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Piani di ripresa europei a confronto

Recovery Plan, chi avanza e chi arranca. Intervista a Leonardo Panetta

Francia e Spagna hanno “scoperto le carte” del Recovery Plan. A che punto stanno gli altri? Risponde Leonardo Panetta, corrispondente Mediaset a Bruxelles.

9 ottobre 2020 10:39
Recovery Plan, chi avanza e chi arranca. Intervista a Leonardo Panetta

Mercoledì 7 ottobre al Palazzo della Moncloa, il Premier spagnolo Pedro Sanchez ha presentato le proposte che invierà a Bruxelles – entro fine ottobre - per affrontare la crisi del coronavirus e le sfide del rilancio dell’economia iberica per il prossimo decennio. Il Recovery Fund ha assegnato alla Spagna, lo scorso luglio, risorse per 140 miliardi di euro, di cui 72,7 sono aiuti diretti. Il piano di salvataggio del Governo di Madrid, ampiamente promosso ieri sui Social con il tag #PlanEspanaPuede, riflette lo slancio con cui gli spagnoli intendono reagire all’emergenza economico-sanitaria e ripartire da tutta una serie di risorse e punti di forza nazionali illustrati ieri sia dal Premier che dai Ministri del suo Esecutivo.

 

La risposta degli spagnoli è stata tempestiva. Ma è quella della Francia ad arrivare prima. Come abbiamo visto infatti in una nostra intervista (7 settembre), poco più di un mese fa, i riflettori dei media puntavano su Jean Castex. Il Primo ministro francese annunciava a Parigi, “France Relance”, l’insieme di misure e programmi che preparano il Paese alle sfide del 2030, implementando le politiche di recovery attraverso i fondi Ue.

 

Per saperne di più su come si stanno muovendo i Governi all’avanguardia nel processo di elaborazione della loro “carta” d’accesso al rilancio, The Italian Times ha incontrato il collega Leonardo Panetta, corrispondente per Mediaset TV a Bruxelles ed esperto in questioni istituzionali europee. Gli abbiamo chiesto un parere sui piani di recovery di Parigi e Madrid, per chiarirne i punti di forza e gli obiettivi comuni. Panetta, che ha seguito fin dall’inizio l’evolversi delle politiche del NextGenerationEU, ci parla anche dello state of play (o il work on progress?) del dossier “ripresa dell’Italia.

 

Dottor Panetta, come si struttura il #PlanEspanaPuede? Quali sono gli interventi prioritari, gli obiettivi e le cifre chiave?


L. Panetta: “800 mila posti di lavoro. Una crescita di 2,5 punti percentuali di PIL all’anno. È un piano davvero ambizioso quello presentato da Pedro Sanchez. Il Premier spagnolo ha illustrato davanti a una platea di imprenditori, sindacalisti, ambasciatori (ma non l’opposizione) la sua strategia di spesa del Recovery Fund. A Madrid andranno 140 miliardi di euro, di cui 59 in aiuti a fondo perduto (sovvenzioni). Sanchez spalmerà questa cifra complessiva su 6 anni, di cui la metà nei primi 3. Una scelta di impronta economica, ma che risponde anche a priorità politiche: la scadenza naturale del suo Governo è proprio tra 3 anni, e quindi, in qualche modo, sembra che il leader socialista voglia dire agli spagnoli: meglio proseguire con chi ha in mente il progetto nella sua complessità.”

 

La Francia è stato il primo Governo a preparare la risposta nazionale al Recovery Fund. Quali i punti di forza e quali le lacune del "France Relance" annunciato da Jean Castex oltre un mese fa? Quali gli elementi comuni alle linee guida dell’Ue e al piano spagnolo? Due piani a confronto.


L. Panetta: “Una premessa doverosa. La Francia ha condotto le trattative sul Recovery Fund, lo scorso luglio, avendo già in mente come usare i fondi e, soprattutto, di quanti fondi avesse bisogno: 40 miliardi, il 40% della spesa complessiva. A differenza quindi degli altri Governi dei Paesi più colpiti dal covid-19, Parigi partiva da una posizione di vantaggio anche nella stesura del programma. Il Piano France Relance è molto ‘denso’ (passatemi il termine). Per certi aspetti, si può considerare quasi un documento esemplare dal un punto di vista del metodo con cui è stato strutturato: non un mero ‘catalogo della spesa’, ma una spiegazione dettagliata dei progetti (tra cui spicca la creazione di una sorta di hub dell’idrogeno). È un piano molto votato a rilanciare le imprese. Rispetto a quello della Spagna, quindi, presenta un taglio con minore vocazione assistenzialista.

In una Francia dove il settore pubblico è sacro, Macron torna a vestire i panni del Ministro dell’Economia che riduce tasse e punta sulla competitività. Una bella scommessa lanciata con tempismo perfetto, a un anno e mezzo dalle elezioni presidenziali.”

 

E gli altri Paesi, a che punto stanno? Ci sono aggiornamenti sulla timeline della bozza di Recovery Plan di Berlino? O quella di altri Paesi particolarmente colpiti dalla crisi economico-sanitaria, come Portogallo e Grecia?


L. Panetta: “La Germania, forte di un indebitamento pubblico intorno al 60% non ha fretta. Il Ministero delle Finanze sta elaborando il piano per investire 23 miliardi di euro in arrivo dal maxi-fondo per la ripresa, il NextGenerationEU, per attuazione di riforme e investimenti. Una cifra che si innesterà al piano già presentato la scorsa estate. Si tratta di 130 miliardi che puntano al sostegno dei consumi con misure come l’abbassamento dell’IVA dal 16 al 19% e consistenti sussidi ai liberi professionisti.

Per quanto riguarda Grecia e Portogallo, gli altri Paesi del cosiddetto Club Med, più che sui tempi mi concentrerei sugli effetti. Un recente studio pubblicato dalla Banca Centrale Europea (BCE) ha stimato che proprio Atene e Lisbona beneficeranno maggiormente in termini di economia reale dai fondi del Recovery: 8% in più del PIL per gli ellenici, 6% per i lusitani. A dimostrazione che non conta tanto la mole di fondi, ma il circolo virtuoso che saprà generare.”

 

Le recenti rassegne posizionano l'Italia all'ultimo posto nel blocco dei Paesi del Sud Europa in corsa per beneficiare dei fondi per il rilancio. A che punto è il Piano per la Ripresa dell'Italia? In dirittura di arrivo e con elementi forti rispetto agli obiettivi europei?


L. Panetta: “L’Italia è il Paese che riceverà la quota maggiore di risorse dell’Unione europea: 209 miliardi di cui 82 in aiuti a fondo perduto (sovvenzioni, trasferimenti). La Nota di Aggiornamento al Def ha stimato però che nel 2021 l’iniezione del NextGenerationEU genererà solo un 0,3% in più. Quindi, guardano allo stato attuale, sappiamo che il Governo Conte ha elaborato delle Linee guide articolate, ma nulla a che vedere con la struttura e impatto degli altri piani, si pensi a quello della Francia. Qualche tempo fa, mi sono divertito a ‘pesare’ fisicamente i due documenti, per un servizio: quello di Parigi pesava 1 kilo e 4, quello italiano 400 grammi. Ma il problema è anche di peso specifico: Roma non può inserire progetti dettagliati, perché bisognerà sfrondare la sconfinata lista di iniziative fatta arrivare sul tavolo del Comitato Interministeriale per gli Affari europei. Credo che il problema sia però anche concettuale. L’Italia ha sempre speso a rilento i fondi Ue, concentrando l’azione clou negli ultimi mesi che precedono la scadenza del Bilancio pluriennale. Un po' come uno studente che si prepara all’esame di riparazione, ma aprendo i libri solo qualche giorno prima. Questa volta, “l’arte dell’arrangiarsi” - o delle soluzioni last minute - potrebbe non bastare.”

 

 

Leonardo Panetta è corrispondente a Bruxelles per Mediaset TV da settembre del 2016. Realizza collegamenti e servizi per Tg5, Tg4, Tgcom24, Studio Aperto e programmi di approfondimento come Stasera Italia, Quarta Repubblica, Matrix. Da ottobre del 2018 a luglio 2019, ha curato e condotto la rubrica “Cavoletti da Bruxelles”, in diretta dal Parlamento Europeo nel cuore delle istituzioni Ue (dalla sede di Bruxelles e di Strasburgo). La trasmissione è stata ‘seguitissima’ dalla nostra corrispondente a Bruxelles, come anche dalla stampa internazionale, da esponenti politici, da funzionari europei, da numerosi stakeholder e dall’ampia comunità di italiani attivi nell’eurobubble. Panetta è stato inviato in Siria, Libia, Tunisia, Niger, Costa D’Avorio, Spagna, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca e Malta.

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