Le ipotesi sul salario minimo

Salario minimo: in arrivo direttiva Ue. Cosa cambia in Italia

L’idea della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, è quella di fissare a 9 euro il salario minimo orario o basarsi su 70% del valore medio delle retribuzioni

12 ottobre 2020 16:35
Salario minimo: in arrivo direttiva Ue. Cosa cambia in Italia

In Italia si parla da tempo di salario minimo orario per garantire una vista dignitosa a tutti i cittadini, misura che potrebbe essere varata a breve a seguito del recepimento di una direttiva europea.

 

Il tema starebbe particolarmente a cuore alla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, intenzionata a presentare entro la fine di ottobre una direttiva vincolante per l'introduzione di un salario minimo europeo in tutti i 27 Paesi dell'UE. “È arrivato il momento che il lavoro ripaghi”, ha dichiarato la von der Leyen.

 

Salario minimo: in arrivo una direttiva europea

La crisi economica scaturita dalla pandemia da Coronavirus sembra aver accelerato i tempi per il varo di un salario minimo in Europa, mettendo in luce l’esigenza di determinare quale sia lo stipendio minimo sufficiente per vivere, al di sotto del quale non si può proprio andare visto che sono ancora molti i lavoratori sottopagati.

 

Secondo alcune indiscrezioni riportate da Politico.eu, la direttiva europea sul salario minimo potrebbe arrivare a fine ottobre. Cosa accadrà? Semplice, tutti i paesi membri dell’Unione europea dovranno adeguarsi, ma la nuova direttiva dovrà necessariamente tenere conto delle differenze territoriali e delle differenze nel costo della vita.

 

Favorevoli alla proposta Francia, Germania e Italia mentre risultano contrari Svezia, Danimarca e Finlandia, dove gli stipendi sono particolarmente alti, e i Paesi dell’Est, dove invece sono particolarmente bassi (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia).

 

Direttiva europea salario minimo: cosa accadrà in Italia

Quali conseguenze avrà in Italia la direttiva europea sul salario minimo? Nella nostra Penisola si parla da tempo di salario minimo, in particolare di salario minimo orario, quindi questa potrebbe essere l’occasione giusta per arrivare a qualcosa di concreto.

 

Il salario minimo esiste in quasi tutti gli Stati membri dell’Unione europea ma l’obiettivo è quello di uniformarlo. In particolare, sono 22 i paesi in Europa che hanno adottato questa misura, con importi diversi uno dall’altro, tra questi non figura l’Italia.

 

Secondo un'analisi del Parlamento UE nei 22 Paesi in cui è già presente, il salario minimo è inferiore al minimo garantito dalla contrattazione collettiva di quelle realtà che non lo prevedono, come Italia, Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia e Cipro. Le cifre vanno da un minimo da un minimo di 235 euro al mese in Bulgaria a un massimo di 2.071 euro in Lussemburgo. In Spagna il salario minimo arriva a 858 euro, in Francia a 1.521 euro e in Germania a 1.557 euro.

 

In Italia l’approvazione del salario minimo non comporterà nessun cambiamento rispetto alla libertà della contrattazione collettiva e all’autonomia dei sindacati: nessun cambiamento significativo, dunque, per circa l’80% dei lavoratori tutelati dai contratti di lavoro nazionali.

 

A beneficiarne, invece, saranno soprattutto i lavoratori privi di un contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). L’idea della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, è quella di fissare a 9 euro il salario minimo orario, andando a tutelare gli oltre 2,5 milioni di italiani che attualmente percepiscono un compenso orario pari a 7,3 euro, oppure di far riferimento al 70% del valore mediano delle retribuzioni.

 

Secondo l'europarlamentare M5s, Daniela Rondinelli, “il salario minimo in ogni Paese dello Stato membro non deve essere inferiore al 60% del salario mediano nazionale e al contempo non deve essere inferiore al salario mediano europeo. Solo così avremo a disposizione uno strumento capace di livellare verso l'alto gli stipendi dei cittadini europei”.

 

L’INAPP sottolinea che in Italia si registrano differenze di salario non solo rispetto al tipo di contratto ma anche rispetto al regime orario di lavoro. I lavoratori a tempo parziale percepiscono un salario orario mediano inferiore di oltre l'11% rispetto al totale. I lavoratori a tempo determinato scontano un salario mediano inferiore dell'8,7% rispetto al totale.

 

Da segnalare anche un problema di tipo geografico, con le imprese del Mezzogiorno che mediamente pagano un salario più basso rispetto al totale nazionale.

 

Salario minimo: cos’è, come funziona, a cosa serve

Potrebbe arrivare a fine ottobre una direttiva della Commissione europea sul salario minimo, ossia una soglia minima di stipendio al di sotto della quale non si può andare per consentire ai cittadini europei un’esistenza dignitosa.

 

Nel Pilastro Europeo dei diritti sociali viene richiamato il diritto a una retribuzione equa e sufficiente e sono fissati i principi per determinare il salario minimo, senza però prevedere una soglia minima europea.

 

Il salario minimo europeo serve soprattutto per garantire uno stipendio sufficiente per vivere a quelle che sono le fasce più deboli del mercato del lavoro ovvero donne, giovani, anziani, lavoratori poco qualificati e con scarsa formazione, impiegati in piccole aziende o con contratti non stabili, lavoratori part-time.

 

Solitamente l’introduzione del salario minimo riduce notevolmente le disuguaglianze nei livelli salariali, aumentando il salario dei lavoratori meno retribuiti.

 

Il salario minimo, però, ha anche un’altra importante funzione, quella di eliminare il dumping salariale, che distorce la concorrenza all’intero dell’Europa e che per l’Italia rappresenta la principale causa di delocalizzazione delle aziende.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA