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Il valore della “Dichiarazione Schuman” oggi. L'intervista esclusiva.

Pier Dastoli ci ha parlato dell'importanza della memoria nel processo di integrazione Ue, rievocando la storia di Schuman, padre fondatore dell'Unione.

9 maggio 2020 12:29
Il valore della “Dichiarazione Schuman” oggi. L'intervista esclusiva.

Il 9 maggio 2020, l’Unione europea ha festeggiato 70 anni di solidarietà. La giornata è dedicata, ogni anno, alla Festa dell’Europa, un evento di valore simbolico che gode di ampia partecipazione. La “Giornata dell’Europa”, insieme alla bandiera blu a 12 stelle (notoriamente ignifuga), al motto “United in Diversity”, all’inno e alla moneta unica, rappresenta l’identità politica “comune” dei 27 Stati membri.

 

Un progetto avviato il 9 maggio del 1950 e faticosamente difeso, tutt’oggi, nel mezzo di una congiuntura difficile, senza precedenti, dovuta all’emergenza sanitaria del covid-19, del lockdown e della ricerca ‘sofferta’ di soluzioni condivise per uscire dalla crisi.

 

L’anniversario della fondazione dell’Europa cade il 9 maggio, data storica della “Dichiarazione Schuman”, il discorso tenuto nel 1950 a Parigi (alle ore 16h00 nel Salone dell’Orologio) da Robert Schuman, l'allora Ministro degli Esteri del Governo francese. È considerato il primo discorso ufficiale, pronunciato da uno statista, in cui compare il termine “Comunità europea”.

 

Giulia Garofalo, corrispondente da Bruxelles per The Italian Times, ha intervistato Pier Virgilio Dastoli per approfondire la conoscenza di Schuman come personaggio storico, comprendere la valenza della sua storica  Dichiarazione e l’importanza di celebrarne la memoria con l’istituzione di uno “Europe Day”.  Il professor Dastoli è stato assistente parlamentare di Altiero Spinelli (uno dei padri fondatori dell’Unione europea) alla Camera dei Deputati (1977-1983) e al Parlamento europeo (1977-1986).

 

È Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo,  già Direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, docente di diritto dell'Unione europea. È ricordato a Bruxelles, e nel mondo degli affari europei, per essere stato il candidato di punta (e sostenuto da funzionari delle istituzioni, associazioni, istituzioni e anche da cittadini italiani) per il ritiro del Premio Nobel per la Pace 2012 conferito all’Unione europea per aver “contribuito a trasformare la maggior parte dell'Europa da un continente di guerra in un continente di pace”.

 

Quando si parla di Robert Schuman, si associa la proposta di fondazione della CECA partendo da basi e fattori prettamente economici. È cosi? O le ragioni di avvio di questo ambizioso progetto andavano oltre il movente legato agli scambi produttivi?

Il progetto era politico perché ‘politico’ era l’obiettivo della pace fra Francia e Germania. In  tutto il continente, ‘politica’ era l’idea di superare le divisioni in Stati-nazione e di passare da un sistema di sovranità assolute ad un sistema di sovranità condivisa. Lo strumento invece era economico.

 

Che valore attribuiamo alla “Dichiarazione” che ha istituito la CECA e come la rileggiamo a 70 anni dalla firma?

Robert Schuman (1886 –1963) è stato un politico francese, uno dei padri fondatori dell’idea di una Comunità europea per aver proposto di lavorare alla creazione della CECA (Comunità economica del carbone e dell’acciaio, entità precursore dell’Unione europea).

 

Il 9 maggio del 1950, ispirato da Jean Monnet (un altro padre fondatore della Comunità europea), Schuman presentò la sua proposta – leggendo una dichiarazione ufficiale - per la creazione graduale di una "Federazione europea", indispensabile per il mantenimento della pace tra Germamia e Francia (e aperta all’adesione da parte di altri Stati europei). In particolare, come prima tappa Schuman propose di ideare una "comunità europea del carbone e dell'acciaio" con cui Francia e Germania dell’Ovest - ma anche gli altri Paesi europei interessati - avrebbero messo in comune la gestione di risorse strategiche per la crescita della produzione industriale e il potenziamento degli scambi economici. La “Dichiarazione Schuman” portò alla creazione della CECA e costituì il punto di partenza del processo di integrazione europea.

 

Oggi, gli storici e gli esperti parlano del “Piano Schuman” come un’opera di successo, in quanto è riuscito a catalizzare interessi diversi dei governi in un singola ‘tabella di marcia’, quella della CECA, con poteri sovranazionali indipendenti da quelli nazionali.

 

 

Quale ‘lezione’ impariamo, oggi, dalla Dichiarazione del 1950, anche alla luce delle difficoltà che vive l’Unione durante i periodi di crisi?

La crisi finanziaria del 2007-2008, scoppiata subito dopo la firma del Trattato di Lisbona, e ancor di più gli effetti economici e sociali dell’attuale emergenza sanitaria da covid-19 mostrano quanto sia difficile, da una parte, trovare un equilibrio fra libera iniziativa, libertà di impresa, libertà di mercato e diritto di proprietà e, dall’altra, mantenere la  giustizia sociale, per far fronte - con politiche comuni - alle asimmetrie di un sistema che non garantisce l’uguaglianza delle opportunità già in partenza.

 

L’Europa non è in guerra e non si sta avviando ad un secondo dopo-guerra. Ma le conseguenze della pandemia saranno egualmente devastanti.

Se vogliamo trarre un insegnamento dalla Dichiarazione Schuman a 70 anni dalla sua proclamazione, dobbiamo tornare alle radici della sua ragion d’essere( che andava ben al di là della messa in comune del carbone e dell’acciaio). Si era posta l’obiettivo – giuridicamente originale e politicamente rivoluzionario - di una comunità in quanto sistema internazionale per arginare i nazionalismi e i potenziali conflitti tra Stati per unirsi in una più grande federazione europea.

 

Professor Dastoli, Lei è un testimone del momento storico in cui si istituiva la “Festa dell’Europa” (denominata anche ‘Schuman Day’ negli ambienti istituzionali di Bruxelles). Chi propose di eleggere il 9 maggio a data di ‘compleanno’ ufficiale per l’Europa?

La decisione fu presa nel 1985 al Consiglio europeo di Milano, sotto presidenza italiana, su proposta del Presidente della Commissione europea Jacques Delors, lo stesso Consiglio europeo che decise di avviare la riforma dei Trattati di Roma e che portò all’Atto unico europeo. Delors è stato il più fedele interprete del metodo monnettiano.


Cosa ricordare sulla figura e la vita di Robert Schuman?

Nacque in Lussemburgo, da padre loreno (di nascita francese), diventato cittadino tedesco dopo l'annessione della Lorena alla Prussia nel 1871. La madre era lussemburghese, ma acquisì la cittadinanza tedesca con il matrimonio. Visse a Lussemburgo per tutta l'infanzia e la giovinezza. Si diplomò a Metz (all'epoca, ancora tedesca). Alla fine della scuola superiore, Schuman parlava tedesco, francese e lussemburghese. Continuò gli studi nel campo della giurisprudenza, presso le Università di Bonn, Berlino, Monaco di Baviera e Strasburgo. Dopo la laurea, avviò la propria attività come avvocato a Metz.

 

La carriera politica di Schuman cominciò verso la fine della guerra, quando nel 1918 divenne consigliere comunale a Metz. Dopo la firma dell’armistizio (nello stesso anno), l'Alsazia-Lorena passò dalla Germania alla Francia e Schuman venne eletto al Parlamento francese come deputato della Mosella. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, venne nominato Sotto-segretario per i rifugiati. Votò a favore della concessione dei pieni poteri al Maresciallo Pétain. Si spostò dal sud della Francia a Metz, per raggiungere i concittadini (costretti ad abbandonare loro case per via dell’occupazione tedesca). Poco dopo, Schuman verrà arrestato dalla Gestapo. Imprigionato per alcuni anni, nel 1942 riesce ad evadere e raggiungere la zona libera.

 

Viene rieletto deputato al Parlamento francese nel 1946. Nominato Presidente del Consiglio dal 1946. Seguì la sua nomina come Ministro degli Esteri. Fu un protagonista dei negoziati che si svolsero alla fine della guerra e che portarono alla creazione del Consiglio d'Europa, della NATO e della CECA. L'ultimo incarico governativo che ricoprì fu quello di Ministro della Giustizia.

 

Come Adenauer e De Gasperi, Schuman era un “uomo di frontiera”.

Dal 19 marzo 1958 al 1960 Schuman è stato il primo Presidente dell'Assemblea parlamentare europea (precursore dell’attuale Eurocamera). Alla fine del suo mandato, fu proclamato "padre dell'Europa". Nel 1962, si ritirò dalla vita politica e si spense l'anno successivo nella sua casa di Scy-Chazelles.

 

Alla memoria di Robert Schuman

Nella città di Bruxelles, esistono alcuni monumenti e siti a suo nome: la stazione della metro in cui fermarsi per visitare il quartiere delle istituzioni europee, una piazza (con la sua nota rond-point Schuman, una rotonda, luogo e teatro di manifestazioni o discorsi pronunciati sia pro-Europa che contro la stessa, vista la sua posizione strategica), una stazione ferroviaria (dove si prende il treno express per l’aeroporto centrale). C’è anche un busto in pietra eretto in onore dello statista all'entrata dello storico Parco del Cinquantenario (il più suggestivo all’interno della città, situato, a pochi passi dall’edificio della Commissione europea (Berlaymont) e altre istituzioni.

 

Sempre a Bruxelles, giace la cosiddetta “Pietra Schuman” (un’imponente pietra con dedica), all’ingresso del Berlaymont. Un riferimento importante per gli appassionati, gli storici, gli studiosi, i turisti, le comitive scolastiche in visita al distretto Ue – e spot ideale per scattare una foto della Commissione o per vedere un giornalista in azione, mentre ‘lancia la notizia’ registrando uno stand-up per la TV.

 

 

Come si celebra - tradizionalmente - la Festa dell'Europa

Diamo uno sguardo alle edizioni passate dello “Europe Day” per conoscere i dettagli dei festeggiamenti, in tempi normali e fuori da circostanze dettate dal lockdown.

Per celebrare la festa dell'Europa, agli inizi di maggio di ogni anno, il quartiere generale delle istituzioni Ue di Bruxelles, le sedi negli Stati membri e presso le Delegazioni nei Paesi terzi aprono le porte al grande pubblico per visite guidate agli uffici e spazi di lavoro. Iniziative che creano una fitta agenda di curiose attività di info-tainment (attività di divulgazione e informazione coadiuvato dal digitale e da simpatici show di entertainment per tutte le età).

 

È la giornata ‘Open Doors’ che anima il cosiddetto “distretto Schuman”, l’area che i fan dell’Unione europea aspettano tutto l’anno di visitare. Un feeling condiviso anche dalla gran parte dei funzionari delle istituzioni e Agenzie dell’Ue (lo staff della più grande pubblica amministrazione europea) che si adoperano per preparare e pianificare, con largo anticipo, programmi (e sorprese) per rendere questa ricorrenza un’esperienza intensa, entusiasmante. Una sorta di “grande fiera dell’Europa”, ricco di stand e attrazioni: un “luna park” interattivo che ha anche lo scopo di educare, sensibilizzare e stimolare la creatività e lo spirito di iniziativa.

 

È il caso, solo per citare qualche esempio, di chi visita lo stand del noto programma “Erasumus per Giovani Imprenditori”, di chi va a Bruxelles per incontrare gli ‘attori’ dei progetti finanziati dal macro-programma “Horizon 2020”, di chi è più attento alla salute e i ai progressi della ricerca medica, di chi è amante della politica spaziale europea e dei progetti finanziati dall’ESA (Agenzia spaziale europea) o dal programma “Copernicus” per il monitoraggio di Terra, Acque e Cielo attraverso i dati inviati dallo spazio, la navigazione satellitare del “Galileo” e tanti altri output finanziati dall’Ue.

 

Cosi l’Europa invita tutti a entrare a diretto contatto con alcuni esempi di progetti e iniziative finanziate dall’Ue, che vanno dalla ricerca e innovazione, a tutto il range di altre attività umane e produttive.

 

Non mancano i piccoli e grandi gadget (souvenir della giornata), i mega-schermi, la tecnologia tridimensionale e, immancabili, i ‘sapori d’Europa’ degli show cooking - all’insegna della sostenibilità – per la promozione di ricette e prodotti locali e tradizionali delle 27 nazioni. Tra i “must see”, c’è anche il museo multimediale dell’Europarlamento, il Parlamentarium, che ospita anche conferenze e eventi aperti al pubblico e in tutti i periodi dell’anno. Una tappa interessante se si visita Bruxelles in concomitanza con la giornata elettorale che rinnova i membri dell’Eurocamera (qui si tengono diverse iniziative e dibattiti durante le elezioni europee). Infine, The House of European History: dal 2014, offre visite guidate al museo della storia dell’Unione.

 

L’Italia, da sempre, in prima linea nella promozione dell’Europa

Professor Dastoli, Lei è stato per anni a capo dell’Ufficio di Rappresentanza della Commissione europea in Italia. Una responsabilità tanto importante quanto difficile, soprattutto per l’azione di comunicazione svolta al fine di condividere le opportunità offerte dall’Ue all’Italia e, viceversa, valorizzare e promuovere il ruolo dell’Italia in un’Europa in continuo divenire.


Qual è stato il contributo dell’Italia nella divulgazione dell’idea di Europa? Può fornire qualche esempio?

L’Italia è un Paese particolarmente propositivo nella valorizzazione dello Europe Day. Monumenti in festa, eventi e musica nelle piazze, dibattiti sulla memoria, ma anche, sul futuro dell’Europa. E ancora, in molte città a Nord e a Sud di Roma, una serie di conferenze, seminari e workshop con ospiti di spicco e, all’occasione, anche qualche celebre Testimonial.

 

Non dimentichiamo, il famoso “Concerto per l’Europa, organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo di Milano (o da quello di Roma). Un capolavoro che mette inscena il genio di vari punte del romanticismo sinfonico e le loro parabole musicali (come quelle di Pachelbel, Bach, Rossini, Mozart, Beethoven, Verdi) eseguite dalle orchestre più rinomate del Paese.

 

Ogni anno migliaia di persone partecipano a visite, dibattiti, concerti e altri eventi. Un numero sempre più crescente istituti di istruzione e formazione scelgono Bruxelles come destinazione delle proprie gite scolastiche, che coincidono spesso con il 9 maggio, per non perdersi la grande kermesse. Abbiamo già citato la tradizionale foto presso la ‘Pietra Schuman’, alle porte dell’edificio della Commissione europea, sotto le 27 bandiere blu.

 

Oggi, questi piccoli tour ‘outdoors’ continuano, nonostante il coronavirus. E c’è qualche famiglia (di residenti o expat da poco trasferitisi nella capitale della politica europea) che si sta dilettando in qualche ‘uscita’ in bicicletta – per cosi dire, a circuito ridotto - tra il famoso Parco del Cinquantenario (come dicevamo, li c’è il busto di Robert Schuman) e il quartiere istituzionale di Bruxelles, per far scoprire ai propri figli alcuni itinerari della storia dell’Europa. Anche solo “ricordare”, e “trasmettere” la memoria alle giovani generazioni, è un contributo importante per favorire l’integrazione tra i popoli e le culture d’Europa.

 

In situazione di normalità, l’auspicio per l’edizione 2021 è che i visitatori possano visitare il ‘quartiere Schuman’ e avere pieno accesso alle iniziative dei promotori della Festa dell’Europa, tra cui:

  •  il Parlamento europeo;

  • il Consiglio dell'Unione europea;

  • la Commissione europea;

  • il Comitato delle Regioni;

  • il Comitato economico e sociale europeo;

  • altri Uffici, agenzie e Rappresentanze aderenti al programma.

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