Licenziamenti bloccati fino al 16 novembre 2020, solo aziende in CIG

Con decreto Agosto prevista proroga blocco licenziamenti per altre 18 settimane cig a partire dal 13 luglio, quindi fino al 16 novembre 2020, ultime notizie

10 agosto 2020 11:46
Licenziamenti bloccati fino al 16 novembre 2020, solo aziende in CIG

Decreto agosto licenziamenti ultime notizie

 

***Blocco dei licenziamenti ultime notizie 10 agosto: trovata la quadra sulla proroga del blocco dei licenziamenti prevista nel decreto Agosto, che approderà oggi in Consiglio dei ministri. Secondo quanto si apprende se le aziende accederanno agli sgravi o useranno la cassa integrazione covid non potranno licenziare.

 

Lo stop ai licenzimenti, in sostanza, è fino al 16 novembre, poiché prevede 18 settimane di ulteriore proroga cig a partire dal 13 luglio, ed è permesso solo per le aziende che possono ancora usufruire di altre settimane di Cassa Covid.


Le aziende che invece non possono più usare la cassa integrazione, perché hanno usato tutte le settimane di Cig, potranno invece licenziare. Un’opzione per non bloccare le aziende ed evitare che arrivi l’ondata di licenziamenti in un’unica data, cosicché da avere uno sblocco dei licenziamenti scaglionato tra il 17 novembre e il 31 dicembre.

 

Tali disposizioni, previste dal nuovo decreto di agosto 2020, non si applicano in caso di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività. Ancora sospese le procedure di licenziamento collettivo.

 

Lavoro: prorogato il blocco dei licenziamenti. E poi?

Il governo ha prorogato il blocco dei licenziamenti.

 

Nel decreto Agosto, pevisto blocco licenziamenti a doppio binario. I licenziamenti per "giustificato motivo oggettivo" sono bloccati infatti dal 17 marzo del 2020 e sarà prolungato fino al 16 novembre per quelle aziende che faranno ricorso alla nuova Cassa integrazione, a sua volta allungata di 18 settimane.

 

Tante imprese non attiveranno la Cassa, ma ne hanno goduto a maggio e giugno del 2020. In questo caso, misura di consolazione, otterranno un esonero totale dagli oneri contributivi per 4 mesi. Ma - per 4 mesi - non potranno licenziare.

 

Un'altra novità introdotta Naspi volontaria. Il governo ha prorogato lo stop dei licenziamenti ma ha messo in campo l'indennità di disoccupazione Naspi per coloro che decidessero di aderire a un accordo collettivo per la risoluzione del rapporto di lavoro. Attraverso accordi sindacali sarà  "riconosciuta" la Naspi - si legge nel testo del decreto Agosto - generalmente concessa solo in caso di perdita involontaria dell'occupazione. 

 

Licenziamenti covid bloccati fino al 16 novembre:

Il governo assicura che la disoccupazione è una priorità, eppure sembra che le misure decise dall’esecutivo servano solo a rimandare nel tempo un’imminente strage di lavoratori. Alla luce di quanto fatto sinora, infatti, i licenziamenti in blocco appaiono inevitabili.

 

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale. Oltre alla proroga della cassa integrazione per le aziende, l’esecutivo ha deciso di rinviare il blocco dei licenziamento al 16 novembre 2020.

 

Tali misure sono state giudicate “insufficienti” da parte dei sindacati dei lavoratori che da tempo chiedono un’estensione almeno fino alla fine del 2020, consapevoli che non bastano pochi mesi per risolvere un problema di tale portata e che servono riforme e non solo assistenza.

 

Chi rientra nel blocco dei licenziamenti causa coronavirus?

Il Decreto ha prorogato il divieto di licenziamento stabilito nel Cura Italia, che prevede il divieto di licenziare sia con procedure collettive che individuali per giustificato motivo oggettivo a causa dell’emergenza covid-19.

 

Rientrano in questo divieto tutti i datori di lavoro indipendentemente dal numero dei dipendenti. Restano fuori dalla sospensione i licenziamenti individuali per motivi disciplinari, per superamento del periodo di comporto, per coloro che si trovano in un periodo di prova.

 

Cosa succederà al termine del blocco? Chi pagherà?

Sino al 16 novembre 2020 non sarà possibile avviare procedure collettive di riduzione del personale per le aziende in CIG, a causa del blocco ai licenziamenti imposto dal governo. A partire dal giorno successivo, però, se non ci saranno nuove misure ad integrazione del reddito, scatteranno una serie infinita di licenziamenti. Le misure messe in campo sinora dall’esecutivo non sono state in grado di assicurare la piena ripresa dell’attività imprenditoriale, pregiudicando la salvaguardia dell’occupazione.

 

Secondo l’Istat oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) avrà problemi di liquidità e quindi si presume che difficilmente potrà pagare gli stipendi. Inoltre, il 38% circa delle imprese (con il 27,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività, trovandosi a rischio chiusura.

 

Al momento non sembrano esserci misure alternative al licenziamento di massa. A pagare l’incapacità del governo saranno ancora una volta i lavoratori, mentre le imprese già la stanno pagando cara dall’inizio della pandemia. Aumenterà il disagio sociale e il numero di nuovi poveri, si ridurranno i consumi e il PIL stenterà a riprendersi. Lo scenario appare davvero preoccupante.

 

C’è poi chi confida negli aiuti dall’Europa, ma sembra che arriveranno tardi e saranno anche piuttosto contenuti rispetto a quanto si ostenta.

 

Sindacati: estendere il blocco dei licenziamenti a tutto il 2020

"Abbiamo ottenuto un primo risultato”, ha dichiarato il segretario generale della CgilMaurizio Landini riferendosi all’incontro con Conte a Villa Pamphilj e al varo del successivo decreto legge. Questo “risultato non è ancora sufficiente – ha osservato però il sindacalista - e abbiamo chiesto il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’anno e anche i conseguenti ammortizzatori sociali da mettere in campo”.

 

Landini, così come altri esponenti dei vari sindacati, rimarca l’importanza di una “vera riforma fiscale e una vera lotta all'evasione fiscale; un ruolo pubblico nell'economia che veda lo Stato come soggetto che fa politica industriale e investimenti, a partire dal Mezzogiorno, capace di creare nuova occupazione femminile e, soprattutto, dare occupazione ai giovani. C'è bisogno di una vera lotta alla precarietà e di un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori. Bisogna andare a un rinnovo dei contratti nazionali attraverso una decontribuzione e defiscalizzazione degli aumenti salariali e, allo stesso tempo, vi è la necessità di una legge sulla rappresentanza che cancelli i contratti pirata e dia valore erga omnes ai contratti nazionali di lavoro”.

 

Il segretario generale della Ugl Paolo Capone ha ricordato che le misure adottate dal governo sono risultate "confusionarie e insufficienti per uscire dalla crisi che sta attanagliando il Paese. Basti pensare che sull'intero anno la riduzione dei redditi netti delle famiglie dei lavoratori potrebbe superare i 120 miliardi di euro con impatto sui consumi devastante (-26%), mentre salirebbero a oltre 4,6 milioni le persone in condizione di emergenza alimentare".

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