone e le considerazioni critiche.

 

CSC: ritardo “cronico” dell’Italia nelle misure a supporto economia

 

Un quadro preoccupante per l’Italia quello dipinto da Piergiorgio Carapella, Alessandro Fontana e Lorena Scaperrotta del Centro Studi Confindustria (CSC) sulle risposte di bilancio dei paesi all'emergenza Covid-19.

 

Lenta e frammentata la risposta del Belpaese alla crisi economica scaturita dalla pandemia, con la possibilità che si inneschi una severa recessione negli anni a venire e un forte squilibrio con gli altri stati membri dell’Unione europea.

 

La pandemia, secondo gli autori e molti altri esperti, doveva essere affrontata con tempestività e con interventi straordinari, poiché le misure classiche di supporto a famiglie e imprese hanno incontrato una certa difficoltà nella trasmissione al sistema reale, rappresentando un grande ostacolo alla ripresa del Paese.

 

I governi hanno adottato politiche discrezionali

I governi nazionali hanno risposto alla drammatica crisi di liquidità delle imprese dovuta al blocco dell’offerta e al crollo della domanda causati dall’emergenza sanitaria connessa alla diffusione del COVID-19, adottando politiche discrezionali espansive di diversa entità, per nulla correlate all’intensità con la quale i paesi sono stati colpiti dal virus.

 

La differenza di entità di risorse stanziate, di tipologia delle misure previste e dei tempi di implementazione, rispetto all’intensità della crisi subita, comporteranno una diversa capacità e rapidità dei paesi di uscire dalla crisi, con ovvie ripercussioni sui livelli di crescita che tenderanno a divergere.

 

Per evitare che ciò accada serve un’azione consistente portata avanti a livello europeo, l’unica in grado di attenuare eventuali squilibri tra paesi.

 

“Cronico” il ritardo dell’Italia nelle misure anti-covid

L’Italia purtroppo ha risposto in ritardo a questo shock, che non ha eguali, per intensità e diffusione, compromettendo l’efficacia delle misure adottate, visto che in una fase emergenziale come quella attuale è necessaria una trasmissione immediata al sistema economico.

 

Nella nota “Consistenti le risposte di bilancio dei paesi all'emergenza Covid19: in Italia lenta e frammentata; Nota dal CSC n. 4-2020”, gli autori del Centro Studi Confindustria ricordano che il primo provvedimento organico a carattere nazionale è avvenuto ben 23 giorni dopo aver registrato i primi 100 casi di COVID-19, mentre sono stati sufficienti 15 giorni negli Stati Uniti, 12 in Francia e 8 in Germania per la medesima reazione.

 

Piergiorgio Carapella, Alessandro Fontana e Lorena Scaperrotta definiscono “cronico” il ritardo dell’Italia, legandolo alla difficoltà politica di trovare l’accordo tra le forze della maggioranza, all’enorme complessità dei provvedimenti legislativi che si adottano nel nostro Paese ed alle difficoltà operative della Pubblica amministrazione.

 

Doloroso ma necessario fare degli esempi. Per quanto riguarda i sussidi la Germania ha erogato oltre13 miliardi di euro di aiuti a piccole imprese e autonomi in circa due mesi, contro i 4,7 della Francia (erogati in poco più di 2 mesi), mentre in Italia stiamo sui 2,4 miliardi di euro per il solo mese di marzo e solo alle partite IVA.

 

Impressionanti le cifre relative alla liquidità, con la Germania che in due mesi e mezzo, ha distribuito circa 47 miliardi di euro a quasi 63mila beneficiari, la Francia oltre 88 miliardi di prestiti (a 478mila beneficiari) mentre l’Italia, tramite il Fondo di Garanzia, in tre mesi, ha erogato liquidità per quasi 34 miliardi (per soddisfare circa 646mila domande) e, tramite la Garanzia Italia-SACE, in due mesi e una settimana, solamente 718 milioni (a 75 beneficiari).

 

Indiscutibile il primato del governo americano che in meno di due mesi ha erogato 512 miliardi di dollari di prestiti a oltre 4,5 milioni di beneficiari.

 

Quali misure sono state adottate dai diversi paesi?

Per supportare le economie nazionali i governi hanno deciso di adottare misure che si possono inserire in due categorie:

  • misure di impulso fiscale, che i beneficiari non dovranno rimborsare. Queste hanno generalmente impatto sull’indebitamento netto della PA e sono:

    • interventi per sostenere il reddito dei lavoratori

    • sussidi e trasferimenti a imprese e cittadini

    • potenziamento del sistema sanitario

  • misure per la liquidità, che vanno ripagate e che solo in minima parte hanno effetto sull’indebitamento netto della PA. Tra queste sono incluse principalmente:

    • la sospensione e il rinvio dei versamenti fiscali, contributivi e assicurativi

    • i prestiti e le garanzie statali per fornire liquidità alle imprese

 

Quanto valgono le misure adottate sinora?

La risposta fiscale dei paesi è stata complessivamente elevata, ma il valore delle misure appare molto differenziato fra paesi. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale l’impulso fiscale programmato dai paesi del G-20 per contrastare gli effetti negativi del COVID-19 era, a inizio aprile, già di 1,4 punti di PIL superiore a quello adottato per la grande recessione del 2009. Nell’ambito dell’UE le misure fiscali messe in campo dagli stati membri ammontano a circa il 3% del PIL del 2019.

 

Come se l’è cavata l’Italia? Analizzando i programmi di stabilità presentati dai governi ad aprile scorso, la Germania è il paese europeo che ha messo in campo l’ammontare maggiore di stimoli fiscali (4,5 punti di PIL 2019). Per stazza, le misure adottate dall’Italia sono importanti (4,2 punti di PIL 2019) se comparate ad oggi con quelle francesi (1,7) e spagnole (0,7).

 

Relativamente alle misure per garantire la liquidità, invece, secondo le ultime stime della Commissione europea queste ammontano al 20,6% del PIL del 2019. A questi interventi si devono aggiungere altri 4,2 punti di PIL di misure varate dalle istituzioni comunitarie.

 

Sulle misure per la liquidità, l’Italia primeggia con un ammontare massimo potenzialmente utilizzabile pari a circa 37,8 punti di PIL (media UE: 20,6 punti), seguita da Germania (27,8), Francia (15,9) e Spagna (10,1).

 

Nel confronto, gli USA hanno programmato circa 9,1 punti di PIL di misure fiscali e 5,2 punti di interventi per la liquidità.

 

Qual è il valore delle misure destinate alle imprese?

La Germania ha stanziato l’ammontare maggiore di aiuti destinati alle imprese, tra quelli autorizzati dalla Commissione europea, (il 28,9% del PIL 2019, il 51% delle misure autorizzate) seguita dall’Italia (16,9% del PIL 2019, il 15,5% di quelli autorizzati dalla Commissione).

 

La Francia ha destinato alle imprese misure per il 13,7% del PIL (il 17% delle misure autorizzate dalla Commissione), il Belgio il 12,4% del PIL.

 

Germania e Italia sono gli unici paesi che hanno destinato sostegni in misura superiore alla media dell’Unione europea (14% del PIL).

 

Quali e quante misure serviranno ancora?

Questa domanda non trova una semplice risposta. Molto dipenderà dagli sviluppi sanitari ed economici. In particolare, andranno considerati due fattori:

  • la durata dell’emergenza sanitaria, considerando anche eventuali ondate successive di contagi

  • i tempi per il ritorno a una nuova normalità

Certamente, nel medio periodo, occorrerà mobilitare risorse rilevanti per un piano di ripresa economica e sociale. In entrambe le fasi, un’azione comune o almeno coordinata a livello europeo appare insostituibile.

 

Il documento pubblicato dal Centro Studi Confindustria sulla risposta economica italiana ed europea all’emergenza Covid “contiene dati ormai superati, incompleti e fuorvianti”. 

Quanto ai tempi di adozione dei decreti rispetto all’inizio della diffusione del Covid, vale la pena di notare che il primo decreto contenente “misure urgenti di sostegno per famiglie lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID 19” risale al 2 marzo, a 10 giorni dal primo caso accertato in Lombardia, precisa il Ministero dello Sviluppo Economico in una nota.

 

“Naturalmente è vero che alcune misure hanno riscontrato criticità nei tempi di attuazione, prima fra tutte la Cassa integrazione in deroga, che ha scontato una procedura troppo complessa. Il Governo ha riconosciuto il problema, e per questo ha introdotto modifiche importanti nel decreto Rilancio. Individuare criticità e problemi è importante e utile, tuttavia auspichiamo che le analisi e le valutazioni di tutti siano sempre fondate su un esame e un uso accurato dei dati”.

 

Il rapporto scrive che “per quanto riguarda i sussidi, la Germania ha erogato oltre 13 miliardi di euro a piccole imprese e autonomi (in circa due mesi) contro i 4,7 della Francia (erogati in poco più di due mesi) e i 2,4 dell’Italia (per il solo mese di marzo)”. In realtà l’Italia ha erogato quasi 6 miliardi a quasi 5 milioni di persone per tutte le indennità di marzo e aprile, quindi più della Francia. Peraltro, per le piccole imprese è operativo anche il bonus affitti, lo sconto sulle bollette, l’abbuono Irap di giugno e dalla prossima settimana inizieranno le erogazioni dei contributi a fondo perduto, che porteranno l’importo complessivo a poco meno di 20 miliardi di euro.

 

Quanto alla liquidità, nel confronto Confindustria omette i 277 miliardi totali della moratoria sui crediti e mutui, di cui hanno beneficiato 2,6 milioni tra cittadini e imprese e la cui inclusione modificherebbe sensibilmente, a vantaggio dell’Italia, il paragone e le considerazioni critiche.

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