Consumi ultime notizie: Paese in forte difficoltà mai così preoccupato

Il Rapporto annuale Confcommercio-Censis delinea un Paese in forte difficoltà, con produzione lenta, rischio disoccupazione, crollo fiducia e consumi

1 giugno 2020 16:14
Consumi ultime notizie: Paese in forte difficoltà mai così preoccupato

***Consumi ultime notizie 1° giugno 2020: Preoccupato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che parla di un "Paese in forte difficoltà e mai così preoccupato. In sintesi: produzione lenta, rischio disoccupazione, crollo della fiducia e dei consumi", questo il quadro delineato dal Rapporto annuale Confcommercio-Censis. Secondi Sangalli "bisogna reagire in maniera più decisa. Subito più liquidità alle imprese, più investimenti a cominciare dallo sblocca cantieri, meno tasse e meno burocrazia. Solo così si può ricostruire l'economia e la fiducia del Paese”.

 

Istat: crolla fatturato servizi. Soffrono attività legate a turismo

 

Primo trimestre difficile per l’economia mondiale a causa della pandemia da coronavirus che ha colpito indistintamente tutte le nazioni. Sono pochi i settori che riescono a restare a galla, come gli alimentari e l’industria farmaceutica, mentre agli altri non resta che contare gli ingenti danni per capire se riusciranno a ripartire oppure dovranno dichiarare fallimento.

 

Particolarmente colpito dal lockdown deciso per arginare i contagi, il settore servizi italiano. Stamane l’Istat ha diffuso le statistiche del primo trimestre, evidenziando una flessione tendenziale del fatturato delle imprese dei servizi su valori simili a quelli registrati durante la crisi del 2008-2009. Il confronto peggiora se fatto rispetto all’ultimo trimestre del 2019, con un calo senza precedenti, considerando che le serie storiche disponibili hanno inizio nel 2001.

 

Soffre soprattutto la filiera del turismo

In particolare, il dato relativo al fatturato dei servizi segna una diminuzione del 6,2% rispetto al 4° trimestre 2019, con le chiusure per il contenimento dell’emergenza sanitaria che hanno colpito soprattutto la filiera del turismo.

 

Per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione si registra una contrazione del fatturato del 24,8%, mentre per il trasporto e magazzinaggio del 6,4%. In calo del 6% il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli e del 2% per le agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. Non si salva alcun comparto dal segno meno, anche se risultano notevolmente più ridotte le flessioni nei settori dei servizi di informazione e comunicazione (-0,9%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,4%).

 

"Emerge in modo nitido e in piena coerenza con quanto anticipato attraverso la congiuntura Confcommercio che le ingenti perdite di fatturato - come anche di ricavi e di consumi - sono fortemente concentrate nei comparti più strettamente dipendenti dalla domanda delle famiglie, in particolare quelli collegati al turismo e alla mobilità", così l’ufficio studi Confcommercio ha commentato i dati Istat.

 

Confcommercio: allarme consumi per servizi di alloggio e ristoranti

Agli inizi di maggio, infatti, Confcommercio aveva stimato per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019), considerando una progressiva e graduale riapertura delle attività economiche, e mantenendo la data del primo ottobre come la più realistica per il ritorno a una fase di totale normalità.

 

Oltre tre quarti di questa perdita, aveva specificato l’ufficio studi, avrebbe interessato pochi settori di spesa. Colpiti duramente con un -48,5% i servizi di alloggio e con un -33,3% bar e ristoranti.

 

Questi numeri mettono in dubbio la sopravvivenza di molte imprese, il cui destino resta nelle mani del Governo. “La strategia più logica e immediata di sostegno si riassume nella trasformazione delle perdite di reddito del settore privato, causate dalla chiusura forzata per il lockdown, in maggiore debito pubblico – spiega Confcommercio. Questo pilastro dei trasferimenti a fondo perduto a famiglie e imprese sembra in via di rafforzamento, e ciò offre qualche speranza per la ripresa”.

 

Fase 2, Confesercenti: solo un italiano su tre è tornato ad acquistare

Non fanno ben sperare i numeri relativi alla Fase 2 diffusi da Confesercenti-SWG. La ripresa delle attività sembra stia avvenendo al rallentatore. Il 72% delle imprese è già ripartito, ma solo pochi italiani sono in vena di spese. In particolare, solo il 29% è tornato a servirsi delle attività che hanno riaperto per acquistare prodotti o servizi.

 

Secondo il sondaggio condotto da SWG con Confesercenti su consumatori ed imprese, a pesare sui consumi è stata la lunga durata dell’emergenza. Il 54% degli intervistati che non ha effettuato acquisti ha dichiarato di non aver comprato perché non ne aveva bisogno. C’è chi invece non è tornato a comprare per il timore di essere esposto ad un rischio, ben un intervistato su quattro.  Il 14% invece preferisce risparmiare, magari a causa delle tensioni sul lavoro.

 

Analizzando i dati relativi ai primi giorni di ripartenza, si osserva che il 68% di chi ha riaperto ha lavorato fino ad ora in perdita, di questi quasi la metà (37%) segnala vendite più che dimezzate rispetto alla normalità. È andata bene solo al 17% del campione intervistato che ha mantenuto livelli di ricavi più o meno uguali al periodo ante-lockdown. Molto più fortunata la fetta del 13% che ha visto una crescita dei ricavi.

 

Molto soddisfatti della ripartenza centri estetici e parrucchieri

Anche in questo caso sono le imprese legate all’intrattenimento a subire il maggior impatto della pandemia. Il 92% degli imprenditori di ristoranti, trattorie e pizzerie ritiene insoddisfacenti o molto insoddisfacenti i risultati dei primi giorni d’apertura. Seguono i bar (83%).

 

Buona la ripartenza per centri estetici e parrucchieri, con una percentuale di soddisfatti e molto soddisfatti rispettivamente del 81 e del 62%.

 

Molti imprenditori lamentano un aumento delle spese legato soprattutto alla sanificazione e ai dispositivi di protezione, che in media sono costati 615 euro ad impresa.

 

Nonostante tutto l’81% delle imprese associate a Confesercenti continueranno a mantenere aperta l’attività mentre solo il 2% prevede una chiusura. Il 17%, invece, dichiara che non riuscendo a sostenere i costi, ridurrà gli orari e/o i giorni di apertura.

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