Dumping fiscale: cos’è, come funziona, quanto perde l'Italia in Europa

L’Antitrust lancia l’allarme: l’Italia in Europa perde fino a 8 miliardi di dollari, sostiene il presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli alla Camera

6 luglio 2020 15:23
Dumping fiscale: cos’è, come funziona, quanto perde l'Italia in Europa

L’Antitrust lancia l’allarme sul dumping fiscale: l’Italia in Europa perde fino a 8 miliardi di dollari, sostiene il presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli in audizione in commissione XIV alla Camera.

 

Ma cos’è il dumping fiscale e come funziona?

 

Dumping fiscale: cos'è e come funziona

Il termine dumping deriva dal verbo inglese “to dump”, ovvero "scaricare". In ambito fiscale sta ad indicare una pratica commerciale scorretta tramite la quale uno o più nazioni garantiscono alle aziende una pressione fiscale più vantaggiosa rispetto a quella adottata nel paese di origine dell’impresa. L’obiettivo del Paese è quello di ottenere guadagni supplementari sul fronte delle imposte dirette e sui loro consumi in loco.   

 

Dumping fiscale: come funziona? Alcuni paesi europei cercano di attrarre le aziende straniere nel proprio Paese offrendo tasse, imposte e contributi previdenziali più bassi di altre nazioni. Spostando la sede nei paradisi fiscali le imprese risparmiano tantissimo in termini di pressione fiscale mentre il Paese che offre le aliquote vantaggiose si assicura una piccola parte di gettito aggiuntivo. A perdere tutto è il Paese dove l’azienda opera realmente. Il dumping fiscale, dunque, distorce la concorrenza poiché crea condizioni fiscali più favorevoli per le aziende in alcuni Stati rispetto ad altri.

 

Dumping fiscale, Gentiloni: Europa sia equa e solidale

Già nei mesi scorsi la Commissione europea aveva contestato le pratiche fiscali “aggressive” esercitate da Olanda, Irlanda e altri 4 Paesi Ue per incentivare le grandi aziende a spostare la propria sede sottraendo gettito agli Stati con sistemi tributari più esigenti.

 

Non ci può essere posto per tali pratiche in un'Europa di solidarietà ed equità”, ha dichiarato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, esortando Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi a cambiare atteggiamento.

 

Questi paesi sottraggono agli Stati membri oltre 42 miliardi all’anno, con l’Olanda che raccoglie in questo modo il 30% del proprio gettito, circa 90 miliardi di euro. Cifre molto alte anche per il Lussemburgo che attrae 50 miliardi, vale a dire il 54% delle proprie entrate fiscali. Per l’Irlanda questa percentuale sale al 65%, per 117 miliardi di euro. Record per Malta, con l’88% delle proprie entrate fiscali complessive.

 

Attraverso il dumping fiscale alcuni paesi (Croazia: Total Tax Rate 19,8 %; Bulgaria: 27,7 %; Danimarca: 27 %) cercano di attrarre imprese e contribuenti da altre parti dell'Unione europea creando disoccupazione e perdita di posti di lavoro in diverse aree, come in Italia (Total Tax Rate 65,8 %), Spagna (Total Tax Rate 58,6 %) e Francia (Total Tax Rate 64,7).

 

Solo per capire il fenomeno vale la pena sapere che i profitti registrati dalle società statunitensi in Lussemburgo sono pari al 94% del PIL del Granducato.

 

Secondo Alex Cobham, amministratore delegato di Tax Justice Network: “La pandemia del coronavirus ha messo in luce i gravi costi di un sistema fiscale internazionale programmato per dare priorità all’interesse dei giganti corporativi rispetto ai bisogni delle persone. Per anni, il Regno Unito, la Svizzera, i Paesi Bassi e il Lussemburgo hanno alimentato una corsa verso il basso, consegnando ricchezza e potere nella Ue alle più grandi multinazionali e portandola via dagli infermieri e dai lavoratori del servizio pubblico che rischiano le loro vite oggi per proteggere le nostre”.

 

Dumping fiscale, Antitrust: Ue Italia perde fino a 8 mld dollari

I paesi europei più colpiti dal covid-19, sono anche quelli che hanno registrato le maggiori perdite fiscali per dumping Ue, ossia a causa dei cosiddetti paradisi fiscali europei. In particolare, la Francia ha perso 17 miliardi di euro, la Germania oltre 19 miliardi, l’Italia almeno 6,5 miliardi di euro. Considerando non solo l’Unione europea il Belpaese perde ogni anno il 19% delle entrate tributarie dalle proprie imprese ovvero 7,5 miliardi di euro l’anno.

 

"Alcune ricerche stimano che, a causa della concorrenza fiscale sleale a livello europeo, il fisco italiano perde la possibilità di tassare oltre 23 miliardi di dollari di profitti: 11 miliardi di profitti vengono spostati in Lussemburgo, oltre 6 miliardi in Irlanda, 3,5 miliardi in Olanda e oltre 2 miliardi in Belgio”, sostiene il presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli in audizione in commissione XIV alla Camera, quantificando il danno totale per l’Italia tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l'anno.

 

Paesi come l'Irlanda, l'Olanda e il Lussemburgo sono veri e propri paradisi fiscali nell'area euro che attuano pratiche fiscali aggressive che danneggiano le economie degli altri Stati membri e che, anche grazie a queste pratiche, registrano elevatissimi tassi di crescita", sottolinea Rustichelli.

 

L'attuale quadro normativo dell'Unione europea determina una disparità di condizioni concorrenziali nel mercato tra Stati membri e operatori, in quanto, da un lato, favorisce il dumping fiscale e contributivo tra paesi e, dall'altro, è inadeguato a garantire una tassazione efficace ed equa dell'economia digitale", aggiunge poi il presidente dell'Antitrust.

 

Secondo Rustichelli tale vuoto normativo rende possibile ad alcuni Stati membri di porre in essere pratiche di dumping fiscale e contributivo, che “possono minare le fondamenta della stessa costruzione europea”.

 

Dumping fiscale, le soluzioni

È da anni che si parla di dumping fiscale ma ancora nulla è stato fatto in merito. Quali soluzioni potrebbero arginare questo fenomeno? Volendo essere ambizioni potremmo pensare all’introduzione della tassazione unitaria, ovvero una base imponibile consolidata comune per le società.

 

Da considerare anche un’aliquota minima di imposta sulle società pari al 25% o superiore.

 

Da non trascurare poi l’importanza della trasparenza, con l’introduzione della rendicontazione pubblica per paese che potrebbe fungere da deterrente.

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