Decreto Rilancio, riduzione orario di lavoro: cos'è come funziona

Il Governo è a lavoro per chiudere il decreto Rilancio 2020 tra le ultime novità c'è la proposta di ridurre l'orario di lavoro lasciando stesso stipendio

13 maggio 2020 08:17
Decreto Rilancio, riduzione orario di lavoro: cos'è come funziona

Riduzione orario di lavoro Decreto Rilancio: 

 

In queste ore concitate e convulse del Governo affinché il decreto Rilancio non si trasformi in decreto giugno come tanti hanno fatto notare, visti i continui rinvii che di fatto hanno portanto il famoso decreto Aprile che sarebbe dovuto arrivare a detta di Conte entro Pasqua ad essere il decreto Rilancio 2020, e ricordandoci che stasera, 11 maggio, il testo ufficiale sarà sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

 

Nel decreto di maggio, oggetto di diverse riunioni tra ministri, maggioranza, sindacati, Ance ecc, secondo quanto confermato dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, il Dl si baserà su uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi, ma su alcuni punti ancora si deve trovare la quadra.

 

Nel decreto più fondi alla Sanità: le risorse per la Sanità e per realizzazione di ospedali Covid, passano dai 2,5 miliardi originariamente previsti a oltre tre miliardi.

 

Decreto Rilancio 2020, riduzione orario di lavoro ma stesso stipendio

Decreto Rilancio riduzione dell'orario lavorativo a parità dello stesso stipendio: nel nuovo decreto Rilancio 2020, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha proposto una nuova misure che qualora approvata in via definitiva consentirebbe:

  • una rimodulazione dei contratti collettivi aziendali e territoriali, e quindi una riduzione dell’orario di lavoro

Infatti, secondo quanto riferito da alcune fonti ministeriali all’Ansa, i contratti, stipulati con le organizzazioni sindacali più rappresentative, “possono convertire quota parte delle ore in percorsi di formazione finanziati da un apposito fondo presso il Ministero”, mentre non è prevista una riduzione dei salari.

 

Riduzione orario, contrarietà delle imprese

Le imprese sono contrarie alla proposta Catalfo perché una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, con oneri posti a carico della fiscalità generale, rischierebbe di "arricchire" i formatori senza diventare un concreto aiuto per i lavoratori, a spese dei contribuenti. 


Inoltre gli strumenti esistono già oggi, anche per i cassintegrati che hanno una riduzione dell’attività lavorativa, ci sono i fondi interprofessionali che svolgono attività di formazione.

 

Misure insoffisfacienti per le famiglie nel decreto:

La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, ha definito "insufficienti" le risorse stanziate per le famiglie  nel nuovo decreto Rilancio.

 

"La mia richiesta non è stata accolta, non sono stati stanziati sufficienti soldi”, ha detto ai microfoni di Paolo Liguori a Fatti e Misfatti.

 

“Avevo proposto un assegno per ogni figlio che non è stato accolto dalla maggioranza” ha spiegato. “Avevo chiesto risorse adeguate per i congedi parentali e i voucher baby-sitter da estendere però per un maggior utilizzo per i servizi educativi. Credo sia un errore, in questo momento le famiglie italiane necessitano davvero di investimenti. Da esponente del Governo devo accettare fatiche e battaglie perse, anche se giuste”. 

 

La Ministra ha poi chiarito a cosa serviranno le risorse, non tante, stanziate dal governo, "per costruire una rete di servizi educativi, cioè attività come i centri estivi in aiuto per le famiglie e sono convinta che queste risorse sapranno attivare quella comunità educante che non è presente solo nella scuola ma anche fuori e che comprende il terzo settore, le comunità locali, il volontariato, il mondo dello sport”. “Non lasceremo sole le famiglie” ha infine detto la ministra.

 

Decreto Maggio, i nodi ancora da sciogliere

Tra i nodi ancora da sciogliere definitivamente per il decreto Rilancio 2020 c'è sicuramente il cd. Reddito di emergenza a dividere la  maggioranza: da una parte i pentastellati che vorrebbero la loro proposta di sussidio ai redditi più bassi per alcune mensilità a partire dal maggio 2020, sul modello del Reddito di cittadinanza mentre per il Partito Democratico e Italia viva le risorse dovrebbero essere destinate ai Comuni in modo da metterli in grado di aiutare chi è veramente in difficoltà e non rendere il Rem una misura strutturale.

 

Ecco perché si va verso il contributo di emegenza da 400 euro a 800 euro per 3 mesi, per cui un aiuto a tempo.

 

Altro nodo ancora da sciogliere riguardano le norme a sostegno delle aziende, con ricapitalizzazioni con risorse pubbliche e stanziamenti a fondo perduto.

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