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Cronache Terrestri

La salute, l'economia e i governanti al tempo della peste 4.0

L'umanità dei medici italiani, il cinismo dei tedeschi, le stime della Ragioneria generale, il gioco Lagarde Merkel, tutelare salute con fabbriche aperte

13 marzo 2020 21:18
La salute, l'economia e i governanti al tempo della peste 4.0

Cronache Terrestri

Prendiamo a prestito il titolo di una celebre raccolta degli articoli di Dino Buzzati, edita da Mondadori. Il grande scrittore, giornalista del Corriere, per descrivere il Giappone, in un’epoca in cui la televisione non era ancora diffusa e gli squarci sulla vita degli altri paesi erano dati soltanto dagli inviati dei grandi giornali, iniziava così: “le nuvole sono esattamente uguali alle nostre”. Buzzati voleva significare che in Giappone tutto il resto era diverso. Oggi il Covid-19, titolo scientifico (e asettico) della peste 2020 sta livellando il mondo. The Italian Times con Cronache terrestri offre per i lettori una sintesi delle notizie e degli umori del giorno, con due certezze: a) è fondamentale informare ed essere informati per poter meglio capire quanto ci sta succedendo; b) dobbiamo conservare, nella grande paura e nella grande speranza, lucidità e capacità di selezionare i fatti rilevanti da quelli che lo sono meno, oltre che dal grande cicaleccio dei social e dal proliferare degli esperti tv. 

 

L'umanità di due dei tanti medici in prima linea. Carlo Serini: «Faccio il rianimatore da anni, ma ora è diverso. Stanotte mi sono avvicinato a un anziano. Gli avevamo messo il casco per la respirazione. Lui si guardava intorno spaurito. Mi sono chinato e lui ha sussurrato Ma allora è vero? Sono grave? Ho incrociato quel suo sguardo da cane bastonato e ho capito che stavolta non avevo risposte». Aggiunge la dottoressa Francesca Cortellaro: «Sai qual è la sensazione più drammatica? Vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t'implorano di salutare figli e nipotini. I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L'ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel'ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n'è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell'addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli».

 

Il cinismo dei tedeschi. Angela Merkel ha messo in conto 60-70 mila vittime per far sfogare il virus in Germania senza interrompere la produzione e fermare il paese. Si tratta di un approccio (apparentemente condiviso nelle sue prime esternazioni anche fuori dalla Ue, in Inghilterra, da Boris Jhonson, il quale ha invitato i suoi concittadini a prepararsi alla scomparsa dei propri cari) opposto a quello cinese e a quello che, dopo qualche incertezza iniziale ha adottato l’Italia. Si potrà giudicare dai risultati, ma chi intanto ne ha pagato personalmente le conseguenze non potrà saperlo e nemmeno condividerlo. Un altro motivo per essere felice di essere nati casualmente in Italia.

 

Le stime della nostra Ragioneria generale. L’organismo tecnico contabile che deve dare il via libera alle leggi “bollinandone” la copertura, una delle strutture tecnocratiche sinora più accreditate e credibili (anche se talvolta deve anch’essa obbedire ai diktat politici), ha stimato che il picco dell’epidemia in Italia si avrà tra lunedì 16 e martedì 17 marzo. I contagi, secondo i tecnici (che certamente si saranno consultati con Walter Ricciardi, il più capace esperto che lavora con il governo) raddoppiano ogni tre giorni ma scenderanno quasi a zero intorno a fine aprile. Allora avremo totalizzato 92 mila contagiati e un numero di morti proporzionale al rapporto attuale tra contagiati, guariti e deceduti.

 

Lagarde gioca con Merkel, Italia devi preoccuparti. Non crediamo che la presidente della Banca centrale europea si sia fatta sfuggire la frase (“non siamo qui per chiudere gli spread”) che giovedì ha fatto crollare le Borse e causato la giusta ira di Mattarella dopo moltissimi anni. Lo ha fatto consapevolmente e perdipiù copiando da Isabel Shnabel, la portavoce di Merkel nell’esecutivo della Bce, come rivelato da Federico Fubini sul Corriere. I tedeschi, oltre a pensarla diversamente su come fronteggiare il virus, ce l’hanno con noi perchè abbiamo osato chiedere qualche spiegazione sul varo del Mes, il cosiddetto salva stati che è un altro cappio al collo del nostro Paese insieme al patto di stabilità. Si tratta di una sorta di avviso di sfratto dall’Europa, significa che dobbiamo saper badare a noi stessi da soli, senza farci ingannare dalle precisazioni e dalle toppe messe dopo. Ed evitiamo di parlare di piani Marshall, visto che l’America ha le sue rogne e Trump, contagiato o meno, rischia di non venir rieletto. L’aereo della Croce Rossa cinese atterrato a Fiumicino vale dunque più di un gesto simbolico. In ogni caso, cerchiamo di non gioire troppo della flessibilità che magnanimamente Bruxelles vuol concederci: si tratta di indebitarci ancora di più. Dobbiamo farlo, sapendo che poi dobbiamo pagare. Come? Solo con una patrimoniale sulle macerie in cui ci ritroveremo tra qualche mese.

 

La doppia sfida, tutelare la salute e non chiudere le fabbriche. Si tratta quasi di un’azzardo, ma è l’unica strada per non dover scegliere tra la vita (che comunque non dipende da noi, anche se osserviamo tutte le regole del coprifuoco) e l’economia. Insomma, per non ritrovarci senza senza lavoro una volta sopravvissuti. Landini, capo della Cgil, e Boccia, presidente in carica di Confindustria, hanno incontrato il governo via Skype e hanno giustamente convenuto che è impossibile fermare il Paese ma bisogna dare sicurezza a chi lavora. E’ un assunto importante, vedremo come si tradurrà nel protocollo che sta preparando il governo.

 

Conte, Salvini, Zingaretti e altri come loro. Il premier, si sa, è un uomo fortunato oltre che devoto di Padre Pio. Trovarsi a gestire una crisi gravissima può essere una grande occasione personale. Nessuno può cambiarlo in corsa, cioè entro qualche mese, ma tutti sapranno se ha agito bene o meno. Ci permettiamo qualche consiglio: eviti i pistolotti mielosi e narcisistici prima e dopo le comunicazioni di crisi e di servizio su Facebook e in tv, non abbia paura di circondarsi di persone capaci, costituisca una unità di crisi con quattro o cinque persone competenti e decise a cui deleghi anche a turno la parola. La comunicazione univoca è importante, ma se il premier deve solo prepararsi alle dirette, le decisioni chi le prende? A Salvini diciamo invece di prendersi qualche pausa, non avendo responsabilità di governo: non può dire sette volte al giorno parole definitive, e poi l’opposizione in tempi di peste non è granchè popolare, a meno di non andare a capeggiare l’assalto ai forni. Infine chiediamo a Salvo Montalbano, cioè Luca Zingaretti, di insegnare a Nicola qualche altra espressione facciale, oltre all’eterno sorriso, quello che esibisce sia quando annuncia di essere tra i contagiati sia quando celebra i sondaggi migliorati del suo Pd. Insomma, mai come in questo momento la vita è fatta di gioie e dolori e non si può avere soltanto l’inespressiva faccia da social di quando non c’era la peste 4.0.

 

Domenico Arcuri, è il momento di non essere solo l’ex marito di Myrta Merlino o il fidanzato di Antonella Mansi (che pure non è poco). Vogliamo sperare che il neo commissario all’emergenza, che ha tutta la nostra stima per aver saputo lavorare nel pubblico senza contestazioni per quasi due decenni, lavori per qualche settimana in silenzio e poi, senza trionfalismi, annunci che ha impiantato cinque nuove strutture di terapia intensiva in Lombardia ed Emilia e qualcuna nelle zone del Sud che ne sono quasi sprovviste. O faccia sapere che ha fatto altre cose utili alla bisogna per i medici e gli infermieri di cui sopra, e quindi per tutti noi.

 

Attenzione alle ammende, vanno sulla fedina penale. Alcuni avvocati segnalano a chi viene beccato dalle forze di polizia in giro senza giustificati motivi che l’ammenda non è una semplice multa ma un atto che comporta l’iscrizione nel casellario giudiziario. Quindi, non bisogna pagarla, ma tramite legale d’ufficio o privato fare opposizione, farla trasformare in oblazione, e poi pagarla. Solo così non viene iscritta nel casellario. Meglio tuttavia uscire solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute”. Meglio anche per la salute, non solo per il portafoglio o la fedina penale.

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