Pensioni 2021

Rivalutazione pensioni 2021: aumenti, stop blocco e pensioni d'oro

Come cambieranno le pensioni nel 2021? Manovra conferma Quota 100, Opzione Donna e Ape Social. Non si prevedono aumenti assegni: rivalutazione pari a zero

1 dicembre 2020 07:53
Rivalutazione pensioni 2021: aumenti, stop blocco e pensioni d'oro

L’arrivo del nuovo anno porta con sé più o meno importanti cambiamenti sulle pensioni. La legge di Bilancio 2021, ormai è certo, prevede non solo la conferma di Quota 100 ma anche la proroga di un anno di Opzione Donna e Ape Social.

 

Come cambieranno le pensioni nel 2021? I pensionati attendono con ansia l’arrivo del nuovo anno per sapere di quanti euro aumenterà il loro assegno previdenziale per effetto della rivalutazione, ma questa volta potrebbero avere una brutta sorpresa.

 

Causa Covid, infatti, la rivalutazione delle pensioni per il 2021 potrebbe essere addirittura pari a zero. Vediamo insieme cos’è e come funziona il meccanismo di perequazione automatica delle pensioni e di quanto sarà, se ci sarà, l’aumento delle pensioni a partire dal 1° gennaio 2021.

 

Rivalutazione delle pensioni: cos’è e come funziona

Si sente continuamente parlare del costo della vita, ossia del prezzo che serve per vivere in un determinato Paese. Ogni anno questo costo aumenta per effetto dell’incremento dell’inflazione, riducendo il potere di acquisto dei cittadini.

 

Per evitare che con il passare del tempo le pensioni arrivino a subire importanti penalizzazioni per via dell’inflazione, esiste come per gli stipendi, un meccanismo di adeguamento periodico dell’assegno pensionistico per assicurare ai pensionati uno stile di vita costante nel tempo.

 

Questo meccanismo si chiama perequazione automatica e si esplica in una rivalutazione annuale dei trattamenti erogati dagli enti di previdenza italiani sulla base di alcuni parametri di riferimento individuati periodicamente dall’Istat, come l’inflazione.

 

Rivalutazione pensioni 2021: come si calcola?

La rivalutazione delle pensioni previdenziali ed assistenziali avviene con cadenza annuale sulla base dell’adeguamento del costo della vita.

 

Sotto osservazione i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati annunciati dall’Istat, con l’indice in questione chiamato FOI che serve a stabilire il valore di riferimento per la stima dell’aumento da applicare.

 

A fine novembre il Ministero dell’Economia e delle Finanze fissa un tasso provvisorio da applicare l’anno successivo da gennaio ad ottobre, che poi diventa definitivo a partire da novembre fino a fine anno, con relativo conguaglio ad inizio anno.

 

La rivalutazione viene calcolata applicando all’importo della pensione spettante una variazione determinata sulla base dell’inflazione, con ulteriori aumenti che possono essere stabiliti dalla legge di Bilancio in relazione all’andamento dell’economia. Non avviene in misura uguale su tutti gli assegni: l’indicizzazione è piena per le pensioni più basse mentre è parziale per quelle più alte.

 

Nel 2020 il tasso effettivo di rivalutazione delle pensioni è stato fissato allo 0,40% dopo il +1,1% del 2019. Per effetto dell’ultima legge di Bilancio, la rivalutazione al 100% spetta solo agli assegni pensionistici il cui importo complessivo sia pari o inferiore a 4 volte il trattamento minimo INPS (513 euro), che corrisponde a circa 2.052 euro.

Sette le aliquote previste dalla manovra finanziaria per il triennio 2019-2021, con valori decrescenti fino al 40% per pensioni di importo superiore a nove volte l’assegno minimo.

 

Pensioni 2021: non si prevedono aumenti per gli assegni

Pochissime le novità sul fronte pensioni nella prossima legge di Bilancio 2021. Non cambierà molto nenache dal punto di vista dell'importo degli aasegni pensionistici, con nessun aumento in vista a causa della crisi economica scaturita dalla pandemia Covid. Si attendono novità a fine novembre, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero dell’Economia che fisserà il tasso di rivalutazione provvisorio delle pensioni a partire dal 1° gennaio 2021.

 

Perché la rivalutazione delle pensioni potrebbe essere pari a zero? Non sappiamo ancora quale sarà il tasso di rivalutazione per l’anno prossimo, ma possiamo farcene un’idea guardando agli ultimi dati sull’inflazione pubblicati dall’Istat.

 

Secondo l’istituto di statistica nazionale la variazione dei prezzi al consumo di famiglie di impiegati ed operai nel 2020 rispetto al 2019 è praticamente nulla, persino negativa. Ciò sta praticamente a significare che il tasso da applicare per la rivalutazione delle pensioni sarà negativo, pari allo 0,30% secondo alcuni calcoli effettuati da Renzo Boninsegna per conto della SNALS - Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola, ipotizzando per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 la ripetizione dello stesso indice di settembre.

 

Naturalmente non ci sarà una rivalutazione negativa delle pensioni, ossia l’assegno non può essere ridotto in caso di inflazione negativa, ma non po' essere nemmeno aumentato, considerando che con il calo generalizzato dei prezzi si ha comunque il vantaggio di un maggiore potere d’acquisto.

 

Stando a quanto sappiamo finora, un aumento delle pensioni per il 2021 non sarà proprio impossibile ma sarà possibile solo a fronte di un’impennata dell’inflazione negli ultimi tre mesi dell’anno, cosa che appare quantomai improbabile vista la recrudescenza della pandemia che ha imposto un nuovo lockdown a zone.

 

Stop al blocco rivalutazione pensioni 2021 novità Legge di Bilancio:

In base a quanto previsto dal testo della nuova Legge di Bilancio 2021, che ricordiamo deve ancora approvato in via definitiva, la misura della perequazione automatica sulle pensioni sarà per tutti gli assegni.

 

Secondo quanto evidenziato dalla Cgil, gli assegni 2021 verranno correttamente rivalutati in base all’inflazione. “Non ci sarà la proroga del blocco della rivalutazione delle pensioni”, ha spiegato in un post sulla propria bacheca facebook il Segretario generale nazionale Spi - Cgil Pedretti

 

Secondo il sindacalista infatti, “dopo le nostre proteste la norma è stata ritirata dal testo della legge di bilancio”. Si attende ora la conferma definitiva che potrà arrivare solo con la discussione parlamentare della finanziaria 2021.

Siccome siamo persone serie per cantare vittoria dobbiamo aspettare fino all’approvazione della legge in Parlamento”, ha concluso l’esponente della Cgil. “Per cui vigiliamo e facciamo attenzione, che non si sa mai. Però oggi possiamo dire che la nostra voce si è sentita e che al momento abbiamo riparato a un errore clamoroso e all’ennesimo tentativo di mettere le mani nelle tasche dei pensionati. Avanti così” ha concluso Pedretti.

 

Pensioni d'oro 2021: contributo di solidarietà. Le novità

Riforma pensioni 2021 rivalutazione per gli assegni pensione: in base a quanto previsto dall'ultima bozza del 16 novembre del testo della nuova legge di Bilancio 2021 in materia di riforma delle pensioni all’articolo 68 dal titolo "Attuazione delle disposizioni contenute nella sentenza della Corte Costituzionale n. 234 del 2020":

Al fine di dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 234 del 2020, nel rispetto del principio dell'equilibrio di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica, assicurando la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche in funzione della salvaguardia della solidarietà intergenerazionale e in coerenza con le indicate finalità di finanziamento del sistema previdenziale, all’articolo 1, comma 261, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole “per la durata di cinque anni” sono sostituite dalle seguenti: “per la durata di tre anni”. 

Relazione illustrativa: La disposizione mira a dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 234 del 2020 riducendo da cinque anni a tre anni l’ambito di applicazione delle riduzioni delle pensioni i cui importi sono superiori a 130.000 euro.

Con l'attuazione viene dunque sancita la riduzione da 5 a 3 anni del contributo di solidarietà sugli assegni di importo superiore a 130.000 euro.

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