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la vicenda Autostrade

Autostrade, arrestati l’ex a.d. Giovanni Castellucci e altri manager

La Procura della Repubblica di Genova: “Gravi condotte criminose”. Mion intercettato: “Manutenzioni fatte in calare, più passava il tempo, meno ne facevamo”

12 novembre 2020 14:50
Autostrade, arrestati l’ex a.d. Giovanni Castellucci e altri manager

Una partita infinita quella di Autostrade, che anche dopo l’immane tragedia del crollo del Ponte Morandi, costata la vita a 43 persone, non smette di riservare scandali e inchieste penali per una “gestione in cui la sicurezza è stata sacrificata ai profitti”.

 

Le indagini e gli arresti

L’inchiesta giudiziaria della Procura di Genova che ha portato agli arresti domiciliari dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci, del direttore Manutenzioni Michele Donferri Mitelli e del responsabile delle Operazioni Paolo Berti, tutti ex top manager di Aspi, è legata a quella principale sulla strage del 14 agosto 2018. Il nuovo filone di indagine riguarda i pannelli fonoassorbenti il cui rischio di distacco era stato già accertato nel 2017 ma mai rimossi fino a febbraio di quest’anno.  Per gli inquirenti - il procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e i pm Massimo Terrile e Walter Cotugno - gli ex vertici sapevano che le barriere fossero difettose - “sono state incollate col vinavil” la frase choc emersa dalle intercettazioni – ma hanno ignorato il pericolo.

 

L’accusa è di frode e attentato alla sicurezza dei trasporti.  L’eminenza grigia dell’intera vicenda per la Procura era Donferri, ma Castellucci sapeva tutto. Misure sono scattate anche nei confronti di altri dirigenti.  Interdizione per un anno per Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade ora trasferito a Milano, Paolo Strazzullo, ex responsabile delle ristrutturazioni pianificate sul ponte Morandi e Massimo Meliani della Società Progettazioni Edili Autostradali. Per la Procura rischi ignorati anche per il Ponte Morandi: “I cavi sono tutti corrosi”, diceva Donferri chattando con Berti il 25 giugno 2018, due mesi prima del crollo.

 

I giudici: “Massimizzavano i profitti attraverso la riduzione delle spese di manutenzione”

I fatti emersi descrivono un quadro sconcertante. Per la Procura quelle accertate “a carico della Società Autostrade per l’Italia e i suoi dirigenti sono gravi condotte criminose legate alla politica imprenditoriale volta alla massimizzazione dei profitti derivanti dalla concessione con lo Stato, mediante la riduzione e il ritardo delle spese necessarie per la manutenzione della rete autostradale affidata in concessione e a scapito della sicurezza pubblica”. In un’intervista rilasciata al Corriere della sera l’attuale a.d. di Autostrade, Roberto Tomasi, dichiara di avere provveduto “a rimuovere tutta la prima linea dei manager in questo anno e mezzo proprio per evitare influenze di alcun tipo. Da settembre 2019”, dice, “giorno in cui l'ingegner Castellucci ha lasciato l'azienda, non ho avuto alcun contatto né formale, né informale. Noi siamo tranquilli per la trasparenza delle azioni che abbiamo messo in campo, a partire da un ingente piano di manutenzioni”.

 

Tomasi difende l’attuale gestione che definisce “rigorosa”. “Da febbraio 2019 Aspi ha avviato un piano di controlli a tappeto su tutta la rete, tra viadotti, gallerie e barriere, e dove abbiamo verificato che c'erano dei rischi ci siamo attivati per la messa in sicurezza”. Intanto, da un’intercettazione ambientale della Guardia di Finanza emerge una conversazione del 2 febbraio 2020. Gianni Mion, amministratore delegato di Edizioni Holding, la finanziaria dei Benetton che fa capo a tutto il business della famiglia, parla con l’amico Giorgio Brunetti, professore della Bocconi. “Le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo, meno ne facevamo…”, dice. E ancora. “Gilberto è eccitato perché lui guadagnava e suo fratello di più…”. Poco prima Brunetti: “Si erano innamorati di stà roba…senza sapere i rischi che c’erano…”. 

 

Il nodo dell’assetto societario di Aspi

Dopo gli arresti degli ex manager il titolo Atlantia è andato a picco, registrando un meno 3,13%. Il nuovo scandalo giudiziario arriva quando è ancora nel vivo la trattativa sul nuovo assetto societario della concessionaria, in seguito all’accordo di luglio col ministero dei Trasporti. Mentre i familiari delle vittime del Ponte Morandi quasi gridano che “nella società (Autostrade ndr) non si può avere fiducia e che ora è il momento di conoscere la verità”, Atlantia tiene sulla corda Cassa depositi e prestiti. Cdp, insieme ai fondi esteri Blackstone e Macquarie, ha già presentato due offerte per acquisire l’88% di Aspi.

 

Il gruppo facente capo ai Benetton le ha rifiutate dando tempo fino al 30 novembre per presentarne una nuova. Ma in queste ore è a via XX settembre che si sta giocando il match più importante. Perché se il ministero dei Trasporti e Aspi non raggiungono un’intesa sul Piano economico e finanziario non è possibile stabilire il valore finale della società. Esponenti del Governo lanciano l’ultimatum.  “Il tempo per quanto ci riguarda è scaduto ed è chiaro anche a loro. Spero prendano atto che quella stagione si è conclusa. Penso sia alle battute finali, se non si chiude revochiamo”, dice il ministro Francesco Boccia.

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