Pensione di garanzia per i giovani 2020: novità in Legge di Bilancio

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Pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue potrebbe essere in arrivo una importante novità in Legge di Bilancio 2020.

 

In base quanto previsto dal programma di governo M5s Pd alla base del governo Conte bis, la nuova maggioranza mira ad incrementare il Fondo previdenziale integrativo pubblico, con la pensione di garanzia con l’obiettivo di assicurare ai giovani con carriere discontinue, una reale copertura previdenziale e quindi un assegno per la pensione.

 

Tale proposta che deve essere ancora messa a punto, è rivolta ai giovani il cui assegno pensionistico sarà calcolato interamente con il sistema contributivo, parliamo dei giovani nati dopo il 1970, che durante la loro carriera putroppo hanno svolto, stanno svolgendo o svolgeranno lavori discontinui, precari, atipici e che in un futuro neanche troppo lontano, potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni.

 

Vediamo quindi cos’è la pensione di garanzia 2019 per i giovani, visto che potrebbe essere inserita nella prossima Legge di Bilancio 2020, in cosa consiste e come è calcolato l’assegno minimo destinato alla pensione giovanile.

 

Cos'è la Pensione di garanzia per i giovani?

Pensioni di garanzia cos'è? La pensione di garanzia con assegno minimo garantito da 650 euro è nuova misura che il Partito Democratico, prima con il governo Renzi e poi con Gentiloni, ha cercato di introdurre in Italia al fine di sostenere i giovani, ma senza portarlo a termine.

 

Ora con il nuovo governo Conte bis, Pd e M5s, intendono introdurre con la prossima Legge di Bilancio 2020 la pensione di garanzia con l'obiettivo prevedere una misura ad hoc, che sia in grado di garantire alle future generazioni, un sostegno economico nel caso in cui, l’importo dell’assegno pensionistico, sia troppo basso.

 

In pratica, il governo giallorosso cona la nuova rifoma pensioni 2020 lavorerà per cercare di introdurre una pensione giovani che garantisca un assegno pensione minimo da 650 euro al mese a chi ha versato almeno 20 anni di contributi e che andrà in pensione dal 2030 in poi.

 

Per cui se vi state chiedendo del perché di un assegno pensione minimo garantito, il motivo è presto detto: alcune disposizione introdotte dalle ultime riforme pensionistiche, hanno portato, per forza di cose e di conti, a parecchia iniquità tra coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dopo 1996.

 

Il 1996, è quindi l’anno spartiacque tra coloro che alla pensione vanno con il sistema retributivo e quelli, il cui assegno pensionistico è calcolato interamente in base ai contributi versati nell’arco di tutta la vita lavorativa senza alcun riferimento all'importo delle ultime busta paga, come accadeva prima di quell’anno. 

 

Per chi ha cominciato a lavorare dopo il '96 c’è però un’altra beffa, l’abolizione dell’’integrazione al minimo", ossia, una pensione minima a 500 euro circa, che invece è garantita a chi è già andato in pensione con il sistema retributivo. 

 

Tale iniquità, si è poi particolarmente accentuata con l’arrivo delle nuove generazioni che complice la crisi economica, hanno avuto, ed hanno, carriere discontinue, fatte di lavori atipici, precari, finte partite IVA e che quindi rischiano di maturare assegni pensione molto molto bassi.

 

Per i giovani, la situazione si è poi maggiormente complicata a causa della Legge Fornero che introducendo la pensione di vecchiaia, ha dato la possibilità di andare in pensione ad una certa età, anche in anticipo rispetto al requisito anagrafico minimo richiesto, a patto di aver versato un tot di contributi e rientrare in determinate soglie di reddito.

 

E tutto ciò in futuro, si tradurrà in un assegno pensione troppo basso e uno Stato che sarà costretto ad aumetare l'età pensionabile con il risultato che i giovani, non saranno solo i più poveri a causa di versamenti contributivi frammentari ma saranno anche quelli che andranno in pensione ben oltre i 70 anni.

 

Ecco spiegati i motivi per cui il governo ed il ministro Poletti, stanno studiando le pensioni giovani con assegno minimo da 650 euro e gli altri interventi utili per realizzare questa sorta di paracadute economico per i giovani che andranno in pensione dopo il 2030. 

 

Pensione di garanzia 2020: come funziona l'assegno minimo garantito

Pensione di garanzia 2020 come funziona? Il governo giallorosso sta studiando una misura da inserire con la prossima Legge di Bilancio 2020 pensioni, atta a garantire una pensione giovanile con assegno minimo, per coloro i quali sono interamente nel sistema retributivo e che hanno svolto lavori saltuari, atipici e lavori precari che non consentono una continuità nei contributi versati.

 

Per questi giovani, il governo, sta pensando quindi di introdurre un assegno minimo garantito da 650 euro con 20 anni di contributi ed un'età pensionabile prima dei 70 anni.

 

Ciò sarebbe possibile maturando un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (448 euro), rispetto agli attuali 1,5 e tale passaggio (da 1,5 a 1,2), uscito dal tavolo di trattativa tra governo e sindacati, consentirebbe così ai giovani di andare in pensione con un assegno minimo di circa 650 fino ad un massimo di 680 euro.

 

In altre parole, con questa nuova misura, pensioni giovani con 20 anni di contributi, si aumenta la cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva, tenendo conto anche delle maggiorazioni sociali; l'aumento della cumulabilità dell'assegno sociale, passerebbe da 1/3 al 50%, ovvero, a 224 euro.

 

Vedi anche Quota 100.

 

Pensione di garanzia per i giovani a chi spetta? Requisiti:

Sulla base delle prime indicazioni circa la nuova misura pensioni giovani 2020 che il governo vorrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio 2020, ecco a chi spetta l'assegno minimo pensione da 650 euro fino a 680 euro:

  • giovani che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996 in poi;

  • giovani con pochi contributi versati a causa di lavori atipici, precari che non gli hanno consentito di versare la contribuzione richiesta per la pensione di vecchiaia;

  • giovani con almeno 20 anni di contributi versati.

Cosa cambia se la norma dovesse essere approvata in via definitiva: attualmente i givoani possono lasciare il lavoro qualora raggiunta l'età pensionabile e se hanno una pensione pari a 1,5 volte l'assegno sociale, circa 670 euro.

 

Con il nuovo intervento, si abbasserebbe a 1,2 volte il trattamento e scatterebbe così la garanzia di vedersi riconosciuto un assegno con 20 anni di contributi, mai al di sotto dei 650 euro al mese.

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