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Il nuovo caso Calabria

Calabria, arresto presidente Domenico Tallini: l'indagine e l'accusa

Arrestato in Calabria presidente del Consiglio regionale Tallini accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso

19 novembre 2020 12:58
Calabria, arresto presidente Domenico Tallini: l'indagine e l'accusa

Non c’è pace per la Calabria ed i calabresi, dopo il caso sanità è arrivata stamattina un’altra tegola: l’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini.

 

Tallini, 68 anni, di Forza Italia, è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. Come scrive l’agenzia Ansa, “l’indagine che ha portato all'arresto di Tallini riguarda i suoi presunti rapporti con la cosca Grande Aracri della 'ndrangheta.”

 

Arresto Tallini: l’indagine e l’accusa

L’arresto di Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria è stato eseguito dai carabinieri questa mattina all’alba e ad essere messi sotto accusa, sono i presunti rapporti tra il Tallini e la cosca Grande Aracri. Il fatto riguarderebbe la costituzione di una società, con sede a Catanzaro, finalizzata alla distribuzione all'ingrosso di prodotti medicinali attraverso una rete di punti vendita tra farmacie e parafarmacie (20 in Calabria, 2 in Puglia e 1 in Emilia Romagna). 

 

Secondo l’indagine dei carabinieri, Tallini avrebbe dunque fornito il supporto alla cosca, soprattuto nella fase di avviamento del progetto ed il suo intervento, secondo quanto riferiscono i carabinieri, sarebbe stato ricambiato anche con il sostegno della cosca alle elezioni regionali del novembre 2014. Il contributo di Tallini, aggiunge l’Ansa, sarebbe stato decisivo per favorire e accelerare l'iter burocratico iniziale per ottenere le necessarie autorizzazioni per la costituzione della società per la distribuzione di medicinali. 

 

L’operazione dei carabinieri dei Comandi provinciali di Catanzaro e di Crotone - denominata Farmabusiness - ha portato all'arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini e di altre 19 persone destinatarie di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda. 

 

Le accuse, a vario titolo, sono di:

  • associazione di tipo mafioso, 

  • concorso esterno in associazione di tipo mafioso, 

  • scambio elettorale politico-mafioso, 

  • impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, 

  • trasferimento fraudolento di valori, 

  • tentata estorsione, 

  • ricettazione e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. 

Il provvedimento nasce da due attività investigative diverse ma convergenti che sono state condotte una dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro e l'altra dal Nucleo Investigativo di Crotone, dirette e coordinate dal Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, dal Procuratore aggiunto, Vincenzo Capomolla e dai sostituti procuratori Paolo Sirleo e Domenico Guarascio.

 

In base a quanto si legge in una nota stampa diffusa dai carabinieri: "Le emergenze investigative hanno riguardato l'operatività della cosca di 'ndrangheta Grande Aracri di Cutro nell'area di origine e nel territorio catanzarese, con particolare riferimento alle iniziative imprenditoriali avviate in quest'ultima provincia mediante il reimpiego di capitali della cosca. In particolare, gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno permesso di definire i nuovi assetti della cosca Grande Aracri dopo le operazioni che ne hanno colpito i principali esponenti e lo stesso capo Nicolino Grande Aracri. Sono state inoltre documentate la realizzazione e l'operativà da parte degli indagati, attraverso la preliminare intestazione fittizia di beni e utilità. E' stato accertato anche il ruolo di professionisti ed imprenditori nella realizzazione del programma della cosca con riguardo al perseguimento dei vantaggi economici nei diversi settori imprenditoriali di interesse. Le indagini hanno consentito di ricostruire anche specifici episodi intimidatori, tanto riconnessi alla realizzazione dell'iniziativa imprenditoriale della cosca, quanto con specifico scopo estorsivo, oltre che la disponibilità di numerose armi". 

 

Arresto Tallini in Calabria: le reazioni politiche

Le reazioni politiche all’arresto di Domenico Tallini non si sono di certo fatte attendere.

 

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra del Movimento 5 stelle ha commentato così la notizia dell’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini. "Vi ricordate le ultime regionali calabresi, a gennaio 2020? Questo signore, attuale Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, di Forza Italia, in virtù del Codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia, risultava impresentabile. A suo avviso ero io che mi accanivo contro di lui per una "vendetta personale". Oggi si trova ai domiciliari. Ma era una "vendetta personale". 

 

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di Rtl 102,5 ha invece detto: "Ho mandato gli auguri a Gratteri di buon lavoro: persona seria che conosco bene, quando c'è da fare pulizia lui è una garanzia. Tallini mi ha attaccato molte volte. Spero che questa vicenda spinga a fare presto, che scelga un calabrese come commissario. La risposta migliore sarebbe nominare un dottore specchiato e calabrese".

 

Il deputato Francesco Sapia M5sin una nota ha scritto: "Gli arresti domiciliari per il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, chiamano in causa quella classe politica calabrese che ha sempre rinunciato al rinnovamento. Il fatto conferma forse quei gravi timori che la compianta Jole Santelli aveva espresso al giornalista Peter Gomez".  E ancora: "Sono gravissimi gli addebiti nei confronti di Tallini, che per gli inquirenti avrebbe avvantaggiato la cosca Grande Aracri di Cutro in cambio di voti alle Regionali del 2014."

"La maggioranza politica della Regione Calabria ne esce travolta sul piano morale. Dunque si ripresenta la necessità e l’urgenza di fare pulizia nei partiti, di affrontare di petto la questione morale, senza più ipocrisia. Bisogna guardare la realtà e smetterla di far finta che non ci sia. Da anni denunciamo formalmente la penetrazione criminale nelle istituzioni, il condizionamento dell’amministrazione pubblica e il dominio di potentati mafiosi o d’affari nella gestione dei soldi della comunità, con particolare riferimento alle aziende del Servizio sanitario regionale".

 

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