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Ciao Stefano

Addio a Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, aveva 72 anni

E’ morto a 72 anni Stefano D’Orazio dei Pooh. I suoi compagni di una vita Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Riccardo Fogli gli dicono addio

7 novembre 2020 19:16
Addio a Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, aveva 72 anni

Addio a Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh. E’ morto a 72 anni, era ricoverato da una settimana per il Covid-19. La sua ultima canzone è stata 'Rinascerò, rinascerai', con l’amico di sempre Roby Facchinetti, per raccogliere fondi da destinare a Bergamo, martoriata dalla pandemia. L’annuncio è stato dato sui social dall’amico Bobo Craxi e da Roby Facchinetti. “Ho perso una parte di me stessa, Stefano era la mia forza, il mio sorriso, mi mancherà tutto di lui”. Sono le parole della moglie Tiziana Giardoni, che aveva sposato nel 2017. Nel comunicato diffuso dalla famiglia si spiegano le circostanze della morte di Stefano D'Orazio:  “Era ricoverato da una settimana presso la struttura Columbus del Policlinico Gemelli di Roma. Stefano era in via di guarigione da una patologia che stava curando da un anno e al lavoro su alcuni progetti che gli stavano molto a cuore, quando è risultato positivo al Covid che ha compromesso irrimediabilmente il suo stato di salute”. 

 

Stefano D’Orazio era una vera star, di quelle che il pubblico ama senza riserve, la sua è stata una vita vissuta nella musica.  

Nato a Roma il 12 settembre 1948, muove i primi passi da batterista nei The Kings, poi The Sunshines. "Non sapevo neanche cosa volesse dire quel nome", raccontava nella sua autobiografia, "Confesso che ho stonato - Una vita da Pooh", uscita per Kowalski nel 2012. Da lì una galleria di incontri che segnano una vita: Dario Bellezza che abita al piano di sotto, Carmelo Bene, che accompagna a colpi di tamburo al Beat 72, e poi Crocetta, il patron del Piper, che aveva inventato Patty Pravo e che porta D'Orazio dai Pooh, nel 1971. "Mi dissero che Valerio Negrini voleva lasciare il gruppo perché era stanco di fare lo zingaro - ricordava, raccontando il suo ingresso nella band - in realtà lo cacciarono perché non era in linea con il gruppo che stava crescendo rapidamente. Ero un po' perplesso, facevo underground, ero capellone, ma poi scoprii che ci davano davvero dentro". 

Per i Pooh è stato strumentista, autore e scrittore, dal 1971 al 2009. Il successo della band è planetario: cinquanta milioni di dischi venduti, stadi da 40mila persone pieni, hit come 'Noi due nel mondo e nell'anima', 'Tanta voglia di lei', 'Uomini soli' con la quale vinsero il festival di Sanremo nel 1990, 14 Telegatti e perfino la nomina a Cavalieri della Repubblica. 

 

Poi l'addio a Roby, Dodi e Red e la svolta di D'Orazio verso il musical, con Aladdin, Pinocchio, Mamma Mia, W Zorro, e la passione per la scrittura. "Dopo 40 anni di lavoro volevo divertirmi.I ragazzi hanno capito che non avrei avuto più l'entusiasmo necessario. Ognuno di noi è come una bottiglia da un litro. Io avevo riempito la mia vita di Pooh e non c'è stato spazio per nient'altro fino al giorno in cui ho deciso di svuotare la mia bottiglia e riempirla di nuovi sapori. Mi rendevo conto dell'improbabilità di avere nuovamente successo. E invece sono arrivati i musical, il libro. Riempire una nuova agenda è stato un attimo". 

 

Con la storica band tornerà però sul palco, tra il 2015 e il 2016, per la reunion nel cinquantennale al Festival di Sanremo. Poi l'abbraccio lunghissimo dei fan suggellato il 31 dicembre dal trionfo alla Unipol Arena di Bologna.

 

I suoi compagni di una vita Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Riccardo Fogli gli dicono addio in un post: "Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa. Preghiamo per lui. Ciao Stefano, nostro amico per sempre”.

 

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