Fusione MPS e Popolare di Bari

MPS, fusione con Popolare di Bari all’orizzonte. Pioggia di critiche

L’idea di Carla Ruocco, deputata del M5s, riguarda la creazione di una good bank e di una bad bank per far uscire lo Stato dal Montepaschi entro il 2021

8 settembre 2020 13:08
MPS, fusione con Popolare di Bari all’orizzonte. Pioggia di critiche

Torna in auge una possibile fusione tra MPS e la Popolare di Bari, tirata in ballo questa volta da Carla Ruocco, la presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario.

 

L’idea della deputata del Movimento 5 stelle riguarda la creazione di una good bank e di una bad bank per far uscire lo Stato dal Montepaschi entro il 2021, sulla base degli accordi stretti con l'Europa sugli aiuti di Stato.

 

Banche: in Italia torna di moda il risiko bancario

Il risiko bancario continua a tenere banco in Italia, alla luce delle crescenti difficolta che gli istituti bancari stanno incontrando in questo difficile contesto economico, caratterizzato non solo dall’ampia mole dei crediti deteriorati che si ritrovano in pancia ma anche dalla recessione economica causa Covid-19 e dai tassi d’interessi sui minimi storici, fattori che incidono negativamente sui bilanci delle banche italiane.

 

Alcuni istituti hanno optato per la fusione, vedi Intesa San Paolo ed UBI, altri invece sono stati soccorsi dallo Stato, come nel caso di MPS e della Popolare di Bari.

 

L’istituto di credito italiano fondato nel 1472 sotto forma di Monte di Pietà per sostenere le classi disagiate della popolazione della città di Siena è il 5° gruppo bancario italiano: nel 2017 lo Stato è entrato direttamente nel capitale sociale di Rocca Salimbeni con una partecipazione statale del 68,2% in mano al Ministero dell’economia e delle finanze.

 

La Popolare di Bari, invece, fondata nel 1960 è il primo gruppo creditizio autonomo del Mezzogiorno, tra le tre maggiori banche pugliesi e tra le dieci maggiori banche popolari italiane: la banca barese grazie al salvataggio pubblico del 2019 risulta partecipata al 97% dal MedioCredito Centrale, che tramite Invitalia fa capo al Mef.

 

MPS, uscita Mef costerebbe 5,4 miliardi agli italiani

L’uscita del Tesoro dal Monte dei Pasci di Siena, concordata con Bruxelles entro il 2021, potrebbe costare ai cittadini italiani 5,4 miliardi di euro sulla base dei prezzi attuali del titolo MPS in Borsa. A rivelarlo Carla Ruocco, la presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario, proponendo come soluzione al problema la creazione di uno schema di good bank - bad bank.

 

Andiamo per ordine. L’obiettivo sarebbe quello di creare una good bank per gli sportelli di Rocca Salimbeni al netto dei rischi annessi, compresi quelli legali, per poi farla fondere con altro istituto bancario, magari proprio la Popolare di Bari al fine di creare una realtà solida nel Sud Italia.

 

Nella bad bank, invece, confluirebbe tutto lo stock residuo di Npe, che ammonta a circa 3,4 miliardi di euro lordi, ed i rischi legali, pari a 10 miliardi. Questa entità verrebbe poi fusa in Amco, allo scopo di creare un soggetto di dimensioni rilevanti specializzato nel recovery e servicing degli Npl - Non performing loan, da circa 50 miliardi di crediti deteriorati.

 

In un’intervista al Sole 24 Ore la Ruocco ha ribadito che "il Monte non va svenduto, se il Tesoro cedesse adesso la maggioranza della banca, che capitalizza appena un miliardo e mezzo in Borsa, l’investimento di questi tre anni si tradurrebbe in una perdita di 8 miliardi di euro per lo Stato. Senza contare il peso delle richieste di risarcimento miliardarie".

 

MPS e la fusione con Pop Bari: le critiche

La proposta di fusione MPS-Popolare di Bari non sembra aver riscosso molto successo.

 

Contrario Giovanni Razzoli, analista di Equita specializzato negli istituti di credito: l’operazione "presenta ostacoli difficilmente superabili, a cominciare dal trasferimento delle passività alla good bad dalla bad bank che aprirebbe ulteriori fronti legali anche alla luce delle recenti emissioni effettuate dalla banca". Secondo Razzoli l’alternativa sarebbe quella per lo Stato di farsi carico dei rischi legali della banca, “soluzione che presenta costi diretti, a partire dall'entità delle cause, e indiretti sul fronte degli oneri trasferiti sui contribuenti, molto elevati”. 

 

Della stessa idea il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, sindacato dei lavoratori del credito, esattorie ed assicurazioni. “L’ipotesi di conferire alla Banca Popolare di Bari, che tra l’altro non ha ancora completato il proprio iter di risanamento, le filiali del Sud del Monte dei Paschi di Siena ci vede perplessi e contrari: la nuova Popolare di Bari dovrà, come abbiamo detto più volte, essere aggregatrice delle realtà bancarie del Sud”, ha dichiarato il sindacalista.

 

In attesa di novità sul fronte fusione, la Banca Popolare di Bari risulta ancora in stallo, in attesa della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale per chiudere il commissariamento. Ad allungare i tempi le elezioni in Puglia del 20-21 settembre 2020, che potrebbero inevitabilmente influire sulla costituzione del nuovo management dell’istituto di credito pugliese vista la commistione tra politica ed economia che si è venuta a creare.

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