Istat: a giugno tasso di disoccupazione al +8,8%, al 27,6% tra giovani

Dopo l’emergenza sanitaria è il mercato del lavoro a preoccupare gli italiani. A giugno sale la disoccupazione specie tra i giovani, aumentano gli inattivi

31 luglio 2020 15:28
Istat: a giugno tasso di disoccupazione al +8,8%, al 27,6% tra giovani

Istat, occupati e disoccupati ultime notizie:

 

***Istat, occupati e disoccupati ultime notizie 31 luglio 2020: a giugno 2020 i dati sul mercato del lavoro descrivono un andamento che conferma una tendenza alla flessione dei livelli di occupazione, seppure a ritmi via via più contenuti, un recupero delle ore lavorate pro-capite e un progressivo ampliamento dell’area delle persone in cerca di lavoro.

 

Da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di circa 600 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 160 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. In quattro mesi, il tasso di occupazione perde un punto e mezzo, mentre quello di disoccupazione, col dato di giugno, si riavvicina ai livelli di febbraio.

 

In particolare il tasso di occupazione scende lievemente al 57,5% (-0,1 punti percentuali) mentre quello di disoccupazione risale all'8,8% (+0,6 punti) e, tra i giovani, al 27,6% (+1,9 punti).

 

Istat: a maggio aumentano inattivi e tasso di disoccupazione a +7,8%

Dopo l’emergenza sanitaria è il mercato del lavoro a preoccupare gli italiani, perché il lockdown ha ferito, spesso a morte, l’imprenditorialità portandosi dietro tutti i lavoratori.

 

La ripartenza economica italiana deve basarsi sugli incentivi, anche a fondo perduto, per le piccole e medie imprese che caratterizzano il nostro paese, per interrompere quel circolo vizioso che sembra ormai essersi innescato. Bisogna agire subito, altrimenti sarà troppo tardi.

 

Il mercato del lavoro risulta contagiato pesantemente dalla pandemia, e si trova ora in rianimazione. Potrà essere salvato solo da riforme importanti, come quella dei contratti di lavoro, ma anche dalla lotta al lavoro nero, vera piaga dell’Italia che oltre a portar via dignità ai lavoratori penalizza fortemente le entrate dello Stato e di conseguenza i servizi al cittadino.

 

Istat: a maggio tasso disoccupazione risale al 7,8%:

Secondo i dati appena diffusi dall'ISTAT a maggio 2020 cresce nuovamente il tasso di disoccupazione in Italia che tra giovani arriva al 23,5%.

 

Dopo la fine del lockdown cresce anche il numero di persone in cerca di lavoro (+307mila), con un aumento del 18,9% di cui:

  • donne (+31,3%, pari a +227mila unità)

  • uomini (+8,8%, pari a +80mila).

Il dato di disoccupazione rilevato dall'Istat, indica quindi un tasso di disoccupazione che aumenta al 7,8% (+1,2 punti) e tra i giovani al 23,5% (+2,0 punti).

 

L'Istat spiega che: "Da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400.000, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900.000 unità. L'effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi". 

 

Il dato che deve far riflettere più rispetto ai tanti è quello che fa riferimento agli inattivi, cioé alle persone che non studiano, non lavorono e non cercano lavoro. Parliamo quindi degli sfiduciati totali al cui interno ci sono frotte in attesa del reddito di cittadinanza o di altri sussidi messi a disposizione dallo Stato, da affiancare magari a qualche lavoro in nero. 

 

ISTAT, dati occupazione primo trimestre 2020:

Preoccupa il dato Istat sul mercato del lavoro relativo al 1° trimestre dell’anno, che a partire dall’ultima settimana di febbraio ha risentito delle forti perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria. Nei primi tre mesi dell’anno il PIL italiano è crollato del 5,3% a causa del lockdown e della chiusura di molte aziende, portando ad una forte flessione delle ore lavorate, pari al -7,5% rispetto al trimestre precedente e al -7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

 

Secondo i dati diffusi dall’Istat, nei primi tre mesi dell’anno il numero degli occupati ha registrato una flessione pari a -101 mila unità (-0,4%), a seguito dell’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e del forte calo di quelli a termine e degli indipendenti. Il tasso di occupazione è sceso di 0,2 punti rispetto al quarto trimestre 2019, portandosi al 58,8%.

 

Da segnalare il pessimo dato di aprile, con l’effetto dell’emergenza Covid-19 più evidente. Nel quarto mese del 2020 il numero degli occupati ha registrato una diminuzione di 274 mila unità (-1,2%) rispetto a marzo 2020 mentre il tasso di occupazione è sceso al 57,9% (-0,7 punti in un mese).

 

Aumenta significativamente il numero degli inattivi

Gli italiani iniziano a perdere le speranze nella ricerca di un lavoro, e se non c’è speranza non c’è vita. Si tratta di un atteggiamento che dovrebbe preoccupare davvero molto il Governo, che sinora ha bloccato i licenziamenti per limitare i danni ma prima o poi tale divieto verrà meno e si registrerà una vera e propria catastrofe, economica e sociale.

 

Nei primi tre mesi del 2020 si è ridotto fortemente il numero di persone in cerca di occupazione (-467 mila in un anno, -16,3%), per il dodicesimo trimestre consecutivo ed a ritmi più sostenuti. Dopo la diminuzione nei due precedenti trimestri, è aumentato invece il numero di inattivi di 15-64 anni (+290 mila in un anno, +2,2%).

 

Diminuisce la domanda di lavoro da parte delle imprese

Le imprese non hanno lavorato o hanno lavorato a ritmi ridotti e danneggiando la domanda di lavoro. Secondo l’Istituto di statistica nazionale nel 1° trimestre dell’anno si è registrata una diminuzione della domanda di lavoro su base congiunturale, con un calo delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente, a fronte di un aumento dello 0,6% su base annua.

La riduzione delle posizioni lavorative, spiega l’Istat, è associata a una notevole diminuzione delle ore lavorate per dipendente, pari a -8,8% su base congiunturale e a -9,4% su base annua.

 

Il ricorso alla cassa integrazione è stato pari a 68,6 ore ogni mille ore lavorate.

 

Serve una politica industriale che guardi al futuro

Allarmanti anche i dati sulla produzione industriale diffusi ieri dall’Istat, che hanno registrato ad aprile 2020 un crollo dell’indice del 19,1% rispetto a marzo. Nei tre mesi febbraio-aprile, il livello della produzione è calato del 23,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

 

Le diminuzioni tendenziali più accentuate si sono registrate nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-80,5%) e nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-74,0%).

 

Il commercio di abbigliamento e calzature non riesce a risollevarsi, quello del turismo stenta a ripartire, il comparto del tempo libero è in ginocchio. Che fine faranno i lavoratori di tutti questi settori?

 

Davanti a uno scenario drammatico è necessario avviare sin da subito una nuova politica industriale che guardi al futuro, sostenendo la produzione e l’occupazione. Per tale ragione le Segreterie nazionali di CGIL CISL UIL hanno chiesto al premier Conte la proroga del blocco dei licenziamenti, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e il sostegno al reddito.

 

I sindacati chiedono anche un confronto con il presidente del Consiglio per indicare le priorità su cui agire:

  • Lo sblocco e la definizione di nuovi investimenti per realizzare le necessarie infrastrutture materiali e immateriali, comprese le reti digitali;

  • La definizione di una nuova politica industriale e di sviluppo eco sostenibile, anche con l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per un nuovo modello di sviluppo che individui i settori e le attività strategiche per la crescita del Mezzogiorno e del Paese e per un’occupazione stabile e di qualità;

  • Riforma degli ammortizzatori, politiche attive e contrasto alla precarietà;

  • Il rafforzamento delle politiche sociali – a partire da una legge sulla non autosufficienza -, dell’istruzione, della formazione, della sanità e della previdenza, con la conseguente valorizzazione del lavoro pubblico, da un lato, e delle pensioni dall’altro;

  • Il rinnovo dei CCNL pubblici e privati, e conseguente detassazione degli incrementi contrattuali.

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