Recovery Fund, l'Italia come spenderà i soldi del Next Generation EU?

Italia primo beneficiario del Next Generation EU con 209 miliardi di euro totali, di cui 82 miliardi di sussidi e 127 prestiti. Come spenderà questi soldi?

27 luglio 2020 16:32
Recovery Fund, l'Italia come spenderà i soldi del Next Generation EU?

Recovery Fund ultime notizie:

 

***Recovery Fund ultime notizie 27 luglio 2020: trovato l'accordo che porterà all'Italia 209 miliardi di euro, ben 36 miliardi in più rispetto alla prima proposta (172 miliardi di euro). Previsti circa 82 miliardi in trasferimenti e 127 miliardi in prestiti.

 

Recovery Fund, l'Italia come spenderà i soldi del Next Generation EU?

L’Europa sta cercando di far fronte comune per affrontare la peggiore crisi di sempre dovuta alla pandemia covid-19. La Commissione europea sta pensando di agganciare la ripresa economica con il Next Generation EU, un piano per la ripartenza orientato al futuro ed ai giovani, dedicato a settori strategici come infrastrutture, transizione ecologica e digitale.

 

L’Italia potrebbe essere il primo beneficiario del Next Generation EU con 172 miliardi totali, di cui 82 sussidi e 91 prestiti. Come spenderà questi soldi?

 

Che cos’è il Next Generation EU?

L’Europa si prepara ad affrontare gli effetti negativi della pandemia con il Recovery Fund, un piano con cui sostenere finanziariamente i Paesi membri nella difficile fase della ripresa post emergenza covid-19.

 

L’intervento straordinario di rilancio chiamato anche Next Generation EU avrà una dotazione di 750 miliardi di euro, di cui 500 saranno distribuiti a fondo perduto, mentre i restanti 250 andranno in prestito agli Stati membri.

 

L’iniziativa della Commissione europea si basa su tre pilastri:

 

1) Sostegno agli Stati membri per investimenti e riforme:

  • 560 miliardi di euro per il finanziamento della Recovery and Resilience Facility, linea di credito che offrirà sostegno finanziario per investimenti e riforme, anche nell’ottica della transizione verde e digitale e per la resilienza delle economie nazionali, assicurandone il collegamento con le priorità dell’UE.

  • 55 miliardi di euro in più da qui al 2022 per la nuova iniziativa REACT-UE per i programmi di coesione e contrasto all’impatto socio-economico della crisi, tra cui il livello di disoccupazione giovanile e la prosperità relativa degli Stati membri.

  • 40 miliardi di euro per il potenziamento del Just Transition Fund per accelerare l’approdo alla neutralità climatica.

  • 15 miliardi in più per l’European Agricultural Fund for Rural Development, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che aiuterà le zone rurali a introdurre i cambiamenti strutturali richiesti ai fini del Green Deal europeo.


Sostegno ai privati:

  • 31 miliardi di euro per il Solvency Support Instrument, strumento di sostegno per le imprese sane che mira a dovrebbe sbloccare 300 miliardi a favore delle imprese di tutti i settori economici.

  • 15,3 miliardi per il potenziamento di InvestEU, il programma faro d’investimento europeo, che permetterà di mobilitare investimenti privati in progetti in tutta l’Unione.

  • 150 miliardi per InvestEU un nuovo dispositivo per gli investimenti strategici che mira a generare investimenti per un importo fino a 150 miliardi di euro in settori strategici, specie quelli collegati alla transizione verde e digitale, e nelle catene fondamentali del valore nel mercato interno.

 

Trarre insegnamento dalla crisi:

  • 9,4 miliardi per EU4Health, il nuovo programma per la salute che potenzierà la sicurezza sanitaria e permetterà di prepararsi alle crisi sanitarie del futuro.

  • 2 miliardi per il meccanismo di protezione civile dell’Unione RescEU.

  • 94,4 miliardi per il potenziamento di Horizon Europe per supportare la ricerca nella sanità e nell’ambiente.

  • 16,5 miliardi per sostenere i partner dell’Unione nel mondo.

 

Recovery Fund all’Italia 172 miliardi di euro:

L’Italia è il paese più colpito dalla crisi e quindi potrebbe essere il primo beneficiario del Next Generation EU con 172 miliardi totali, di cui 82 sussidi e 91 prestiti. Dietro all’Italia la Spagna, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti. Per la Francia sono previsti 38,7 miliardi di aiuti, mentre per la Germania 28,8 miliardi solo a fondo perduto.

 

Facendo un po’ di conti, se dagli 82 miliardi di fondo perduto sottraiamo i 56 miliardi di maggiori contributi, otterremo 26 miliardi di euro da “spalmare” in tre anni, vale a dire poco più di 8 miliardi l’anno.

 

Ci sono poi i 91 miliardi di prestiti, che rimangono pur sempre soldi in prestito anche se a lungo termine e a tassi molto bassi, quindi nuovi debiti per le generazioni future.

 

Di buono in questa iniziativa c’è che il Recovery Fund verrà finanziato tramite obbligazioni della Commissione Europea, veri e propri titoli di debito comune che dovranno essere rimborsati non prima del 2028 e non oltre il 2058. Si tratta di novità molto importanti, osserva Angelo Baglioni, docente di economia monetaria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “questi sono sostanzialmente degli Eurobond, sono titoli di debito comune a livello di Unione Europea. Quindi questi sono tutti passi verso una unione fiscale”.

 

Recovery Fund - Italia: come verranno spesi questi soldi?

I finanziamenti europei riguardano solo determinati settori strategici (infrastrutture, sanità, digitale, ambiente), il cui utilizzo verrà scrupolosamente controllato dall’Ue sia prima che dopo.

 

La notizia non ci dispiace affatto, visto che in questi ultimi anni le criticità del nostro Paese si sono manifestate proprio in questi campi, vedi il crollo del Ponte Morandi e le difficoltà riscontrate nell’affrontare l’emergenza sanitaria covid.

 

Per non parlare poi dell’istruzione e della ricerca, ma anche della digitalizzazione dalla quale ormai non si può più prescindere.

 

Il nostro Paese ha ancora un disperato bisogno di infrastrutture, soprattutto per collegare Nord e Sud sia dal punto di vista autostradale che ferroviario.

 

C’è poi chi ipotizza un possibile taglio delle tasse grazie ai soldi del Recovery Fund, opzione impossibile oltre che economicamente sbagliata visto che si tratterebbe di far fronte ad un ipotetico taglio strutturale delle tasse con un finanziamento europeo “una tantum”, destinato ad esaurirsi nel tempo. Ma ciò non vuol dire che l’Italia non abbia bisogno anche di una riforma fiscale

 

Il denaro che l'Europa metterà a disposizione dell'Italia, dunque, servirà soprattutto per far star meglio le generazioni future, da qui il nome Next Genereation EU, per garantire loro una solidità economica e un equilibrio con l'ambiente che va ridisegnato ora, cogliendo l'opportunità che la crisi ci sta offrendo.

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