Lo scenario sui licenziamenti

Licenziamenti individuali 2021: al via da gennaio ma con tassa

Con l’arrivo del 2021 potrebbe essere eliminato il blocco ai licenziamenti individuali, magari a fronte del pagamento di una tassa da parte dell'impresa

21 ottobre 2020 12:23
Licenziamenti individuali 2021: al via da gennaio ma con tassa

Governo, sindacati e Confindustria alle prese con la spinosa questione del blocco dei licenziamenti, per discutere su una graduale uscita dalla misura che è in vigore ormai dal 23 febbraio 2020 e che è riuscita a congelare milioni di posti di lavoro durante la pandemia da Coronavirus.

 

Con molta probabilità lo stop ai licenziamenti verrà prorogato fino alla fine dell’anno, ma solo per le aziende che usufruiscono della cassa integrazione Covid.

 

Con il nuovo anno, invece, si potrebbero riaprire le porte ai licenziamenti individuali, magari con il pagamento di una tassa sul licenziamento che andrà ad alimentare un fondo per le politiche attive.

 

I licenziamenti collettivi, invece, resterebbero bloccati almeno fino a quando saranno revocate le settimane di cassa integrazione Covid, forse in primavera.

 

Licenziamenti individuali 2021: al via da gennaio ma con tassa

La cassa integrazione Covid e il blocco dei licenziamenti imposto dal governo sono riusciti a salvaguardare il posto di lavoro di milioni di italiani, ma si tratta pur sempre di misure emergenziali che prima o poi devono terminare.

Il problema è proprio quello, l’economia italiana non sembra aver ancora riacquistato la piena salute e la fine di queste misure potrebbe causare una vera e propria catastrofe sul mercato del lavoro.

 

Negli incontri di oggi con sindacati e Confindustria l’esecutivo intende attuare un programma che preveda un’uscita graduale dal blocco dei licenziamenti per evitare licenziamenti di massa.

L’obiettivo al momento sembra essere quello di allentare piano piano le maglie delle restrizioni per osservarne gli effetti e limitare al minimo i danni. L’idea è quella di partire con la rimozione del blocco ai licenziamenti individuali per poi passare in un secondo momento a quelli collettivi.

 

Con l’arrivo del nuovo anno potrebbe essere eliminato il blocco ai licenziamenti individuali, magari a fronte del pagamento di una tassa sul licenziamento da parte del datore di lavoro che andrà a finanziare un fondo per le politiche attive.

 

I lavoratori licenziati, infatti, non verranno lasciati soli, assicurano fonti del governo ricordando l'indennità di disoccupazione Naspi e assicurando un percorso di politiche attive. Del resto, i licenziamenti sono fisiologici nel mercato del lavoro: nel 2019 ogni tre mesi sono stati licenziati 100-140 mila dipendenti per motivi economici con contratto a tempo indeterminato.    

 

Bisognerà vedere se con la rimozione del blocco ai licenziamenti individuali si resterà su tali cifre e correre ai ripari se la situazione si mostrerà peggiore di quella che sembra.

 

Del resto, non si possono continuare a vietare i licenziamenti a quelle attività che sono ormai certe che il fatturato non tornerà mai ai livelli pre-Covid e che si trovano da mesi con un esubero di personale.

 

Licenziamenti collettivi: il blocco verrà tolto con esaurimento cig Covid

Se l’eliminazione del blocco ai licenziamenti individuali non mieterà troppe vittime si potrà passare alla seconda fase del progetto: rimuovere anche lo stop ai licenziamenti collettivi che al momento è legato a filo doppio con la cassa integrazione Covid. Le aziende che usufruiscono di questo ammortizzatore sociale, infatti, non possono effettuare licenziamenti.

 

Con molta probabilità la cassa integrazione Covid verrà prorogata ancora fino alla fine dell’anno, al 31 gennaio 2020, oppure al massimo fino al 31 gennaio 2021, come chiesto dai sindacati, mentre nel 2021 sarà limitata alle aziende in difficoltà. Stanziati nella legge di Bilancio 5 miliardi di euro, con misure retroattive per la cig di fine 2020 che andranno a coprire le aziende che terminano l’utilizzo di questo ammortizzatore sociale a metà novembre. Si ricorda che per la cig Covid da marzo ad oggi sono stati stanziati oltre 30 miliardi di euro.

 

Sulla base dell’ultima proroga decisa con il decreto Agosto, la cassa integrazione Covid risulta:

 

  • gratuita per le imprese che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 20% causa Covid;

  • a pagamento con un contributo del 9% per le aziende con perdita di fatturato inferiore al 20%;

  • a pagamento con un contributo del 18% per le aziende che non hanno registrato decrementi del fatturato.

 

La cassa integrazione Covid pensata per la fine dell’anno potrebbe mantenere le stesse caratteristiche di questa appena citata mentre a partire dal 2021 sarà riservata alle sole aziende in difficoltà, come più volte confermato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri.

 

Fintanto che le aziende usufruiranno della cig Covid e degli sgravi contributivi non potranno licenziare. Con l’esaurimento della cassa integrazione, quindi, si toglierà anche il blocco ai licenziamenti collettivi per quelle imprese con più di 15 dipendenti che decidono di licenziare almeno 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni. Per il momento di parla di 12-18 settimane per il 2021, quindi fino a primavera.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA