L'accordo

Recovery Fund, Parlamento Ue propone un anno in più e anticipi al 20%

Intesa di Ppe, S&D, Verdi e Renew Europe sul Fondo di ripresa. Il 12 novembre il voto in seduta plenaria. Per l’Italia l’acconto passerebbe a 40 miliardi

3 novembre 2020 18:11
Recovery Fund, Parlamento Ue propone un anno in più e anticipi al 20%

Finalmente una schiarita sui negoziati per il Recovery Fund. I gruppi parlamentari europei di Popolari, Socialisti e Democratici, Verdi ed ex liberali di Renew Europe hanno raggiunto un’intesa sulla Recovery and Resilience Facility. L’annuncio è stato dato dal presidente del gruppo di lavoro Bilancio e Politiche strutturali e vice presidente del Ppe, Siegfried Muresan.

 

Dunque, dopo un lungo braccio di ferro tra Parlamento e Stati membri guidati dalla presidenza di turno tedesca, un primo passo c’è. Le principali forze politiche dell’Eurocamera hanno trovato un accordo sul testo che verrà poi votato in sessione plenaria. Due i punti essenziali: “prolungare il programma da 3 a 4 anni e aumentare il prefinanziamento dal 10% al 20% per aiutare di più e più velocemente” i Paesi destinatari delle risorse. Il Parlamento europeo propone anche sei priorità per il Recovery Fund: verde, digitale, competitività e coesione economica, coesione sociale, resilienza, giovani”. E cheil 40% dei fondi sia investito per il clima e il 20% per il digitale”. Tra i paletti la previsione di “un forte legame” tra lo strumento di ripresa “con il semestre europeo” e quella “di raccomandazioni specifiche per Paese. Gli Stati membri dell’Ue hanno bisogno di riforme per superare questa crisi ed evitare di essere colpiti duramente da eventuali crisi successive”, dichiara su Twitter Muresan. 

 

Ma se da un lato il Parlamento sostiene i criteri di assegnazione decisi dal Consiglio europeo a luglio” dall’altro ribadisce chevieta il finanziamento di spese di bilancio ricorrenti. Il Recovery Fund sia usato per investimenti non per il populismo politico”. Strasburgo chiede “un ruolo forte per l’Ufficio antifrode dell’Ue (Olaf, ndr), l’Ufficio della procura e la Corte dei conti” europei.  E un “chiaro meccanismo per lo stato di diritto e la trasparenza dei beneficiari”. Quello che sostanzialmente rivendica è una funzione di peso anche sul Recovery Fund su cui in teoria non avrebbe alcun potere. Essendo autorità di Bilancio solo sul budget Ue. Non sono questioni da poco. E già nelle passate settimane sono state causa di un blocco dei negoziati cui è seguito un laborioso processo di ricucitura dei rapporti istituzionali con il Consiglio e la presidenza tedesca. Ora il Parlamento Ue porta sul tavolo delle trattative le sue condizioni. “I Paesi devono rispettare gli impegni”, spiega ancora sui social Muresan. “Se uno Stato membro dell’Ue non raggiunge un progresso sufficiente verso le tappe concordate, la Commissione europea è autorizzata a recuperare il prefinanziamento e a disimpegnare i fondi”. Inoltre il Pe “avrà un ruolo paritario con il Consiglio nell’approvazione dei piani nazionali di riforme e investimenti”. Ed “esaminerà i piani nazionali e le decisioni di spesa della Commissione per assicurarsi che il denaro dei contribuenti dell’Ue sia usato correttamente per rafforzare le economie a lungo termine”. 

 

La proposta di accordo appoggiata dai quattro gruppi parlamentari sarà votata dalle commissioni per lo Sviluppo economico e per i Bilanci dell’Europarlamento il prossimo 9 novembre. Il 12 novembre, invece, il testo dovrebbe ricevere il mandato della plenaria per l’avvio dei negoziati con la Germania. La fine delle trattative sullo strumento per la ripresa e la resilienza segna una settimana che il presidente David Sassoli ha definito “importante” e in cui l’Eurocamera è unita “per raggiungere una risposta rapida e ambiziosa a vantaggio di tutti i cittadini europei”. Mentre Ursula Von der Leyen che ieri ha incontrato in videoconferenza la cancelliera Angela Merkel e lo stesso Sassoli si è detta “incoraggiata dai progressi fatti”. Ma ha inviato a “colmare le divergenze in atto”. “Abbiamo bisogno di un accordo molto presto”, ha ribadito.

 

Intanto oggi è riunito l’Eurogruppo per esaminare la difficile situazione economica aggravata dalla seconda ondata della pandemia. I ministri dell’Economia e delle Finanze dell’eurozona vogliono sollecitare Parlamento e presidenza tedesca dell’Ue a chiudere al più presto le discussioni su bilancio e regolamento del Recovery Fund nell’ambito del Next Generation Eu, che vale in totale 750 miliardi di euro. L’obiettivo sarebbe quello di far partire l’intera operazione da gennaio. Anche se il trasferimento dell’anticipo sui fondi slitterebbe ad un momento successivo e solo dopo che la Commissione avrà approvato il piano nazionale di investimenti e riforme. I governi hanno tempo fino a metà aprile per presentarlo. Se la proposta sui cui il Parlamento Europeo ha chiuso oggi la trattativa dovesse passare la prima tranche di trasferimenti per l’Italia ammonterebbe a 40 miliardi di euro.

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