Decreto Agosto licenziamenti: proroga blocco fino al 31 dicembre 2020

Decreto agosto proroga blocco dei licenziamenti fino al 31 dicembre 2020 ma non in caso di cessazione dell'attività di impresa o fallimento, ultime notizie

4 agosto 2020 11:02
Decreto Agosto licenziamenti: proroga blocco fino al 31 dicembre 2020

Decreto agosto licenziamenti ultime notizie

 

*** Blocco dei licenziamenti ultime notizie 4 agosto: con l'approvazione da parte del Parlamento del nuovo e terzo scostamento di bilancio, stavolta da 25 miliardi, il governo si appresta a varare il nuovo decreto di agosto che tra le altre misure prevede anche la norma sui licenziamenti.

 

In base alle ultime novità, il varo del nuovo decreto di agosto 2020 potrebbe avvenire già questa settimana e tra le varie misure prevede:

  • la proroga fino al 31 dicembre 2020 del blocco dei licenziamenti ma forse solo per le aziende che utilizzano la cassa integrazione.

  • eccezioni: secondo la prima bozza decreto Agosto, la misura non vale nei casi di cessazione dell'attività di impresa e nei casi di fallimento. Previste anche norme specifiche per gli appalti. Confermato l'intervento che consente al datore di lavoro di revocare le procedure di licenziamento senza sanzioni a suo carico.  

 

*** Blocco licenziamenti ultime notizie 30 giugno 2020: la maggioranza sembra aver trovato la quadra per prorogare il blocco dei licenziamenti causa covid-19 fino alla fine dell'anno.

Pd e Movimento 5 stelle avrebbero trovato un compromesso, con i pentastellati che avrebbero ottenuto la proroga del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione fino alla fine dell'anno in cambio della richiesta dei dem della proroga della sospensione dell’obbligo delle causali per il rinnovo dei contratti a termine.

 

Lavoro: prorogato il blocco dei licenziamenti per altri 3 mesi. E poi?

Il governo ha prorogato il blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto del 2020, consapevole che potrebbero esserci una serie infinita di persone che perderanno il lavoro a causa della crisi economica innescata dal coronavirus.

 

Cosa succederà dopo? Chi pagherà?

 

Governo: bloccati i licenziamenti covid-19 fino al 18 agosto 2020

Il governo assicura che la disoccupazione è una priorità, eppure sembra che le misure decise dall’esecutivo servano solo a rimandare nel tempo un’imminente strage di lavoratori. Alla luce di quanto fatto sinora, infatti, i licenziamenti in blocco appaiono inevitabili.

 

Nella tarda serata di ieri, 15 giugno 2020, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale. Oltre alla proroga di 4 settimane della cassa integrazione per le aziende, l’esecutivo ha deciso di rinviare il blocco dei licenziamenti 17 agosto 2020, per altri 3 mesi, 5 in tutto.

 

Tali misure sono state giudicate “insufficienti” da parte dei sindacati dei lavoratori che da tempo chiedono un’estensione almeno fino alla fine del 2020, consapevoli che non bastano pochi mesi per risolvere un problema di tale portata e che servono riforme e non solo assistenza.

 

Sindacati: estendere il blocco dei licenziamenti a tutto il 2020

"Abbiamo ottenuto un primo risultato”, ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini riferendosi all’incontro con Conte a Villa Pamphilj e al varo del successivo decreto legge. Questo “risultato non è ancora sufficiente – ha osservato però il sindacalista - e abbiamo chiesto il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’anno e anche i conseguenti ammortizzatori sociali da mettere in campo”.

 

Landini, così come altri esponenti dei vari sindacati, rimarca l’importanza di una “vera riforma fiscale e una vera lotta all'evasione fiscale; un ruolo pubblico nell'economia che veda lo Stato come soggetto che fa politica industriale e investimenti, a partire dal Mezzogiorno, capace di creare nuova occupazione femminile e, soprattutto, dare occupazione ai giovani. C'è bisogno di una vera lotta alla precarietà e di un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori. Bisogna andare a un rinnovo dei contratti nazionali attraverso una decontribuzione e defiscalizzazione degli aumenti salariali e, allo stesso tempo, vi è la necessità di una legge sulla rappresentanza che cancelli i contratti pirata e dia valore erga omnes ai contratti nazionali di lavoro”.

 

Il segretario generale della Ugl Paolo Capone ha ricordato che le misure adottate dal governo sono risultate "confusionarie e insufficienti per uscire dalla crisi che sta attanagliando il Paese. Basti pensare che sull'intero anno la riduzione dei redditi netti delle famiglie dei lavoratori potrebbe superare i 120 miliardi di euro con impatto sui consumi devastante (-26%), mentre salirebbero a oltre 4,6 milioni le persone in condizione di emergenza alimentare".

 

Chi rientra nel blocco dei licenziamenti causa coronavirus?

Il Decreto ha prorogato per ulteriori 3 mesi il divieto di licenziamento stabilito nel Cura Italia, che prevede il divieto di licenziare sia con procedure collettive che individuali per giustificato motivo oggettivo a causa dell’emergenza covid-19.

 

Rientrano in questo divieto tutti i datori di lavoro indipendentemente dal numero dei dipendenti. Restano fuori dalla sospensione i licenziamenti individuali per motivi disciplinari, per superamento del periodo di comporto, per coloro che si trovano in un periodo di prova.

 

Cosa succederà al termine del blocco? Chi pagherà?

Sino al 17 agosto 2020 non sarà possibile avviare procedure collettive di riduzione del personale, a causa del blocco ai licenziamenti imposto dal governo. A partire dal giorno successivo, però, se non ci saranno nuove misure ad integrazione del reddito, scatteranno una serie infinita di licenziamenti. Le misure messe in campo sinora dall’esecutivo non sono state in grado di assicurare la piena ripresa dell’attività imprenditoriale, pregiudicando la salvaguardia dell’occupazione.

 

Secondo l’Istat oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) avrà problemi di liquidità e quindi si presume che difficilmente potrà pagare gli stipendi. Inoltre, il 38% circa delle imprese (con il 27,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività, trovandosi a rischio chiusura.

 

Al momento non sembrano esserci misure alternative al licenziamento di massa. A pagare l’incapacità del governo saranno ancora una volta i lavoratori, mentre le imprese già la stanno pagando cara dall’inizio della pandemia. Aumenterà il disagio sociale e il numero di nuovi poveri, si ridurranno i consumi e il PIL stenterà a riprendersi. Lo scenario appare davvero preoccupante.

 

C’è poi chi confida negli aiuti dall’Europa, ma sembra che arriveranno tardi e saranno anche piuttosto contenuti rispetto a quanto si ostenta.

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