Istat, soffrono gli scambi con l’estero. Volano import beni sanitari

La pandemia colpisce anche esportazioni e importazioni coinvolgendo tutti i settori. Aumentano solo le importazioni di beni legati all'emergenza sanitaria

8 maggio 2020 13:35
Istat, soffrono gli scambi con l’estero. Volano import beni sanitari

Istat, soffrono gli scambi con l’estero: L’ISTAT fa il punto sull’economia italiana, soffermandosi soprattutto sulle esportazioni del Made in Italy e sulle importazioni.

 

A causa del perdurare della pandemia di Covid-19 e delle relative misure di contenimento, lo scenario economico internazionale continua a essere eccezionalmente negativo, osserva l’istituto di statistica nazionale segnalando che l’impatto sull’economia italiana è profondo ed esteso.

 

I dati economici italiani non sono affatto incoraggianti

La prima quantificazione degli effetti della crisi sull’economia è arrivata con la stima preliminare del PIL riferita al primo trimestre del 2020. Nei primi tre mesi dell’anno, l’attività economica italiana ha registrato una caduta del 4,7% rispetto al trimestre precedente, con una variazione acquisita per il 2020 del -4,9%.

 

Un’altra brutta notizia è arrivata da Confindustria, con la produzione industriale crollata del 50% nei mesi di marzo ed aprile. In questo periodo, infatti, molte industrie italiane hanno dovuto rallentare o addirittura chiudere l’attività a causa della pandemia da Covid-19. Si tratta di una caduta dell’attività senza precedenti nelle serie storiche disponibili, osserva la principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi italiani.

 

Le prospettive non sono affatto buone. La fine del lockdown non farà ripartire a pieno ritmo le imprese, che dovranno smaltire le scorte che si sono accumulate negli ultimi mesi. Inoltre, la domanda sarà piuttosto debole, con le famiglie che continueranno a essere prudenti e a risparmiare anche a scopo precauzionale.

 

La ripresa economica italiana non ripartirà, per il momento, nemmeno dall’estero, visto che i partner commerciali dell’Italia stanno affrontando la stessa pandemia e attendono di avere maggiori indicazioni sull’evoluzione della crisi sanitaria.

 

Penalizzate le vendite interne ma anche gli scambi con l’estero

Penalizzate le vendite interne ma anche gli scambi con l’estero. Secondo l’Istat nel mese di marzo le vendite al dettaglio in Italia hanno registrato una contrazione del 20,5% rispetto a febbraio, mostrando una situazione davvero critica. Le cose non vanno di certo meglio per le esportazioni.

 

Guardando ai paesi extra Ue le esportazioni sono diminuite complessivamente del 13,9% e le importazioni del 12,4% in termini congiunturali. A rilevarlo l’Istat nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. In particolare, la riduzione di esportazioni e importazioni verso i mercati extra europei ha riguardato tutti i principali paesi. Da segnalare soprattutto il netto peggioramento delle vendite di prodotti italiani in Turchia, Stati Uniti e Giappone.

 

Non si salva nessun comparto. Guardando ai dati su base annua si è osservato un calo delle vendite per tutti i principali raggruppamenti di industrie, particolarmente marcato nel caso dei beni di consumo durevoli (-28%) e strumentali (-20,8%). La flessione è risultata superiore al 10% per l’energia e al 5% per i beni di consumo non durevoli e per quelli intermedi.

 

Cosa è accaduto invece alle importazioni?

Nel mese di marzo l’Italia ha ridotto anche il ritmo delle importazioni, soprattutto riguardo agli acquisti di beni di consumo durevoli (-36,7%) e di quelli energetici (-33,5%). In diminuzione rispettivamente del 16,9 e del 14,8% le importazioni di beni strumentali e di quelli intermedi e dell’11,6% per i beni di consumo non durevoli.

 

Caso a parte per i prodotti collegati all’emergenza sanitaria. Nel mese di marzo, infatti, l’Italia per necessità ha incrementato gli acquisti di apparecchiature di ossigenoterapia e di respiratori di rianimazione e altri apparecchi di terapia respiratoria e di elettrodiagnosi. In deciso aumento anche la richiesta di reattivi per la diagnostica e di alcuni dispositivi di protezione (camici e mascherine), di alcool e disinfettanti.

 

Il totale della spesa per questi prodotti è passato dai 42 milioni del mese di febbraio ai 170 milioni di euro nel mese di marzo, rappresentando l’1,5% del totale degli acquisti dall’estero.

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