Il piano France Relance

Recovery Plan francese, Sandro Gozi: «Elementi forti per target Ue»

Castex ha presentato a Parigi il Recovery Plan che prepara il Paese alle sfide del 2030. Intervista a Sandro Gozi (Re/Iv) su punti chiave di France Relance.

11 settembre 2020 08:58
Recovery Plan francese, Sandro Gozi: «Elementi forti per target Ue»

In Francia, il Governo ha già presentato il piano di rilancio da 100 miliardi di euro per transizione ecologica, occupazione, trasformazione industriale, coesione sociale e territoriale. Aspettiamo ancora il piano del principale beneficiario del recovery fund, ovvero l’Italia”. Lo ha comunicato via Twitter l’On. Sandro Gozi, membro di Italia Viva ed eurodeputato eletto in Francia con En Marche! in Francia. Dallo scorso febbraio, Gozi ha iniziato la sua attività all’Eurocamera, nel Gruppo Renew Europe/ALDE. Per saperne di più sul piano francese, la corrispondente a Bruxelles di The Italian Times ha intervistato l’ex Sotto-Segretario agli Affari europei (nei Governi di Renzi e Gentiloni) ed ex-Consigliere agli Affari europei per il secondo Governo di Edouard Philippe (predecessore del Premier Jean Castex). 

 

Preparare la Francia al 2030” è il target ambizioso del Governo di Parigi che ha imbastito il pacchetto di misure anticrisi covid-19 per attingere tempestivamente alle risorse dell’Ue. Il piano, presentato il 3 settembre dal Primo ministro, Jean Castex, mette al centro le politiche ‘verdi’, oltre che il supporto alle perdite da lockdown e pandemia, contando di finanziare gran parte dei progetti attraverso il maxi-fondo di ripresa, il NextGenerationEU.

 

Onorevole Gozi, come si struttura il “France Relance”, il piano di rilancio presentato da Parigi? Quali sono le cifre chiave e gli interventi prioritari e su quali aree si è posto l’accento per improntare una concreta strategia di ripresa?

 

On. S. Gozi: “France Relance vuole dare, innanzitutto, una fortissima spinta alla produzione e alla domanda. Mira a risollevare dalla battuta d’arresto l’economia francese. Sostenere con forza l‘industria ed è la corsia principale per salvaguardare l’occupazione e creare nuovi posti di lavoro. Rafforzare la competitività è il pilastro del Piano, finanziato al 40% (40 miliardi) dall’Unione europea. L’obiettivo della competitività viene perseguito scommettendo sulla transizione ecologica, sulla ricerca, sulla trasformazione digitale e, soprattutto, sui giovani, anche con politiche attive di inclusione nel mondo del lavoro.

 

Il dato innovativo riguarda l’accento sull’effettivo investimento nel futuro: la transizione verso la green economy. Il potenziamento dell’efficienza energetica catalizzerà ben 30 miliardi di euro. Solo a titolo di esempio, la “rivoluzione verde” potrebbe partire da alcuni filoni promettenti e competitivi, come quello delle batterie elettriche (in cui si prevedono progetti di stretta collaborazione con la Germania), della produzione di idrogeno (potendo replicare alcuni modelli virtuosi della Germania, già avviata nel settore), dello sviluppo di intelligenza artificiale, di computer quantistici e di biotecnologie. L’Italia dovrebbe essere protagonista assieme a Francia e Germania di queste iniziative rivolte alle generazioni attuali e a quelle future.

Anche la “rilocalizzazione” delle attività produttive è tra le politiche prioritarie di Parigi. Soprattutto per quanto riguarda alcuni comparti strategici, per esempio, quello dell’industria farmaceutica. L’esperienza della pandemia e della crisi sanitaria ci ha dimostrato come l’80% dei principi attivi dei farmaci, oggi, venga importato dall’Asia. Una diminuzione delle tasse di produzione (meno 20 miliardi nei prossimi due anni) è stata pensata per contribuire a rimpatriare le aziende produttive. Inoltre, alcuni progetti di rilocalizzazione verranno sostenuti tramite un bando con dotazione pari a 1 miliardo di euro di sovvenzioni pubbliche.

 

Un altro intervento innovativo previsto da “France Relance” è il meccanismo del cosiddetto chômage partiel, che in Francia corrisponde a una versione più interessante della Cassa Integrazione e che prevede l’erogazione di 460 miliardi di euro, di cui 300 miliardi in prestiti garantiti e oltre 28,5 miliardi di euro per queste specifiche misure a sostegno del reddito.”

 

Nel Suo ruolo di eurodeputato francese e membro di Italia Viva, gode di un punto privilegiato nell’analisi a filo-diretto con i due Paesi, l’Italia e la Francia. Ci sarà una collaborazione anche all’indomani del Recovery Fund tra Francia e Italia nelle politiche di applicazione delle misure e di utilizzo dei fondi? O si continuerà in una tendenza che potrebbe confermare un approccio individualistico dei singoli Stati membri?


On. S. Gozi: “Il coordinamento, le sinergie, la convergenza dei grandi obiettivi strategici tra i vari piani nazionali sono per me essenziali e apporteranno un valore aggiunto inestimabile. Spero che i Governi nazionali perseguano con forza questo obiettivo. Poi, molto dipenderà anche dalla governance europea del piano di rilancio.”

 

Sia in Parlamento europeo che a livello nazionale, Lei ha seguito dall’inizio la genesi del NextGenerationEU (fondo di ripresa). La grande partita in gioco, in questa fase, è assicurare che i fondi siano spesi in modo oculato e non si perdano in mille rivoli di progetti meno prioritari per i francesi e gli italiani. Come pensa che ora verrà concretamente accompagnato questo processo di accesso ai fondi e loro implementazione?

 

On. S. Gozi: “Il nostro gruppo, Renew Europe, è tra i promotori e fautori del piano di rilancio. Abbiamo lavorato duramente sin dall’inizio della crisi per costruire un’ampia maggioranza in Parlamento ed introducendo idee molto innovative come i recovery bond. Dobbiamo verificare che tutti i Paesi rispettino gli impegni presi e, soprattutto, che facciano le riforme necessarie. Il piano potrà produrre effetti duraturi solo se verrà accompagnato da un serio programma di riforme. Sarà essenziale dimostrare che il nostro approccio del Recovery Plan produce risultati concreti. In caso di successo, da risposta straordinaria potrà diventare, infatti, il modello per le nuove politiche pubbliche europee.”

 

Potrebbe esserci qualche lacuna significativa nel Recovery Plan francese così come inizialmente presentato o ci sono azioni sacrificate dallo stesso?


On. S. Gozi: “Mi sembra un ottimo modello per altri Paesi, a cominciare dall’Italia. La vera questione è assicurare un’attivazione rapida ed efficace semplificando al massimo la gestione dei fondi. I soldi devono arrivare molto rapidamente alle imprese, ai giovani, al territorio. Per questo va ridotta la burocrazia e snelliti i meccanismi, soprattutto tra Stato e Regioni.”

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