il piano di ripresa italiano

Recovery plan 2020: cos’è, come funziona, cosa prevede e quando parte?

Conte ha inviato alle Camere le linee giuda del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), così è stato chiamato il Recovery plan italiano. Cos'è

23 settembre 2020 11:10
Recovery plan 2020: cos’è, come funziona, cosa prevede e quando parte?

Il 21 luglio 2020, dopo una lunga e difficile trattativa, i leader europei hanno approvato il Next generation Eu, altrimenti noto in Italia con il nome di Recovery fund o “Fondo per la ripresa”.

 

Si tratta di un fondo speciale per la ripresa economica, da finanziare nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato europei (i Recovery bond), che servirà a far ripartire l’Europa dopo la pandemia da Covid-19.

 

I soldi in arrivo dall’Europa andranno a finanziare i progetti di riforma strutturali contenuti nel Piano nazionale di riforme di ogni paese, i Recovery plan, con quello italiano focalizzato sulla Riforma fiscale, sulla digitalizzazione e sulla transizione verde.

 

Cos’è il Recovery plan, come funziona, cosa prevede, da quando parte?

 

Recovery plan: cos’è e come funziona

I Recovery Plan sono i progetti nazionali di riforme che ogni singolo Paese membro dovrà presentare a Bruxelles per ottenere gli aiuti del Recovery Fund. La scadenza per l’invio del documento alla Commissione europea per la valutazione è fissata ad aprile 2021.

 

Francia e Germania hanno già pronto il proprio Recovery Plan mentre in Italia sono state definite le linee guida che serviranno a giustificare come verranno spesi i 208 miliardi di euro in arrivo dall’Unione Europea, 127 miliardi sotto forma di prestiti e altri 81 come sovvenzioni.

 

L’Italia, insieme alla Spagna, è il maggiore beneficiario di questa misura europea che in tutto vedrà lo stanziamento di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati.

 

Recovery plan: cosa prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Il premier Giuseppe Conte ha inviato l’ambizioso progetto alle Camere in vista della scadenza del 15 ottobre, data entro la quale il Governo dovrà presentare alla Commissione europea unitamente al Documento programmatico di bilancio, le linee giuda principali Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), così è stato chiamato il Recovery plan italiano.

 

Il presidente del Consiglio ha più volte dichiarato che si tratta di un’occasione unica per l’Italia per mettere in atto tutte quelle riforme che aspettano da tempo di essere attuate, in particolare la Riforma fiscale e la svolta green del Paese.

 

Il documento inviato dal governo al Parlamento con le linee guida per i progetti del Recovery plan individua sei missioni che riguardano determinate aree tematiche strutturali di intervento. A loro volta le missioni sono suddivise in cluster (insiemi) di progetti omogenei e funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo.

 

Le sei missioni sono:

 

1. Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo;

 

2. Rivoluzione verde e transizione ecologica;

 

3. Infrastrutture per la mobilità;

 

4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura;

 

5. Equità sociale, di genere e territoriale;

 

6. Salute.

 

In particolare, il Recovery plan italiano punterà sull’alleggerimento della pressione fiscale, con una Riforma dell’Irpef volta a ridurre le tasse per il ceto medio e i nuclei con figli.

 

Di fondamentale importanza anche gli interventi per la digitalizzazione e innovazione, specialmente della Pubblica Amministrazione dell’istruzione, della sanità e del Fisco, la rivoluzione verde e transizione ecologica, il via libera al Family Act, politiche attive del lavoro e il piano per il Sud.

 

Pensando alle infrastrutture si punta in particolar modo alla realizzazione di una Rete nazionale di telecomunicazioni in fibra ottica, allo sviluppo delle reti 5G e all’Alta Velocità.

 

Recovery Plan: gli obiettivi e le sfide

La strategia complessiva di riforma e politica economica del PNRR contribuirà al raggiungimento di determinati obiettivi quantitativi di lungo termine, dettagliatamente indicati nel testo inviato dal Governo alle Camere contenenti le linee guida del Recovery plan.

 

Gli obiettivi possono essere riassunti come segue:  

  • Raddoppiare il tasso medio di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), portandolo quantomeno in linea con la media UE (1,6%);

  • Aumentare gli investimenti pubblici per portarli almeno al 3% del PIL;

  • Portare la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) al di sopra della media UE (2,1%, rispetto al nostro attuale 1,3%);

  • Conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali per arrivare all’attuale media UE (73,2% contro il 63,0% dell’Italia);

  • Elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale;

  • Ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici;

  • Aumento dell’aspettativa di vita in buona salute;

  • Promuovere una ripresa del tasso di natalità e della crescita demografica;

  • Abbattere l’incidenza dell’abbandono scolastico e dell’inattività dei giovani;

  • Migliorare la preparazione degli studenti e la quota di diplomati e laureati;

  • Rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, cambiamenti climatici, crisi epidemiche e rischi geopolitici;

  • Promuovere filiere agroalimentari sostenibili e combattere gli sprechi alimentari;

  • Garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.

 

Gli assi portanti e prioritari del PNRR saranno la transizione verde e digitale del Paese, ai quali saranno destinate la maggior parte delle risorse disponibili nello strumento di riprese e resilienza, in linea anche con le indicazioni della Commissione.

 

Le sfide incluse nel PNRR possono essere così sintetizzate:

  • Migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia;

  • Ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica;

  • Sostenere la transizione verde e digitale;

  • Innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione.

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