Risparmio: corsa ai conti correnti e fuga dai fondi comuni causa Covid

Gli investitori verso porti più sicuri: scelgono i depositi in conto corrente a discapito dei fondi comuni d’investimento. Timida ripresa dell'azionario

22 maggio 2020 12:53
Risparmio: corsa ai conti correnti e fuga dai fondi comuni causa Covid

I timori legati al Covid-19 spostano le strategie d’investimento di piccoli e grandi risparmiatori, alla luce delle incertezze sul futuro. In particolare, la crisi economica scaturita dalla pandemia globale ha indirizzato le scelte degli investitori verso porti più sicuri, aumentando i depositi in conto corrente.

 

Ci si allontana, invece, dai fondi comuni d’investimento.

 

Corsa dei risparmiatori ai conti correnti  

Le tensioni economiche e finanziarie mondiali dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19 hanno portato risorse in uscita dal comparto del risparmio gestito, aumentando al contempo i flussi di raccolta su conti correnti e depositi. Lo rileva Assoreti fotografando la situazione registratasi nel mese di marzo 2020, in pieno lockdown. La raccolta netta resta positiva per le reti di consulenti finanziari, risultando pari a 3,8 miliardi di euro.

 

Molto bene il risparmio amministrato (conti correnti, obbligazioni, azioni), con investimenti superiori a 6,38 miliardi di euro, di cui 4,5 miliardi legati ai conti correnti. I depositi in banca sono dunque quasi raddoppiati in un mese, visto che a febbraio 2020 erano pari a 2,8 mld.

 

Cresce il posizionamento di risorse sui titoli azionari, sui quali la raccolta netta è positiva per 1,4 miliardi di euro. In evidenza anche l’investimento in titoli di Stato e gli exchange traded product, mentre sui titoli obbligazionari prevalgono i flussi in uscita, anche se ad un ritmo inferiore rispetto a febbraio.

 

Così ha riposto Assoreti ai molteplici interrogativi dei risparmiatori, alla ricerca di “sicurezza, solidità, competenza, protezione e nuove opportunità di investimento”, ha dichiarato Paolo Molesini, Presidente dell’Associazione delle banche e delle imprese di investimento che prestano il servizio di consulenza in materia di investimenti.

 

Le famiglie hanno deciso di orientarsi anche sul comparto assicurativo/previdenziale, che ha registrato risorse nette pari a 456 milioni di euro. Privilegiati i prodotti multiramo, sui quali i premi netti si attestano a 179 milioni di euro. Bene anche le polizze vita tradizionali (132 milioni) e le unit linked (94 milioni).

 

Fuga dai fondi comuni d’investimento

A soffrire della pandemia sono soprattutto i fondi comuni di investimento, con deflussi netti pari a 2,8 miliardi di euro, concentrati principalmente sulle gestioni collettive estere di tipo aperto (-2,6 miliardi).

 

Male anche le gestioni patrimoniali individuali, con il saldo negativo per 175 milioni, con disinvestimenti pari a -172 milioni nella GPF – Gestione Patrimoniale Professionale.

 

Risparmio gestito in calo nel 1° trimestre

Negativi anche i dati provenienti dall’industria del risparmio gestito riferiti ai primi tre mesi dell’anno.

 

Secondo i numeri diffusi da Assogestioni, si registrano deflussi complessivi per 12 miliardi di euro. Male la raccolta per le Gestioni Collettive (in fondi comuni aperti e chiusi) con uscite pari a circa 11 mld mentre ammontano a 1,2 mld quelle per le Gestioni di Portafoglio.

 

Com’è andata la raccolta bancaria ad aprile 2020?

Nel mese di aprile si allentano leggermente le paure degli investitori legate al Covid-19. La raccolta da clientela del totale delle banche in Italia, depositi ed obbligazioni, ha registrato un incremento del 4,8% rispetto ad un anno prima. Secondo le prime stime del SI-ABI ad aprile 2020 la raccolta bancaria da clientela residente è risultata pari a 1.843 miliardi di euro. Tale dato risulta in netta crescita se si confronta con quello della fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, quando totalizzava circa 1.549 miliardi di euro. Stiamo parlando dunque di circa 294 miliardi di euro in più dalla fine del 2007 ad oggi.

 

Scendendo nel dettaglio, i depositi da clientela passano a 1.613 miliardi di euro (+589 miliardi dalla fine del 2007 ad oggi), registrando una variazione tendenziale pari a +6,3%. L’aumento in valore assoluto su base annua è di circa 95 miliardi di euro.

 

Le obbligazioni si attestano a 230 miliardi (-294 miliardi dal 2007), registrando un calo annuo del 4,7% (-4,1% il mese precedente).

 

Cosa è successo sull’azionario nel mese di aprile?

Dopo un mese di marzo davvero pesante sui mercati azionari, s’intravede un timido ritorno di fiducia da parte degli investitori. Nel mese di aprile 2020, l’indice Dow Jones Euro Stoxx, che rappresenta i 100 principali titoli dell’Area Euro per capitalizzazione, è salito del 2,1% rispetto a marzo (-14,5% su base annua). Ancora in calo il Cac40 della piazza di Parigi -1,1% e il FTSE MIB della Borsa di Milano -2,5% (-21,2% a/a) mentre il Ftse100 della Borsa di Londra è rimasto invariato. Positivo invece il Dax30 tedesco, salito del 3,6%.

 

In forte calo la capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano, a 464 miliardi di euro, in diminuzione di circa 6 miliardi rispetto al mese precedente e di 127 miliardi rispetto ad un anno prima.

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