tassa rifiuti fuori controllo

Tari 2021, la tassa sui rifiuti potrebbe raddoppiare. Cosa cambia

Tari fuori controllo a causa del decreto legislativo 116/2020 che elimina per i Comuni la possibilità di disporre l’assimilazione dei rifiuti speciali

23 settembre 2020 11:01
Tari 2021, la tassa sui rifiuti potrebbe raddoppiare. Cosa cambia

Rincari in arrivo nel 2021 per la Tari, con valori addirittura doppi rispetto a quelli del 2020.

 

A determinare un vertiginoso aumento della tassa sui rifiuti potrebbe essere l’applicazione del decreto legislativo 116/2020 che elimina per i Comuni la possibilità di disporre l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani con la conseguente detassazione delle attività produttive.

 

Tassa rifiuti: in cinque anni aumenti medi dell’1,6%

Dopo essere aumentata in questi ultimi 5 anni mediamente dell’1,6%, la tassa sull’immondizia, la Tari, rischia addirittura di raddoppiare nel 2021.

 

Secondo il calcolo effettuato dal Servizio Politiche Territoriali della UIL, elaborando i costi in 105 Città capoluogo di provincia, le famiglie italiane con una casa di 80 mq e 4 componenti hanno versato nel 2019 nelle casse comunali 302 euro medi, a fronte dei 299 euro del 2018 e dei 296 euro versati nel 2015.

 

Ben 4 città su 10 hanno registrato aumenti, con picchi che arrivano addirittura al 36% per la città di Lecce in 5 anni.

 

Solo considerando l’ultimo anno abbiamo assistito ad un rincaro pari a quasi l’1%. Nel corso del 2019, la Tari è aumentata in 44 città: a Matera si registra un aumento del 19,9%; a Catania del 17,9%; a Pistoia del 16,2%; a Imperia del 15,7%; a Chieti del 14,6%; a Viterbo del 10,5%; a Brindisi del 10,2%; a Bolzano dell’8,3%; a Trieste del 6,9%; a Padova del 6,2%.

 

A Roma il costo medio della tari nel 2019 è pari a 307,75 euro, a Milano 338,05, a Bologna 228,48 euro, a Firenze 235,10 euro, a Napoli 442,43 euro e a Palermo 281,87 euro.

 

Le brutte notizie non sono finite qui, perché le cose potrebbero andare addirittura peggio nel 2021, con una Tari fuori controllo a causa del decreto legislativo 116/2020 che elimina per i Comuni la possibilità di disporre l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani con la detassazione delle attività produttive.

 

Preoccupata Ivana Veronese, segretaria confederale UIL che indica un aumento della pressione fiscale a livello locale per quest’anno per le famiglie italiane, considerando il costo già alto della Tari, per non parlare poi del tema dell’efficienza del servizio.

 

Tari, Rifiuti speciali assimilabili agli urbani: cosa sono?

Cosa sono i rifiuti speciali assimilabili agli urbani? Una parte dei rifiuti speciali, ossia quelli generati da imprese o enti, non pericolosi si definisce come “assimilabile agli urbani” perché presenta caratteristiche e composizione merceologica simile ai rifiuti urbani e pertanto è possibile consentirne il recupero o lo smaltimento in impianti originariamente progettati per il trattamento dei rifiuti urbani.

 

In particolare, i rifiuti speciali assimilabili devono avere caratteristiche tali da far sì che il loro smaltimento negli impianti per rifiuti urbani “non dia luogo ad emissioni, ad effluenti o comunque ad effetti che comportino maggior pericolo per la salute dell’uomo e/o per l’ambiente rispetto a quelli derivanti dallo smaltimento, nel medesimo impianto o nel medesimo tipo di impianto, di rifiuti urbani”.

 

Tari: cosa cambia per la tassa rifiuti nel 2021

Con il decreto legislativo 116/2020 che attua le norme europee sull’economia circolare viene totalmente stravolta la tassa sui rifiuti, in quanto viene eliminata la possibilità per i Comuni di disporre l’assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi agli urbani. In poche parole, la gestione dei rifiuti assimilati viene completamente liberalizzata, togliendo agli enti locali la possibilità di decidere le assimilazioni.

 

Di fatto l’assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi a quelli urbani detassa le imprese produttive e di conseguenza comporta un aumento della tassa per le utenze domestiche in quanto i costi di investimento e di gestione per lo smaltimento rifiuti rimarrà invariato per il 2021. Si chiama principio della compensazione: meno soggetti pagano, più alta sarà la tassa per chi già la paga.

 

Volendo essere ottimisti si parla di un raddoppio della Tari 2021 per le utenze domestiche, ma la batosta potrebbe essere addirittura più grande.

 

Tassa sui rifiuti: nuova definizione di rifiuto urbano

Il nuovo decreto legislativo 116/220, alla luce della nuova definizione del rifiuto domestico urbano in differenziato ed indifferenziato disposta dall’articolo 183 del Dlgs. 152/2006, stabilisce anche che le utenze non domestiche possono conferire i propri rifiuti urbani al di fuori del servizio pubblico, se prima dimostrano con relativa attestazione di averli avviati al recupero.

 

Nell’elenco di queste categorie non domestiche non rientrano le attività industriali con capannoni di produzione, poiché non producono rifiuti urbani.

 

Ciò sta a significare che tutte le altre categorie dovranno distribuirsi il costo della Tari, sulle quali tra l’altro è già previsto un aumento per il 2021.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA