PIL 2020 dati Istat: Italia in recessione tecnica. Cosa succederà

Tutti preoccupati per il drastico calo del PIL italiano nel 2020. L'Istat ha rivisto al ribasso il PIL del 2° trimestre stimando un -14,7% per il 2020

2 ottobre 2020 15:08
PIL 2020 dati Istat: Italia in recessione tecnica. Cosa succederà

 PIL 2020 dati Istat:

***PIL 2020 ultime notizie 2 ottobre 2020: l'Istat ha nuovamente rivisto al ribasso il Prodotto Interno Lordo del 2° trimestre 2020, segnalando una flessione del 13% rispetto al trimestre precedente e del 18% nei confronti del 2° trimestre 2019. A fine agosto l’Istituto di statistica nazionale aveva indicato una contrazione del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali. 

 

Nell’Eurozone Economic Outlook, pubblicazione elaborata congiuntamente dall’Istat con l’Istituto di studi e previsione economica tedesco Ifo e dall’Istituto svizzero KOF, si legge che a partire da giugno i principali indicatori economici hanno segnato un’inversione di tendenza, dopo la forte contrazione registrata tra aprile e giugno. Le previsioni per il 3° trimestre del 2020, vedono il PIL italiano rimbalzare del 10% circa.

 

*** PIL 2020 ultime notizie 1° settembre 2020: l'Istat ha rivisto al ribasso il dato sul PIL del 2° trimestre 2020, indicando una flessione del -12,8% rispetto ai primi tre mesi del 2020 e del -17,7% rispetto al 2° trimestre 2019. Si tratta del calo più ampio dal 1995. La variazione acquisita per il 2020 è -14,7%.

 

*** PIL 2020 ultime notizie 31 luglio 2020: secondo l'Istat il Prodotto Interno Italiano registrerà nel 2020 una flessione del -14,3%, dopo aver chiuso il secondo trimestre con un -12,4% rispetto al trimestre precedente e con un -17,3% in termini tendenziali.

 

*** PIL 2020 ultime notizie 10 luglio 2020: secondo le stime della Commissione europea l’economia italiana nel 2020 registrerà una contrazione del -11,2%, la peggiore dell’Unione. Previsto un rimbalzo del 6,1% del PIL nel 2021.

 

PIL 2020 dati Istat: Italia in recessione tecnica. Cosa succederà

Nel 2020 il PIL italiano scenderà ancora?

Cosa succederà? Si perderanno posti di lavoro e diminuirà la ricchezza nazionale. Si rischia un circolo vizioso.

 

Tutti preoccupati per il drastico calo del PIL italiano nel 2020. Sarà inevitabile, la pandemia e il conseguente lockdown deciso dal Governo per arginare i contagi ha bloccato quasi tutte le attività del Paese e di conseguenza anche la crescita del PIL, frenando però anche il numero di contagi.

 

L’Esecutivo si è trovato di fronte ad un bivio, e ha scelto il male minore. Ora però bisogna pensare alla ripartenza, perché se il PIL cala vuol dire che l’Italia produce meno ricchezza, ci saranno meno consumi, meno investimenti e di conseguenza si dovranno adottare nuove misure per contenere i costi della spesa pubblica oppure aumentare le tasse per mantenerla sui livelli attuali.

 

In poche parole, saremo tutti meno ricchi. Un rallentamento dell'economia, porterà molti imprenditori a chiudere o a ridimensionare la propria attività mentre molti lavoratori perderanno il proprio posto di lavoro. Aumenterà significativamente la disoccupazione, provocando maggiori spese di assistenzialismo per lo Stato ed un’inevitabile riduzione dei consumi. Meno consumi, meno profitti per le aziende, meno profitti, meno investimenti.

 

L'aumento della spesa pubblica, inotre, molto spesso si traduce in meno servizi oppure in aumenti delle tasse, tasse che contribuirebbero a dare il colpo di grazia ad aziende e cittadini, già duramente colpiti dalla pandemia. Si rischia dunque un circolo vizioso che se non interrotto potrebbe portare ad una lunga recessione.

 

Intanto siamo già in recessione tecnica, ossia quella che si verifica dopo due trimestri consecutivi di flessione del PIL. Dopo il -0,3% del 4° trimestre 2019, infatti, si è registrato un crollo del -5,3% nei primi tre mesi del 2020.

 

PIL 2020: Per l’Istat calerà dell’8,3%

Secondo le ultime previsioni dell’Istat, il PIL italiano nel 2020 registrerà una marcata flessione dell’8,3%, considerando l’assenza di una seconda ondata di contagi nella seconda parte dell’anno, l’efficacia delle misure di sostegno ai redditi e gli impegni di spesa previsti nei recenti decreti e, infine, il proseguimento di una politica monetaria accomodante che stabilizzi i mercati finanziari garantendo il normale funzionamento del sistema del credito. Per il 2021 stima una parziale ripresa dell’economia tricolore del 4,6%.

Nel 1° trimestre dell'anno il PIL italiano ha registrato un crollo del 4,7%.

 

Nell’anno corrente, spiega l’Istituto di statistica nazionale, la caduta del PIL sarà determinata prevalentemente dalla domanda interna al netto delle scorte (-7,2 punti percentuali) condizionata dalla caduta dei consumi delle famiglie e delle ISP (-8,7%) e dal crollo degli investimenti (-12,5%), a fronte di una crescita dell’1,6% della spesa delle Amministrazioni pubbliche.

 

Un contributo negativo arriverà anche dalla domanda estera netta e dalla variazione delle scorte. Se cala il PIL cala anche l’occupazione: prevista una brusca riduzione nel 2020 del -9,3% e una ripresa nel 2021 del +4,1%.

 

PIL 2020: Per l’OCSE il PIL italiano scenderà dell’11,3%

Più pessimista l’OCSE sulla contrazione dell’economia italiana. Nell’Economic Outlook l’ente parigino stima una flessione del PIL italiano nel 2020 dell’11,3%, che potrebbe arrivare a -14% nel caso di una seconda ondata di contagi.

 

Per il 2021 l’OCSE stima un rimbalzo del 7,7% nella prima ipotesi e del 5,3% nella seconda, quella di una nuova ondata covid-19.

Il crollo del PIL italiano si inserisce in un contesto negativo per un po’ tutte le nazioni. Per il 2020 l’OCSE stima una contrazione del PIL a livello globale del 6%, che salirà al -7,6% nel caso di una seconda ondata di contagi.

 

Il PIL del Vecchio Continente è previsto scendere dell’11,5%.  

 

Il PIL misura anche il benessere di una nazione?

Il PIL o Prodotto Interno Lordo è una grandezza macroeconomica che misura in valore aggregato i beni e servizi prodotti da un paese in un determinato periodo di tempo. Si dice che misura la ricchezza che una nazione è in grado di produrre in un determinato arco temporale.

 

Perché ci si aspetta che il PIL cresca sempre? Ma soprattutto c’è un limite alla crescita oltre il quale non si può più andare? Sono domande che molti si pongono e alle quali non è sempre facile rispondere. Non sarebbe utile misurare oltre alla ricchezza anche un indice sulla qualità della vita? In alcuni paesi orientali lo fanno e potrebbe essere d’esempio anche per le nazioni occidentali, sempre concentrate sulla ricchezza e forse troppo poco sul benessere dei cittadini.

 

In Bhutan, ad esempio, esiste oltre al PIL l’Indice sulla Felicità Interna lorda mentre le Nazioni Unite hanno elaborato un Indice di Sviluppo umano – Human Development Index -. Ciò vuol dire che l’obiettivo dei governi in un certo senso sta cambiando: oltre a produrre ricchezza si pensa anche a produrre benessere.  

 

Il PIL deve crescere per far aumentare l’occupazione

Scendendo nel dettaglio di queste riflessioni possiamo dire che la crescita del PIL in un certo senso misura anche la qualità della vita, visto che indica la produzione di beni e servizi di una nazione, beni e servizi che servono a soddisfare i bisogni materiali dei cittadini, basti pensare alle scuole, alle strade agli ospedali, alle infrastrutture. Si tratta di un benessere materiale ma pur sempre benessere è.

 

Intanto i politici stanno cercando di soddisfare le nuove necessità dei cittadini focalizzandosi ad esempio sulla sostenibilità, che oltre a far bene al nostro Pianeta fa bene anche alla nostra salute.

 

In ogni caso il PIL deve crescere, sempre e comunque, perché crescita economica e quindi crescita del PIL vuol dire anche più lavoro per tutti, lavoro che è alla base della dignità di una persona e del quale quindi non si può fare a meno.

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