Ubi dice no a Intesa in nome dei “tesori nascosti” nel suo bilancio

Massiah promette 330 milioni di dividendi che non c’erano nel vecchio piano. Intanto il Codacons consiglia di aderire all’Ops di Intesa San Paolo su Ubi

3 luglio 2020 22:51
Ubi dice no a Intesa in nome dei “tesori nascosti” nel suo bilancio

Come previsto, il cda di Ubi ha bocciato l’offerta di scambio avanzata da Intesa San Paolo. Quelle che non erano previste sono le motivazioni (a parte quelle ovvie di voler restare indipendenti per continuare a comandare a casa propria) per spiegare agli azionisti cosa farà la banca per essere remunerativa per i propri azionisti: Massiah ha infatti tirato fuori dal suo cappello di illusionista la promessa di circa 330 milioni di dividendi in più nel triennio 2020-2022, in più rispetto a quanto annunciato appena a febbraio scorso. E il Covid non ha certo migliorato il contesto economico rispetto a febbraio. Anzi, l’agenzia di rating Fitch qualche mese fa aveva sancito che se non fosse in ballo l’Ops di Intesa i titoli Ubi sono da considerarsi junk, spazzatura. 

 

E allora da dove tira fuori Massiah il magico numeretto da offrire agli azionisti per indurli a non cedere i loro titoli ad Intesa, che invece offre un apprezzamento certo del 40 per cento del valore? Basta dire che è un piano “resiliente” per convincere i piccoli azionisti preoccupati di non veder svanire i propri risparmi,  visto che gli utili come per incanto si moltiplicano? Rispetto al 2019 infatti il nuovo piano li aumenta addirittura del 59 per cento, mentre sull’anno scorso aveva annunciato utili magri, e poi c’è pure il vincolo Bce a tenere in cassa riserve maggiori del solito. 

 

Ma non è tutto: consapevole forse che i piani in fase di annuncio si possono dilatare ma non più di tanto per non farsi cogliere in fallo dagli analisti, Massiah ha parlato di “tesori nascosti nel bilancio” per rimpinguare gli utili e i dividendi e ha fatto l’esempio delle attività di merchant acquiring che possono essere valorizzate addirittura per 350 milioni, oppure della controllata cinese che è iscritta a bilancio per 40 milioni. E perchè non recuperare anche gli altri “tesori” custoditi off shore dalla finanziaria Parvus, che detiene l’8,6 per cento di Ubi e portarli in chiaro?

 

L’offerta Intesa garantisce invece nero su bianco ai piccoli azionisti Ubi i seguenti (e rilevanti)  benefici: innanzitutto i dividendi 2019 non distribuiti da Intesa a seguito della raccomandazione della Bce di sospendere il pagamento dei dividendi fino al 1 ottobre 2020 (a mero titolo informativo, pari a €0,192 per azione Intesa moltiplicato il concambio di 1,7 volte vs. €0,13 per azione Ubi; poi la conferma della politica dei dividendi indicata nel Piano industriale 2018-2021, nonostante lo scenario macroeconomico avverso causato dal Covid-19, che prevede la distribuzione di un ammontare di dividendi pari al 75% del risultato netto per l’esercizio 2020 e al 70% per l’esercizio 2021.

 

Sull’Ops è intervenuto anche il Codacons, associazione leader dei consumatori: “riteniamo sulla base delle informazioni pubblicate che la strada dell’adesione all’operazione di scambio sia quella che più tutelerebbe i piccoli azionisti”.

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