I dati Istat sul lavoro

Lavoro, Istat: torna a crescere occupazione. INPS su blocco assunzioni

Allarme INPS cresciute esponenzialmente le ore di cassa integrazione (+881% in sette mesi) mentre le assunzioni sono al lumicino nei primi cinque mesi 2020

1 settembre 2020 12:08
Lavoro, Istat: torna a crescere occupazione. INPS su blocco assunzioni

Lavoro, ultime notizie:

 

*** Lavoro, ultime notizie 1° settembre 2020: dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro.

 

A luglio l’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, rileva l'Istat, mentre gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali).

 

Le ripetute flessioni congiunturali registrate a partire da marzo 2020, però, hanno contribuito a una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di luglio 2019 (-2,4% pari a -556mila unità).

 

Lavoro allarme INPS su blocco assunzioni. Segnali di ripresa industrie

Il Coronavirus continua a colpire duramente il mercato del lavoro, nonostante le misure intraprese dal Governo per arginare la catastrofe occupazionale, con il peggio rinviato al futuro.

 

I numeri diffusi stamane dall’INPS sono davvero sconfortanti e non lasciano presagire nulla di buono per il resto dell’anno. Cresciute esponenzialmente le ore di cassa integrazione (+881% in sette mesi) mentre le assunzioni sono al lumicino nei primi cinque mesi dell’anno.

 

Qualche timida speranza arriva però dai dati Istat su ordini e fatturato industria di giugno.

 

INPS: assunzioni -43% nei primi 5 mesi 2020 causa Covid-19

Il Coronavirus ha strappato via ogni forma di ottimismo insita negli animi degli imprenditori italiani, costretti a ridurre l’attività per arginare i contagi o addirittura a chiudere i battenti, con l’opzione utilizzata un po’ da tutti della cassa integrazione Covid per non lasciare i propri dipendenti in balia di un triste destino.  

 

Grazie al blocco dei licenziamenti imposto dall’Esecutivo con il decreto Cura Italia, nei primi cinque mesi dell’anno le cessazioni sono state solamente pari a 1.972.000, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato nel trimestre marzo-maggio (-47%) a seguito dell’introduzione, il 17 marzo del divieto di licenziamento per ragioni economiche.

 

Se i licenziamenti non aumentano sono le assunzioni a subire un drastico calo. Secondo i dati pubblicati stamane dall’INPS nell'Osservatorio sul precariato, le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi cinque mesi del 2020 sono state pari a 1.795.000, vale a dire il 43% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 per effetto dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 e delle conseguenti restrizioni (obbligo di chiusura delle attività non essenziali) nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi.

 

Tale contrazione è risultata particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%), con un miglioramento a maggio (- 57%). Coinvolte tutte le tipologie contrattuali, in maniera nettamente accentuata per le assunzioni con contratti di lavoro a termine (stagionali, intermittenti, somministrati, a tempo determinato).

 

Negativo anche il dato sulle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Nel periodo gennaio-maggio 2020 sono risultate 229.000, in flessione del 31% rispetto allo stesso periodo del 2019, dato che sale al 43% considerando il solo mese di maggio.

Riguardo tale flessione è però da ricordare che, nel corso del 2019, il volume delle trasformazioni era risultato eccezionalmente elevato anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al “decreto dignità”.

 

Le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano per il periodo gennaio-maggio 2020 ancora in crescita (+12%) ma nel mese di maggio la variazione rispetto al corrispondente mese del 2019 è risultata negativa (-5%).

 

INPS: a maggio in fumo 742 mila posti di lavoro

L’effetto Covid-19 sul mercato del lavoro ha portato via nel solo mese di maggio oltre 742 mila posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni, in progressiva flessione già nel corso della seconda metà del 2019, è divenuto negativo a febbraio (-28.000) ed è rapidamente peggiorato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria, passando a -279.000 a marzo e raggiungendo, a fine maggio, il valore di -742.000 posizioni di lavoro, rispetto al 31 maggio 2019.

 

Rimane ancora significativamente positivo, pur continuando a ridursi, il saldo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+237.000) e analogo è l’andamento per l’apprendistato (+31.000).

 

A soffrire soprattutto i contratti a termine, già in flessione prima della pandemia. Il saldo dei rapporti a tempo determinato a maggio 2020 è risultato pari a -552.000. Dati tendenziali significativamente negativi si registrano, sempre a fine maggio, pure per gli intermittenti (-92.000), i somministrati (-155.000) e gli stagionali (-210.000).

 

Lavoratori occasionali in forte calo ma è boom di baby-sitter

In questo periodo di estrema incertezza economica a farne le spese sono soprattutto i lavoratori occasionali, diminuiti del -50% rispetto a maggio 2019 a 9.000 unità, con una remunerazione media mensile lorda pari a 234 euro.

 

Situazione diametralmente opposta per i lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), risultati a maggio 2020 pari a circa 148.000, in aumento del 1.461% rispetto a maggio 2019. La crescita, spiega l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, è da riferirsi essenzialmente all’introduzione del bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting previsto dall’articolo 23 comma 8 del decreto Cura Italia, il cui pagamento è effettuato con i titoli del libretto famiglia. L’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 561 euro.

 

Industria: Istat, fatturati in ripresa a giugno

Se per il mercato del lavoro non si può che prevedere il peggio nell’immediato futuro, qualche timido spiraglio di ripresa arriva invece dall’industria. Prosegue infatti a giugno la crescita del fatturato all’industria, confermando la ripresa avviata nel mese precedente dopo l’allentamento delle misure legate all’emergenza sanitaria che hanno caratterizzato il bimestre marzo-aprile. A giugno l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti del +13,4% rispetto a maggio, con risultati positivi, di ampiezza simile, registrati su entrambi i mercati: +13,0% quello interno e +14,1% quello estero.

 

Bene tutti i comparti a livello congiunturale: +21,3% l’energia, +14,3% i beni di consumo, +13,4% i beni strumentali e, infine, +11,4% i beni intermedi. Confrontando i dati con il 2019, invece, si osservano risultati negativi per tutti i settori ad eccezione di quello farmaceutico, che registra una crescita tendenziale del +7,2%. Tiene l’industria alimentare con un -1,1% mentre precipitano i fatturati dei mezzi di trasporto (-33,2%) e delle raffinerie di petrolio (-41,1%).

 

Dati leggermente positivi ma assai distanti da quelli pre-Covid. Il confronto su base trimestrale rimane ampiamente negativo sia per la componente interna sia per quella estera. Nella media del secondo trimestre, infatti, l’indice complessivo cala del 23,0% rispetto ai tre mesi precedenti.

 

In crescita i nuovi ordini a livello congiunturale, con una variazione tendenziale positiva per le commesse pervenute nell’industria dei mezzi di trasporto. Quest’ultimo risultato è dovuto esclusivamente al comparto degli altri mezzi di trasporto (diversi dagli autoveicoli) che rappresenta la componente più volatile dell’intero settore. Secondo l’Istituto di statistica nazionale gli ordinativi registrano a giugno un incremento congiunturale del +23,4%, mentre nella media del secondo trimestre sono diminuiti del 22,8% rispetto al trimestre precedente.

 

Per gli ordinativi la crescita congiunturale è sostenuta soprattutto dalle commesse provenienti dal mercato interno, che segnano un balzo del 26,4%, mentre l’aumento di quelle provenienti dall’estero si attesta al 19,1%.

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