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Lo sguardo dell'epidemiologo

Covid: parla Paolo Bonanni, massimo esperto di vaccini in Italia

Mentre crescono i contagi, Paolo Bonanni della Commissione Vaccinazioni del Ministero afferma: «Occorre più senso civico e la colpa non è solo dei giovani»

12 novembre 2020 08:23
Covid: parla Paolo Bonanni, massimo esperto di vaccini in Italia

Crescono i contagi, cresce soprattutto la pressione sulle terapie intensive e subintensive degli ospedali. Aumenta il numero di coloro che si rivolgono ai Pronto Soccorso, da nord a sud Italia. Se Milano e la Lombardia sono sotto i riflettori, sempre più Regioni rischiano di veder aggravata la situazione sanitaria, come la Toscana, appena passata da gialla ad arancione. Qui lavora Paolo Bonanni, ordinario di Igiene applicata all’Università di Firenze e componente della Commissione Nazionale per le Vaccinazioni del ministero della Salute. E’ anche uno dei più convinti sostenitori dell’utilità dei vaccini stessi, come quello per l’influenza, e in attesa di avere a disposizione le prime dosi del vaccino anti-Covid esorta a non farsi illusioni: «L’annuncio di Pfizer e BioNTech è una notizia incoraggiante, ma non dobbiamo abbassare la guardia». 

 

Pronto Soccorso e reparti allo stremo

Non occorre recarsi fuori dall’ospedale Sacco di Milano o dallo Spallanzani di Roma per rendersi conto che la situazione si sta aggravando. Anche la Toscana è in affanno. Solo poche ore fa è stato chiuso il Pronto Soccorso di Pistoia: troppe persone in attesa, la maggior parte per sospetta infezione da coronavirus. Ce n’erano oltre 40 in una sala d’attesa che ne può contenere al massimo 30 e così sono stati rimandati a casa tutti coloro che ne erano in condizione. Gli altri sono stati dirottati all’ospedale Careggi di Firenze, a 35 chilometri di distanza. Com’è la situazione nel capoluogo toscano? «Non siamo ancora in emergenza per quanto riguarda le terapie intensive, ma la situazione nelle subintensive e nei reparti di degenza è critica. Il problema è anche che sta aumentando l’età media delle persone contagiate» spiega l’epidemiologo.

 

Torna a crescere l’età dei contagiati

«Dopo aver interessato soprattutto i più giovani, in estate e all’inizio dell’autunno, ora tornano ad ammalarsi gli adulti e soprattutto gli anziani. E’ l’effetto sul lungo periodo della famigerata movida, con i ragazzi che hanno portato i contagi in famiglia. Ora ad ammalarsi sono soprattutto genitori, zii e, purtroppo, nonni» spiega Bonanni, che aggiunge: «La conseguenza è che proprio tra gli anziani aumenta la probabilità di casi seri, con complicanze, e dunque il ricorso alle terapie intensive». 

 

Lockdown nazionale imminente?

Il presidente della Federazione dell’Ordine dei Medici di Medicina Generale, Franco Anelli, ha rivolto un appello, chiedendo un lockdown nazionale, senza attendere di verificare se le misure adottate di recente riescano a dare effetti positivi nell’arco delle due settimane. Cosa ne pensa, professor Bonanni? «Quello dei medici è senz’altro un grido di dolore. Ci stiamo avviando ad una situazione nella quale rischiamo di non poter offrire assistenza a chi ne ha bisogno. Non so se siamo ancora in tempo per evitare un lockdown generale, ma per mia esperienza personale la responsabilità di quanto stiamo vivendo è in larga parte da attribuire al comportamento irresponsabile di alcuni». 

 

Troppe mascherine abbassate

«La maggior parte della popolazione ha dimostrato e dimostra di seguire le regole (mascherine, distanziamento e lavaggio delle mani), ma ci sono frange che non lo fanno. Io stesso ho visto e vedo capannelli di persone fuori dai bar a pranzo che tengono la mascherina abbassata, magari per fumare, a mezzo metro l’uno dall’altro. Spesso sono ragazzi, ma ci sono anche molti adulti. Non ne faccio affatto una questione generazionale: dico solo che le responsabilità di pochi le pagheremo in molti e lo stiamo già facendo» dice l’esperto dell’Università di Firenze. 

 

Di chi è la “colpa”?

Prima si è puntato il dito sulla movida estiva, poi sulle scuole e i trasporti. Ora sono scattate le chiusure e limitazioni a bar e ristoranti. I prossimi a “sacrificarsi” nuovamente saranno con molta probabilità gli studenti, là dove non lo hanno già fatto, come in Lombardia e Piemonte che, in quanto zone rosse, hanno visto il ritorno alla didattica a distanza dalla seconda media. «Io credo che la riapertura delle scuole abbia inciso poco, i dati lo dimostrano. Le scuole, nella maggior parte dei casi, hanno agito bene, hanno adottato tutte le misure di precauzione necessarie, anche se è chiaro che il rischio zero non esiste. E’ tutto ciò che ruota attorno che ha creato problemi: i trasporti, soprattutto, con l’affollamento su bus e metro, o alle fermate con gli assembramenti post lezione» dice Bonanni. Ma è “colpa” quindi dei più giovani? «No, non è un problema di età, anche se questa in alcuni casi ha coinciso con comportamenti di maggiore disinvoltura. E’ piuttosto un problema di senso civico, di rispetto delle norme» dice l’esperto.

 

In attesa del vaccino, inflessibili sulle norme

«Non possiamo illuderci che il vaccino anti-Covid sarà la soluzione a tutti i problemi, ne sappiamo ancora poco. Dovremo capire se è efficace sulle complicanze, sulla malattia in sé o anche sulle infezioni. Solo in quest’ultimo caso potremo pensare di usarlo su tutta la popolazione. Comunque occorrerà tempo, credo diversi mesi se non almeno un anno perché le dosi siano disponibili potenzialmente per tutti. Nel frattempo occorre essere inflessibili sul rispetto delle norme di prevenzione. Il lockdown è la misura più dolorosa: se si vuole evitare, bisogna che tutti rispettino le misure e con chi non lo fa servono sanzioni esemplari» conclude Paolo Bonanni.

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