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Coronavirus: i casi del Belgio, solo una questione di conteggio?

La risposta delle autorità sul perché sia balzato alla cronaca un così alto numero di decessi rispetto ai contagi covid-19, superando Italia e Spagna

21 aprile 2020 23:51
Coronavirus: i casi del Belgio, solo una questione di conteggio?

Anche il Belgio, secondo la nostra indagine condotta da Bruxelles, ha dichiarato di aver superato il picco dei contagi dovuti alla pandemia covid-19 e si avvia verso l’exit-strategy dal lockdown (Fase 2).

 

Le misure di confinamento e di sicurezza, prorogate fino al 3 maggio, sembrano aver appiattito la curva dei casi e gli ospedali belgi sono stati in grado di gestire l’emergenza.

 

In Belgio, la cui popolazione ha più di 11,5 milioni di abitanti, il coronavirus ha causato oltre 5.000 morti, con un tasso tale di letalità che supera l'Italia, la Spagna e, addirittura, la Cina (se si considerano accurati gli ultimi dati provenienti da Wuhan e dalla Commissione sanitaria nazionale cinese).

 

Perché il Belgio ha registrato un numero di vittime così alto?

Dagli ultimi aggiornamenti sulla diffusione e letalità del virus, risulta che il Paese è in cima alla classifica europea dei decessi pro-capite. In tutta l’Unione europea, infatti, è qui che si registrano sia il tasso più elevato di mortalità causato da covid-19, sia il tasso di decessi più marcato in generale. Le statistiche parlano di un numero di decessi estremamente alto rispetto alla popolazione totale (471 per ogni milione di abitanti, contro i 384 decessi in Italia e i 429 della Spagna). Altrettanto preoccupante è la percentuale di decessi tra i casi positivi.

 

Immancabili le reazioni scaturite dalla pubblicazione di questi dati allarmanti, che hanno generato sconcerto sia da parte della popolazione che negli ambienti giornalistici e politici, chiedendo conto sulla questione al Primo ministro belga, Sophie Wilmes. In conferenza stampa, il governo e le autorità sanitarie hanno illustrato come i dati diffusi continuino a basarsi sulla “massima trasparenza” fin dall’inizio dell’emergenza.

 

Infatti, secondo le autorità belghe, il Paese ha adottato un sistema di segnalazione diverso da quello di ogni altro metodo di conteggio.

Il Belgio ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, nonché uno dei migliori sistemi di sorveglianza”, ha dichiarato Steven Van Gucht, Presidente del Comitato Scientifico con cui il governo belga sta trovando soluzioni per il contenimento del coronavirus. A capo del dipartimento di malattie infettive all’Istituto di salute pubblica “Sciensano” e docente all’Università di Gent, Van Gucht è stato ribattezzato il “Monsieur Coronavirus” belga. Durante il briefing, il virologo ha specificato come sia importante confrontare la situazione in diversi Paesi, ma “prestando attenzione a quali dati vengono esattamente confrontati. Il confronto deve essere fatto tra categorie omogenee di cifre.” ha detto. Ad esempio, quelle ospedaliere nel Paese A vanno con quelle ospedaliere del Paese B, e così via.

 

Inoltre, “i dati dovrebbero essere confrontati solo tra Paesi o regioni comparabili”, ha affermato Van Gucht. “Va presa in considerazione la densità di popolazione e la struttura demografica di un’area, in modo da poter confrontare contesti simili per rendersi anche conto che non tutte le aree o tutti i Paesi sono stati colpiti con la stessa gravità e allo stesso modo dall'inizio del covid-19, quando sono state prese le prime misure”, ha aggiunto Van Gucht durante l’incontro con i giornalisti.

 

Numero reale dei decessi da virus: fondamentale per capirne la diffusione

Mentre la maggior parte dei Paesi colpiti conta solo decessi confermati negli ospedali, il Belgio include tutti i decessi avvenuti nelle case di cura, anche se il coronavirus non è stato confermato come causa del decesso. Così, ha sostenuto la stessa Premier Wilmes, parlando ai media e ai corrispondenti locali.

 

I dubbi riguardo al metodo di conteggio del Belgio erano aumentati man mano che aumentavano i decessi, superando appunto i livelli di Paesi come l'Italia o la Spagna.

Dei decessi registrati in Belgio, emerge che il 44% è deceduto in ospedale (e sottoposto ai test). Il 54% (maggioranza) è deceduta in una casa di cura - e solo il 7,8 % di questi casi è riconducibile al coronavirus.

 

 

I dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie

Dal 31 dicembre 2019 al 20 aprile 2020, sono stati segnalati 2.355.853 casi di coronavirus (conformemente alle definizioni dei casi applicati e alle strategie di test nei Paesi interessati), di cui 164.656 decessi.

 

Arrivare ai numeri esatti di perdite umane dovute al covid-19 è fondamentale per comprendere l'intera dinamica e il carattere dell’epidemia. Ma questa non è una via sempre percorribile e resta un’operazione difficile da condurre, o con limiti di certezza. In molti Paesi, tra cui la Francia e il Regno Unito, si è dovuto includere i decessi avvenuti nelle case di cura all’interno delle statistiche della pandemia. È stato cosi perché i bollettini ufficiali delle vittime continuavano a sottovalutare il numero reale di decessi.

 

All'inizio dell’epidemia, le autorità della regione delle Fiandre riportano di aver attraversato un periodo di iniziale difficoltà a eseguire tamponi per testare un maggior numero di pazienti ricoverati nelle case di cura. Si era cosi optato per registrare ogni decesso come potenziale vittima del covid-19, in modo da rilevare anche quali case di cura erano state le più vulnerabili. Cosi, si ha avuto una sopravalutazione delle perdite umane, ma si è finito per trascurare il fatto che molti decessi siano riconducibili all’età avanzata dei più anziani.

 

Da metà aprile, le autorità belghe hanno iniziato a fornire maggiore precisione e trasparenza sulle cifre. I conteggi giornalieri sono ora suddivisi tra il numero di decessi negli ospedali causati da covid-19 e i decessi nelle case di cura; per queste ultime, è applicata un'ulteriore distinzione tra decessi sospetti e confermati dovuti al virus.

 

Nel frattempo, la Commissione europea ha lanciato una nuova piattaforma per la raccolta dati da parte dei ricercatori e scienziati impegnati nella lotta contro il coronavirus in tutta l’Unione. Lo ha annunciato il Presidente dell’Esecutivo europeo, Ursula von der Leyen, ribadendo l’importanza dell'impegnio comune  sul fronte covid-19 per sviluppare un vaccino che lo debelli.

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