Produzione industriale Ue, Gualtieri: dati Italia incoraggianti

Forte rimbalzo della produzione industriale italiana nel mese di maggio (+42,1% sul livello di aprile), con un calo annuo più contenuto della media europea

15 luglio 2020 15:47
Produzione industriale Ue, Gualtieri: dati Italia incoraggianti

***UE produzione industriale ultime notizie 15 luglio 2020: buone notizie sulla produzione industriale italiana secondo il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. "I dati diffusi da Eurostat sono incoraggianti perché confermano il forte rimbalzo della produzione industriale italiana in maggio (+42,1% sul livello di aprile) e mostrano che la distanza che ancora ci separa dai livelli di maggio 2019 (-20,3%) è più contenuta in confronto ad altri grandi Paesi dell'Unione Europea e alla media della zona Euro".

 

UE, brusca frenata della produzione industriale. Soffre l’Italia 

Con la diffusione del dato Eurostat sulla produzione industriale di marzo dell’Europa, si chiudono le primissime rilevazioni per quantificare gli effetti della pandemia sull’economia del Vecchio Continente.

 

Secondo l’ufficio di statistica europeo, rispetto al mese di febbraio la produzione delle imprese ha registrato una contrazione dell’11,3% nella Zona Euro. Soffrono soprattutto le imprese italiane.

 

La produzione dell’area Euro registra un calo dell’11,3% rispetto a febbraio 

Secondo l’ufficio di statistica europeo, l’Eurostat, rispetto al mese di febbraio la produzione delle imprese ha registrato una contrazione dell’11,3% nella Zona Euro mentre nell’intera Unione Europea composta da 27 membri l’output è diminuito del 10,4%. Da segnalare che a febbraio lo stesso dato aveva registrato un calo dello 0,1% nell’Eurozona, rimanendo stabile nell’UE.

 

Confrontando le statistiche su base annua, ossia rispetto al mese di marzo del 2019, la produzione industriale ha segnato una frenata del 12,9%, nella Zona Euro e dell’11,8% nell’Unione Europea.

 

Inizialmente sono state le singole nazioni a diffondere le statistiche sull’output delle imprese relativo al mese di marzo, primo mese caratterizzato dal lockdown. I rispettivi istituti di statistica nazionale hanno comunicato le proprie rilevazioni, facendo tremare gli economisti che si aspettavano rallentamenti nella produzione a causa della chiusura di quasi tutte le attività per fermare il contagio, ma non di tale entità.

 

Il divieto di uscire dalle proprie abitazioni, costringendo molte imprese ad implementare lo smart working per garantire la prosecuzione dell’attività, si è protratto per tutto il mese di aprile mentre a partire da maggio si stanno registrando le prime riaperture.

 

Le prospettive per la prossima rilevazione di aprile non sono dunque affatto buone, mentre si continua a pensare cosa accadrà nel caso di una seconda ondata di contagi.

 

In Italia la produzione frena con maggior incisività

L’Italia, paese maggiormente colpito in Europa dal Covid-19, purtroppo risulta tra i paesi in cui la produzione industriale ha registrato la maggiore flessione a livello mensile, del 28,4%, seguita dalla Slovenia -20,3% e dalla Francia -16,4%. Non hanno risentito della pandemia, invece, l’Irlanda che ha visto l’output industriale aumentare del 15,5%, la Grecia e la Finlandia entrambe con un +1,9% e la Lituania con un +0,7%.

 

Osservando i dati su base annua, invece, l’Italia si posiziona al secondo posto nella classifica al ribasso della produzione industriale, con un -29,3%, dietro solo al Lussemburgo -32,7%. Magra consolazione.

 

Nel Bel Paese non si era mai osservata una contrazione così forte della produzione industriale. Si tratta infatti della peggior rilevazione della serie storica disponibile (che parte dal 1990), superando i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009.

 

In ribasso tutti i settori in Europa. La produzione di beni durevoli è la più colpita

Non si salva nessun comparto dalla forza distruttrice del coronavirus. La produzione dei beni durevoli registra nell’area Euro composta da 19 membri la maggior battuta d’arresto, evidenziando un calo della produzione industriale su base congiunturale del 26,3% mentre quella dei capital goods scivola del 15,9%. In flessione anche la produzione di beni intermedi -11%, di energia -4% e di beni non durevoli -1,6%.

 

In Italia tutti i principali settori di attività economica hanno registrano flessioni, sia tendenziali che congiunturali. Sotto pressione soprattutto la fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%) e le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-51,2%). Numeri preoccupanti si sono registrati anche per il comparto della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-40,1%) e per quello della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37,0%).

 

Ha resistito alla pandemia solo l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che i n Italia ha registrato una contrazione “solo” del 6,5%, con la media degli ultimi tre mesi che mantiene una dinamica tendenziale positiva.

 

Com’è la situazione nel resto del mondo?

In America la pandemia si è diffusa successivamente rispetto all’Europa, questa potrebbe essere la ragione per cui gli Stati Uniti hanno registrato a marzo una flessione dell’output industriale del 5,4%, limitata rispetto a quella del Vecchio Continente. Si tratta comunque del peggior dato dal 1946.

 

A farne le spese soprattutto l’industria manifatturiera che ha visto la produzione scendere del 6,3%, con numeri pesanti soprattutto nel settore della componentistica auto -27,2%.  

 

In difficoltà anche la Cina, con la produzione del mese di marzo in calo dell’1,1% su base annua, dopo aver registrato un pesantissimo stop a gennaio e febbraio del 13,5%, mesi in cui il coronavirus si è diffuso con maggiore velocità.  

 

In Giappone, invece, l’output industriale si è ridotto del 3,7% su base mensile, registrando il livello più basso degli ultimi sette anni, per essere più precisi da gennaio del 2005.

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