Green Deal e Pmi: intervista a Paolo Borchia, eurodeputato a Bruxelles

Covid-19 e “transizione verde”: come agevolare le Pmi con un piano di ripresa che ne consideri le esigenze. Lo abbiamo chiesto all’On. Paolo Borchia

14 maggio 2020 11:17
Green Deal e Pmi: intervista a Paolo Borchia, eurodeputato a Bruxelles

L’interconnessione tra Green Deal (uno delle grandi priorità nel mandato dell’Esecutivo Ue guidato dalla Von der Leyen) e la ripresa dell’economia europea nell’era post-coronavirus è stata oggetto di uno scambio di opinioni tra il Vice-presidente esecutivo Frans Timmermans e i deputati della Commissione per l'Industria, la ricerca e l'energia (ITRE) dell’Europarlamento, riuntasi in video-conferenza per la sessione straordinaria  dell'8 maggio scorso.

 

Al centro dell’incontro, le criticità su come “collegare” gli obiettivi del Green Deal con il piano Ue di risposta alla pandemia per superare l’emergenza sanitaria e sostenere il riavvio del sistema economico-industriale.

 

The Italian Times ha chiesto all’Onorevole Paolo Borchia, deputato (Lega) all’Europarlamento e coordinatore del gruppo Identità e Democrazia in Commissione Industria (ITRE), di capire le effettive opportunità del Green Deal per la ripresa economica, a seguito del dibattito tra il Vice-presidente Timmermans e i membri della ITRE.

 

 

Garofalo: La Commissione sembra decisa a non concedere alcuna flessibilità sugli obiettivi ecologici, nonostante i numerosi appelli recenti dei settori produttivi per ottenere flessibilità alla luce dello shock economico causato dalla pandemia. Quali sono i maggiori punti interrogativi in materia di flessibilità fiscale da cui si definirà la risposta della Commissione rispetto alle esigenze delle imprese?

 

On. Borchia:

L’unica risposta che deve giungere da parte dei Governi e delle istituzioni Ue deve avere la forma di ingenti investimenti, flessibilità e sostegno all’impresa. Ma la tabella di marcia imposta dalla Commissione sugli obiettivi del Green Deal appare non-curante della crisi economica in corso, e sembra votata ad aggiungere ulteriori oneri, finanziari e amministrativi, in quella che sta divenendo una vera e propria contraddizione in termini nella retorica comunitaria sulle Pmi.

Da un lato, la Commissione punta giustamente il dito contro l’eccessiva burocrazia che soffoca le Pmi, come ribadito anche nella “Comunicazionedel 10 marzo. Dall’altro, l'Esecutivo europeo annuncia piani legislativi della massima rigidità, tanto nelle tempistiche come nella natura delle disposizioni normative.

 

 

Garofalo: Se è vero che sono i dati a parlare, qual è la prospettiva di crescita che può dare il Green Deal?

 

On. Borchia:

Solo due giorni fa, la Commissione stessa pubblicava le Previsioni economiche di primavera 2020. Il documento conferma che la recessione innescata nell’Ue dalla pandemia avrà proporzioni storiche: l'economia si contrarrà del 7,5% nel 2020 e le proiezioni di crescita diminuiranno di 9 punti percentuali rispetto alle previsioni dell'autunno 2019. Inoltre, si prevede che i 27 non saranno in grado di recuperare completamente le perdite economiche di quest'anno fino alla fine del 2021, con conseguenze che saranno peggiori per gli Stati membri con una struttura economica più debole. Per quanto riguarda la disoccupazione nell’Eurozona, è la stessa Commissione che stima un aumento dal 7,5% del 2019 ad un ormai certo 9,5% nel 2020.

 

Proprio alla luce di tali dati, pubblicati dalla stessa Commissione, il mondo dell'impresa, duramente provato da questa nuova recessione, ha espresso diverse preoccupazioni riguardo alla capacità di rispettare le scadenze e gli obiettivi del Green Deal senza rischiare di scomparire dal mercato.

 

Per tutta risposta, la Commissione, che ha già annunciato la propria irremovibilità per quanto riguarda questa agenda, sta ora valutando di rendere le ambizioni del Green Deal addirittura ancora più vincolanti, andando ad affiancare al nuovo piano legislativo “ecologico” anche un nuovo strumento di condizionalità verso i governi nazionali, che subordini l’erogazione degli Aiuti di Stato ai parametri ecologici del Green Deal. Per quanto questi ultimi possano risultare economicamente insostenibili per i settori produttivi.

 

Al momento attuale, la Commissione non ha ancora deciso se rendere obbligatoria questa nuova forma di condizionalità oppure se lasciarne l’applicazione alla discrezionalità degli Stati membri.

Ho chiesto delucidazioni al Vice-presidente Timmermans, a cui spetterà tale decisione insieme alla collega Margharete Vestager, ma la risposta è stata evasiva.

 

 

Garofalo: Quali sono i prossimi passi dell’Europarlamento, in Commissione ITRE, per dare risposte concrete all’industria?

 

On. Borchia:

La Commissione ITRE sta avviando i lavori su una Relazione di iniziativa legislativa che definirà la prossima Strategia europea per le Pmi, di cui sono stato nominato relatore. Proprio la settimana scorsa, abbiamo tenuto i primi colloqui informali con la Direzione-generale per le Imprese e il mercato interno (DG GROW) della Commissione europea per stabilire le priorità politiche da includere nel documento.

 

Prima fra tutte, l’urgente problema dell´accesso al credito per le imprese. Lo stesso Commissario Thierry Breton ha raccomandato (di recente) agli Stati Membri di garantire schemi di accesso “a fondo perduto”, e non “a prestito” come invece fatto recentemente dal Governo italiano con il Decreto Liquidità, il cui strumento di 25.000 euro è percepito dalla quasi totalità delle PMI come un generatore di nuovi debiti piuttosto che come un ammortizzatore. Ne sia dimostrazione pratica che soltanto l'1% delle imprese si è attivato per beneficiarne.

 

La Relazione si occuperà anche dello squilibrio burocratico che continua a creare la concorrenza sleale tra gli Stati membri, rallentando la ripresa delle Pmi italiane rispetto ai competitors stranieri. Secondo stime della CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre), sono almeno 160.000 gli atti normativi nazionali e regionali con cui l´impresa italiana si deve confrontare, rispetto ai soli 7.000 della Francia o i 5.500 della Germania. Il peso della burocrazia è un problema da troppo tempo irrisolto, che ora rischia di far chiudere definitivamente i battenti alle nostre Pmi.

La Relazione verrà discussa in Commissione a inizio luglio, il voto in sessione plenaria, invece, è previsto per la prima metà di novembre all’Europarlamento di Strasburgo.

 

In commissione ITRE, è in elaborazione anche una Relazione sul Fondo per una Giusta Transizione, di cui sono relatore-ombra, come si dice in gergo (shadow-rapporteur), mentre il coordinamento è stato affidato a Jerzy Buzek, deputato polacco ed ex-Presidente dell’Europarlamento. Si tratta di uno strumento su cui si discute già a partire dal 2019, finalizzato a limitare l´impatto occupazione della transizione energetica e sul quale non sono mancate nuove preoccupazioni.

 

Fino a gennaio, si temeva infatti che l’Italia sarebbe rimasta completamente esclusa dal campo di applicazione dello strumento che, inizialmente, voleva essere orientato a beneficiare principalmente la Polonia e la Germania. Tale prospettiva è stata scongiurata anche grazie agli sforzi di noi Europarlamentari italiani.

 

Tuttavia, proprio alla luce di queste premesse, sarà fondamentale mantenere alta l´attenzione durante i lavori in Commissione, per evitare che l´iter parlamentare confermi la penalizzazione della partecipazione italiana al Fondo. La scadenza per presentare gli emendamenti è fissata per il 20 maggio, dopodiché si entrerà nel vivo dei negoziati.

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