Diritto alla salute ed economia

Francia e Germania pronte a nuovi lockdown. I rischi per l’economia

Macron e Merkel verso lockdown light. Si tratta di decisioni difficili che devono bilanciare il diritto alla salute e la tenuta dell’economia. I rischi

28 ottobre 2020 15:32
Francia e Germania pronte a nuovi lockdown. I rischi per l’economia

La seconda ondata predetta dai virologi è giunta puntualmente con l’arrivo dell’autunno, facendo impennare la curva dei contagi di molti paesi europei, costretti a varare nuovi lockdown più o meno soft.

 

Si tratta di decisioni difficili che devono bilanciare il diritto alla salute e la tenuta dell’economia. Coinvolti tutti i paesi del Vecchio Continente, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna alla Gran Bretagna, compresa l’Italia che ha varato un mini lockdown di un mese per evitare quello generalizzato sperando di poter contenere il diffondersi della pandemia senza infliggere il colpo mortale all’economia.

 

Francia e Germania pronte a varare nuovo lockdown

In una settimana il numero di decessi in Europa è salito del 40%, segno che la situazione sta sfuggendo di mano e che qualcosa di più incisivo va fatto e il prima possibile.

 

La Francia ha già tentato con un coprifuoco di due settimane, dalle 21 alle 6 di mattina, ma i contagi ed i morti sono aumentati costringendo il presidente francese Emmanuel Macron a misure più drastiche che verranno annunciate proprio oggi. Non sarà un vero e proprio “confinement”, come quello della primavera scorsa, ma qualcosa di più soft.

 

In otto giorni i casi Covid in Francia sono aumentati di circa il 74%, con un tasso di positività dei tamponi schizzato al 19%. Siamo arrivati ad oltre 50 morti in 24 ore, con circa 33 mila contagi e si inizia a temere che la seconda ondata possa diventare peggiore della prima. Critica la situazione negli ospedali.

 

Le misure restrittive che il governo francese si appresta a varare e che dureranno un mese a partire da giovedì 29 ottobre, interesseranno 67 milioni di abitanti.

Saranno light, meno stringenti rispetto a quelle della primavera scorsa visto che non contemplano la chiusura delle scuole, dei negozi, dei trasporti e dei servizi pubblici, al fine di preservare l’economia. Il nuovo lockdown potrebbe anticipare l’orario del coprifuoco alle 19 e potrebbe prevedere un confinamento localizzato sul territorio nazionale come quello deciso in Gran Bretagna, con Boris Johnson che ha bloccato alcune regioni settentrionali a fronte dei 20 mila contagi al giorno.

 

Non va meglio negli altri paesi europei, con la Germania che si appresta ad annunciare nuove misure restrittive light a partire dal 4 novembre, chiudendo per un mese bar, ristoranti, cinema, teatri e centri sportivi, vietando assembramenti e manifestazioni pubbliche. Resterebbero aperte le scuole e altre attività essenziali. Abbiamo davanti mesi difficili, ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel commentando gli oltre 11 mila contagi e gli 85 decessi al giorno.

 

La paura dilaga, mandando in tilt le borse europee.

 

Contagi Covid e lockdown: le ripercussioni sull’economia

Queste nuove misure restrittive alle libertà personali serviranno a salvare molte vite, ma peseranno sulla già fragile economia europea e sull’entità del rimbalzo atteso per il 2021.

 

Secondo le recenti stime, in Francia il PIL registrerà un calo del -9% nel 2020 mentre in Germania del -7%, ma le cose potrebbero andare peggio con l’aumento delle restrizioni e dei contagi che porteranno ad una riduzione della domanda interna ed esterna, ad un calo della produzione, alla chiusura definitiva di molte aziende e al conseguente licenziamento dei lavoratori. Da non sottovalutare, poi, l’incremento delle spese assistenziali a carico dello Stato, che comporteranno un inevitabile aumento delle tasse e/o un aumento del debito pubblico, molto più di quanto non si sta già facendo, mettendo a rischio la solvibilità dell’intera Europa.

 

La Spagna si è già mossa aumentando la pressione fiscale per coprire le spese relative alla pandemia, con i contagi che in queste ore hanno superato le 50 mila unità al giorno nonostante le chiusure su base regionale. Il governo di Pedro Sanchez ha annunciato un incremento della pressione fiscale sui redditi superiori ai 200 mila euro e sulle grandi imprese.

 

Lo scenario appare preoccupante, con la Banca di Spagna che ha stimato un calo del PIL spagnolo del -12,6% nel 2020 nel caso in cui le cose dovessero peggiorare, a fronte delle stime meno pessimistiche del -10,5%.

 

La situazione è pesante anche sul mercato del lavoro, con oltre 18 mila posti in meno nella sola aerea di Madrid. Nel 3° trimestre il tasso di disoccupazione spagnolo è salito al 16,26%.

 

In questo difficile contesto i paesi membri dell’Unione europea si trovano ad affrontare gli stessi problemi, chi più chi meno, consapevoli che le restrizioni non aiutano l’economia ma che un aumento incontenibile dei contagi potrebbe essere anche peggio.

 

Si corre ai ripari come si può, con mini lockdown e chiusure localizzate che cercano di bilanciare il contenimento dei contagi con gli effetti negativi sull’economia derivanti dalle restrizioni, nella speranza non si debba ricorrere nuovamente ad un nuovo secondo lockdown generalizzato.

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