Effetto lockdown sul PIL

Bonomi: un nuovo lockdown Italia peserà per 216 miliardi sul PIL

Queste nuove restrizioni potrebbero portare il PIL 2020 a segnare un -11% o -12%, rileva Centro Studi Confindustria. Confcommercio: consumi -17,5 mld

30 ottobre 2020 07:52
Bonomi: un nuovo lockdown Italia peserà per 216 miliardi sul PIL

Stati Uniti ed India sono tra i paesi più colpiti al mondo dalla pandemia mentre nel vecchio continente la seconda ondata di contagi Covid sta letteralmente travolgendo tutti gli stati membri dell’Unione europea.

 

Si corre ai ripari: il presidente francese Emmanuel Macron ha varato un nuovo lockdown in Francia mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel si appresta a firmare nuove restrizioni soft in Germania, per circa un mese.

 

E’ il momento della responsabilità”, ha dichiarato il premier italiano Giuseppe Conte giustificando le restrizioni prese con il nuovo Dpcm, che ha sancito la chiusura anticipata alle 18 di bar e ristoranti e quella totale di palestre, piscine, cinema, teatri, eventi e sale gioco.

 

Un lockdown light per evitare quello generalizzato che abbiamo già sperimentato in primavera, con la consapevolezza che le limitazioni imposte danneggiano fortemente l’economia nazionale ma che se la curva dei contagi dovesse salire ancora sarebbe anche peggio.

 

Ad oggi si segnalano quasi 25.000 nuovi contagi ed oltre 200 decessi in 24 ore, con la Lombardia tra le regioni più colpite.  

 

Vediamo insieme quali effetti economici avrà questo mini lockdown sul PIL italiano.

 

Europa alle prese con i lockdown, Conte con i ristori

I leader europei si stanno muovendo quasi all’unisono verso nuovi lockdown, più o meno light, per arginare la seconda ondata di coronavirus che sta investendo l’Europa. La pandemia, infatti, ormai ne siamo consapevoli un po’ tutti, non è più circoscritta, anzi è largamente diffusa e quasi fuori controllo.

 

Si torna dunque alle restrizioni, pur sapendo gli enormi danni che queste causano all’economia, per evitare a tutti i costi un lockdown generalizzato. Obiettivo: trovare il giusto equilibrio tra il diritto alla salute e impatto negativo sul PIL delle limitazioni, con decisioni sofferte e impopolari che destano polemiche e scontri, soprattutto in Italia.

 

È da giorni che le categorie interessate dalle restrizioni del nuovo Dpcm scendono in piazza per manifestare il proprio dissenso, nonostante gli indennizzi varati dal governo con il decreto Ristori, per alcuni considerati solo una mancia.

 

Il provvedimento in questione prevede non solo contributi a fondo perduto, ma anche il prolungamento degli ammortizzatori sociali e crediti d'imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d'azienda, con uno stanziamento complessivo di 5 miliardi di euro.

 

Mini lockdown Italia brucerà 17,5 miliardi di consumi. PIL visto a -11% o -12%

Ci siamo fatti trovare impreparati alla seconda ondata di contagi”, accusa il Presidente di ConfindustriaCarlo Bonomi, stimando un’ulteriore discesa tra l’1% e il 2% del PIL se le misure appena approvate con il nuovo Dpcm dovessero continuare.

 

Per il 2020 si prevede un crollo dell’economia attorno al -9%, ma queste nuove restrizioni potrebbero portare il PIL a segnare addirittura un -11% o -12%, rileva il Centro Studi Confindustria, registrando un danno per l’economia di 216 miliardi di euro, superiore ai fondi del Recovery Fund.

 

Bonomi oltre a chiedere maggiore coinvolgimento delle imprese nei processi decisionali dell’esecutivo, dichiara che gli italiani hanno perso fiducia nel governo, considerando che sono ancora 12 mila le persone che aspettano da maggio la Cig erogata dallo Stato. “Dobbiamo ristabilire questa fiducia”, ha spiegato il numero uno di viale dell’astronomia, “altrimenti questi provvedimenti perdono di efficacia”, riferendosi al decreto Ristori.

 

Le restrizioni previste dall’ultimo provvedimento del governo rischiano di causare un’ulteriore perdita di consumi e di PIL di circa 17,5 miliardi di euro nel quarto trimestre dell’anno (2,7 miliardi di euro per la sola ristorazione), ha quantificato Confcommercio, prospettando il rischio di una caduta del PIL per l’anno in corso ben superiore al 10%, compresa la cessazione dell’attività di decine di migliaia di imprese e la cancellazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

 

Secondo i calcoli effettuati dall’associazione con questo nuovo Dpcm i consumi complessivi dell’intero anno si ridurranno di oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali), con una caduta della spesa presso gli alberghi superiore al 55% e quella presso la ristorazione al 50%.

 

È necessario affrontare l’emergenza sanitaria, ma la risposta non può essere solo ‘più chiusure’ perché così si finisce per chiudere il Paese, ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli chiedendo al governo più programmazione e più coordinamento per risolvere la crisi del circuito dei tamponi, dei tracciamenti, dei controlli ed i nodi dei trasporti locali e della scuola, ricordando che i settori interessati dalle restrizioni (ristorazione, sport, cultura e intrattenimento) hanno già adottato tutti i necessari e concordati protocolli di sicurezza.

 

Associazioni: affossare il retail significa affossare l’economia del Paese

Alla luce dell’impennata dei contagi molte regioni, in particolare la Regione Lombardia, stanno pensando di chiudere nel fine settimana gli spazi della media e grande distribuzione non alimentare, tra cui i centri commerciali.

Con una nota congiunta, Cncc, Confcommercio Lombardia, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe, criticano fortemente il provvedimento specificando che dalla riapertura degli scorsi mesi i punti vendita hanno dato costantemente mostra di poter esercitare la propria attività in totale sicurezza e che “affossare il retail significa affossare l'economia del Paese". 

 

Secondo Donatella Prampolini, presidente Fida è incomprensibile come si possa pensare che la soluzione per contrastare l’aumento dei contagi sia quella di “chiudere attività produttive, dove, lo dimostrano i fatti e non le parole, le procedure anticovid vengono rispettate e funzionano.

 

In crisi non solo il retail ma anche il settore congressi ed eventi, che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro, con un impatto diretto sul PIL di 36,2 miliardi di euro/anno, occupando 569 mila addetti. Da considerare che si tratta di un settore strategico e trainante per il turismo visto che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione e che permette di espandere le esportazioni delle imprese italiane.

 

Protesta anche il settore dei giochi, che conta circa 70mila aziende e che per il 2020 prevede perdite effettive e stimate di gettito erariale e perdite di remunerazione del comparto per l'attività imposta dalle concessioni del 50% rispetto all'anno precedente.  Geronimo Cardia, presidente dell'Associazione Concessionari di Giochi Pubblici (Acadi-Confcommercio) chiede al governo di riconsiderare la chiusura del settore dei giochi con l'apertura in determinate fasce orarie delle sale gioco corrispondenti a quelle degli esercizi commerciali.

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