Conte-Baricco chiudono gli Stati generali e scoprono il cuneo fiscale

Lo scrittore Baricco nuova musa del premier Conte, mentre si allarga il divario tra l’Italia dei monopattini elettrici e quella dei non garantiti

22 giugno 2020 08:00
Conte-Baricco chiudono gli Stati generali e scoprono il cuneo fiscale

Ma Giuseppe Conte ci crede davvero alle cose che ha detto in conferenza stampa sul prato del Casino del Bel respiro a Villa Pamphili per chiudere i dieci giorni dieci degli Stati generali dell’economia? L’interrogativo si pone perché il Truman show, la kermesse, la passerella (così è stata definita da noi e poi da molti commentatori la tornata di incontri nella cornice della “location” da Grande bellezza romana di Sorrentino) si è chiusa come previsto quando l’evento fortemente voluto dal premier ha preso forma. Cioè con molte chiacchiere e buoni propositi e nulla di concreto rispetto alle attese immediate del Paese: del resto la digitalizzazione, la modernizzazione, l’inclusione, la formazione e l’innovazione sono passepartout tanto obbligati quanto purtroppo generici, e sono quelli che il premier ha richiamato alla fine dopo averli annunciati all’inizio. Solo che ci ha messo più lirismo e un nuovo punto di riferimento ideale, dopo Winston Churchill e Nelson Mandela, e cioè Alessandro Baricco, il quale, ha detto il premier, “ha fatto un discorso molto bello. Ha espresso un concetto che riprendo: abbiamo attraversato questi mesi, abbiamo aperto all’impossibile il panorama della nostra mente, abbiamo allargato all’impensabile il raggio della nostra azione. Il piano di rilancio non è solo una raccolta di riforme, ci siamo resi conto che non è affatto sufficiente riformare il Paese, dobbiamo reinventare il paese che vogliamo”.

 

Allora: ovviamente pensiamo che Conte crede alle cose che dice e che persino giustamente in qualche caso faccia melina oppure butti il pallone in tribuna, e ci auguriamo che alla fine della partita porti a casa almeno un pareggio perché non ci sono grandi statisti in giro e poi ne va della vita di tutti, ma qui si esagera poiché il ruolo del governo oggi non è quello di ipotizzare magnifiche sorti e progressive ma di fare quanto possibile per far fronte alla crisi più dura degli ultimi due secoli, guerre mondiali a parte. Poi, se e come si riesce ad unire il pane al companatico va benissimo, ma prima ci vuole il pane.

 

Questo dunque è il punto: ci sono due Italie e il premier chiaramente fa parte di quella che oggi, pur nell’incertezza del futuro, può attingere ai propri risparmi, al proprio patrimonio o al proprio ruolo sociale per andare avanti, mentre dall’altra parte ci sono i non garantiti, le crisi aziendali e sociali che sono state silenziate con altre due settimane di cassa integrazione e le partite Iva che da quattro mesi non fatturano. E persino il fortissimo Made in Italy delle grandi fiere che ha sostenuto sinora Milano ha dovuto cancellare tutto e non sa quando e come riaprire. Fino a quando allora si può duettare con Baricco? E perché non con Fedez e Chiara Ferragni, e il piccolo Leone a significare la necessità di non dimenticare la demografia?

 

Sappiamo che l’Europa ci aiuterà a caro prezzo per le prossime generazioni, come è avvenuto ormai più di venti anni fa per l’ingresso giusto e inevitabile nell’euro, ma purtroppo negoziato male e pagato soprattutto dai lavoratori dipendenti con il valore di cambio effettivo non a 1936 lire e rotti ma di fatto a mille lire. Allo stesso modo è importante sapere bene a quali condizioni l’Italia verrà effettivamente aiutata, mentre ci indebitiamo in un’atmosfera di leggera e persistente euforia governativa, come quella involontariamente o meno trasmessa da villa Pamphili. E permettendo all’Austria, uno dei paesi cosiddetti “frugali” che non vogliono darci quanto ci spetta, di contestare il “bonus vacanze” promesso da Conte. E meno male che gli austriaci, e nemmeno gli olandesi, si sono accorti del folle incentivo di 500 euro per comprare i monopattini elettrici: ovviamente li stanno acquistando quelli dell’Italia garantita, tra lo sconcerto di chi non riesce ad avere la cassa integrazione. 

 

Quanto sopra non significa che Conte non abbia ottenuto dei risultati di breve respiro politico con i suoi Stati generali, nonostante il calo di attenzione verso le sue esternazioni visto che gli italiani fortunatamente non sono più chiusi in casa: ha potuto salutare Colao e liquidarne piano e slide come una sorta di volenteroso quanto estemporaneo contributor; ha calmato il Pd che ha mandato in passerella alcuni suoi ministri, concedendo a Gualtieri pieni poteri sulla gestione del debito fatto e da fare, senza controlli parlamentari, e Zingaretti ha persino applaudito; ha tenuto buoni i Cinque Stelle, peraltro impegolati nelle loro divisioni interne, e ha blandito i sindacati col miraggio dello Stato padrone. L’unico apporto concreto è stato quello delle aziende pubbliche, che hanno ribadito i programmi di investimento già noti, a cominciare dalle Ferrovie che hanno ulteriormente precisato i percorsi dell’Alta Velocità Napoli-Bari, che si collega a Matera e Taranto e alla dorsale adriatica a 250 all’ora, un piano il cui impatto sul Mezzogiorno può essere paragonabile a quello che ebbe 55 anni fa l’autostrada del Sole. Ma per questo non c’era bisogno di andare a Villa Pamphili, così come non c’era bisogno di 82 incontri per venire a sapere che va ridotto il cuneo fiscale, battaglia degli imprenditori da decenni. Mentre l’idea di bruciare 10 miliardi per abbassare, ma solo a tempo, l’Iva si è subito scontrata con le perplessità del Pd che giustamente vorrebbe abbassare le tasse sul lavoro.

 

E’ interessante capire dopo l’exploit degli Stati generali come grillini, piddini e Conte vogliono passare l’estate: ci sarà l’appuntamento di luglio del Consiglio europeo e vedremo cosa deciderà l’Europa fortunatamente guidata per i prossimi sei mesi da Angela Merkel. Ma scadranno cassa integrazione e divieti di licenziamento, mentre gli statali garantiti resteranno a casa, qualcuno prenderà il bonus vacanze, chi riceve il reddito di cittadinanza spera che continui ad essere erogato senza nulla pretendere in cambio, navigator compresi, Tridico resterà alla guida dell’Inps finché Conte non avrà bisogno di un capretto espiatorio. E così via, se l’Italia2 riuscirà a stringere la cinghia e andare avanti, mentre la maggioranza al governo già si proietta sull’elezione del presidente della Repubblica all’inizio del 2022 e l’opposizione si augura che il virus che le ha dato il colpo di grazia si allenti davvero. 

 

Ovviamente, sperando che non si tratti di sogni di mezza estate, speriamo in un segno di vita del Parlamento, già esautorato dallo stato d’emergenza tuttora in vigore, dai decreti del presidente del Consiglio, dagli Stati generali e dalla voglia di vacanza (deputati e senatori fanno parte dell’Italia garantita, anche se qualcuno da poco), insieme ad una mossa congiunta di Mattarella e Draghi. Ma non è detto che per dare una limata al piano da presentare in Europa a fine agosto non servano altri Stati generali.

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