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Intervista a Dario Stefàno: Pd “apre” a Bonomi su pubblico e privato

Parla Dario Stefàno, vicepresidente dei senatori dem: “Confindustria è pragmatica e noi dobbiamo accogliere la sfida”. La nostra intervista esclusiva

23 giugno 2020 11:45
Intervista a Dario Stefàno: Pd “apre” a Bonomi su pubblico e privato

Appena chiusi gli Stati Generali, e mentre a Palazzo Chigi studiano il Piano per rilanciare il Paese (“dobbiamo reinventarlo”, si è sbilanciato il premier Conte, “non basta farlo ripartire”), l’Italia attende una svolta. Un cambio di rotta sulle grandi sfide che abbiamo di fronte per uscire da una crisi economica come non si era mai vista dalla fine del secondo conflitto mondiale. Tra i più battaglieri interlocutori del Governo ci sono i rappresentanti del mondo delle imprese. Oggi più che mai in sofferenza, quel mondo ha aperto con il governo giallorosso un conflitto schietto, per molti discutibile, ma che senza dubbio mette sul tavolo una propria idea del Paese, avviando una discussione su temi importanti. The Italian Times ne parla con Dario Stefàno, senatore, vice presidente del gruppo del Pd a Palazzo Madama e vice presidente della Commissione Bilancio. Politico di lungo corso, con una pluriennale esperienza alla Regione Puglia e in Parlamento, oltre che manager aziendale che si è occupato soprattutto di internazionalizzazione d’impresa e ambiente.

Graziano:

Senatore Stefàno, siamo in una fase difficilissima dell’economia. Il Fondo Monetario Internazionale parla della crisi peggiore dalla Grande Depressione. Con una contrazione media del Pil nell'eurozona del 7,5% e in Italia del 9,5%. Un dato drammatico, confermato dalle previsioni della Commissione europea. Carlo Bonomi, neo-presidente di Confindustria, durante gli Stati Generali del Governo ha parlato di un'Italia che più di altri Paesi Ue soffre per ritardi e carenze strutturali che vanno avanti da anni. E per l'assenza di investimenti pubblici in grado di rimettere in moto il Paese. Il lockdown e l’emergenza sanitaria hanno fatto il resto.

 

Sen. Stefàno:
“Qualsiasi ragionamento non può che partire da una premessa fondamentale: l’emergenza sanitaria ha sfiancato il nostro Paese in maniera inattesa ma anche violenta, delineando un quadro nel quale lo stop imposto dal lockdown è subentrato come un’ulteriore complicazione, che di colpo ha annullato i piccoli e incoraggianti segnali di ripresa faticosamente registrati attraverso le misure introdotte negli ultimissimi anni. Non c’è dubbio sul fatto che l’Italia oggi si trovi a pagare, e con interessi altissimi, anche i ritardi cronici che hanno fatto del nostro un Paese a due velocità. C’è però una nota positiva: stiamo osservando un cambio di passo, un’evoluzione culturale delle e nelle istituzioni europee rispetto alla predisposizione di misure e strumenti di sostegno. Al di là di qualche inciampo iniziale, con le resistenze e i tentennamenti di alcuni Stati membri, oggi possiamo dire che si è sviluppata una nuova dimensione solidaristica, mutualistica, che ci aiuta a contrastare i danni nell’eccezionalità di questa crisi”.

Graziano:

La pandemia da Covid 19 ha stravolto ogni previsione economica. Ma tutti gli analisti concordano su un dato riguardo all’Italia: per la ripresa serve un maxi piano di riforme. Le stesse che ci chiede l’Europa.

 

Sen. Stefàno:
“I punti deboli del nostro sistema Paese sono arcinoti da tempo. Certo, lo shock causato dalla pandemia ha reso più evidente la loro criticità e, di conseguenza, più condivisa la necessità di avviare un processo di riforme. Che consenta all’Italia di alleggerire il suo passo dal peso della burocrazia e da un debito pubblico monstre, ma anche di annullare un gap che si misura sia al di fuori - con il resto dell’Europa che marcia a velocità più sostenuta - che al nostro interno, dove misuriamo ancora un atavico divario tra Nord e Sud. Il fatto che oggi questa necessità sia più che condivisa ci inchioda alla severa responsabilità di fornire una risposta adeguata e all’altezza della straordinaria situazione che stiamo affrontando”.

Graziano:

L’enorme debito pubblico che abbiamo ci rende particolarmente esposti sul mercato internazionale, vulnerabili, poco solidi insomma. Un handicap per il rilancio dell’economia. Quali misure vanno adottate per ridurlo progressivamente?

 

Sen. Stefàno:
“Occorre dare avvio alle riforme strutturali, alle dismissioni patrimoniali ed a un confronto in Europa per spostare il focus dal deficit strutturale al debito: sono strumenti efficaci, tutti a portata di mano, per ridurre gradualmente, ma in maniera sostanziale, il nostro debito pubblico. A corollario di questi pilastri, aggiungo un ulteriore ma fondamentale caposaldo, che è poi la necessaria premessa nella politica, ossia la credibilità che può trovare ulteriore sostanza in un quadro finalmente europeo”.

Graziano:

Gli imprenditori hanno indicato al Governo alcune ‘priorità’: produttività del lavoro come del capitale finanziario investito, misurazione permanente della qualità e dell’efficacia della spesa pubblica, rivoluzione della visione pubblica pluriennale da parte dei governi.

 

Sen. Stefàno:
“Il presidente Bonomi è stato molto diretto, come accade spesso all'avvio di una nuova presidenza di Confindustria, tanto più oggi, nella necessità di volersi intestare un cambiamento. Sulla bassa produttività che accumula ritardi da oltre vent'anni, rispetto ai Paesi europei di riferimento come Francia e Germania, però la lettura dei dati è semplice quanto complessa è la risposta. L’Italia negli ultimi due decenni ha avuto una certa discontinuità nell’adottare e perseguire politiche industriali utili a favorire innovazione e produzioni ad alto valore aggiunto per tenere testa ad altre economie emergenti. Anche una parte delle imprese, in verità, non ha saputo evolversi, rimanendo legata a sistemi chiusi o frenata dalla poca managerialità. In altri casi, poi, sono state osteggiate le politiche di riequilibrio pubbliche. Ma ridurre il gap tra Nord e Sud è, ad esempio, uno degli elementi fondamentali per garantire un aumento della produttività dei fattori. Si veda la Puglia di qualche anno fa, divenuta, insieme alla Campania, locomotiva del Mezzogiorno. Colgo la franchezza del presidente Bonomi, ma la sua diventa una proposta reale ed utile al sistema economico del Paese se è anche una chiamata alla leale e concreta collaborazione tra pubblico e privato, altrimenti il rischio è che possa declassarsi a semplice ‘lista della spesa’”.

Graziano:

I ritardi in questa fase ci sono stati, specie sulla Cig e sul sostegno alla liquidità delle imprese. Si teme una débâcle i cui segni più evidenti si vedranno in autunno. Cosa fare subito per evitare danni peggiori? Crede nella ‘democrazia negoziale’, ovvero nel confronto continuo tra le parti sociali?

 

Sen. Stefàno:
“Alcune difficoltà ci sono state, dettate soprattutto da meccanismi che hanno storicamente procedure molto complesse, come la cassa integrazione in deroga, e da un numero talmente elevato di richieste da stressare oltremodo i sistemi. Ora però arrivano feedback soddisfacenti da parte di INPS, con oltre il 95% delle richieste evase ed anche i ritmi sulle operazioni di liquidità migliorano, superando le difficoltà create inizialmente da qualche istituto di credito. Va ricordato che siamo l’unico Paese in Europa ad aver attivato la moratoria dei prestiti e dei mutui e siamo tra i Paesi europei ad avere impegnato di più come iniezione di liquidità. Ma siamo anche consapevoli della necessità di nuovi interventi e vogliamo insistere di più, sfruttando una ritrovata interlocuzione finalmente proficua con gli organismi europei, in grado di portarci verso misure poderose e rilevanti come l’emissione di eurobond per superare la crisi. Luglio sarà un mese clou per tracciare il percorso di quella che reputo la vera Europa”

Graziano:

È d’accordo che oltre ad attingere al Recovery Fund l’Italia debba ricorrere alla linea di credito messa a disposizione dal Mes?

 

Sen. Stefàno:

“Dal Recovery Fund arriveranno risorse preziose e importanti, alcune delle quali saranno anche a fondo perduto. Riguardo al Mes, credo che la premessa necessaria sia il superamento di quello che appare come un vero e proprio blocco ideologico. A mio avviso si tratta di uno strumento indubbiamente utile per ricevere in prestito, con un tasso sostanzialmente pari a zero, risorse utili da destinare alla spesa sanitaria, senza altre condizioni. Sono due strumenti diversi ma che dobbiamo saper sfruttare per uscire da questa severa difficoltà. Tanto più che il lavoro del nostro Paese per arrivare a queste misure è stato poderoso e determinante”

Graziano:

Per molti Bonomi ha detto le cose come stanno, per altri ha parlato più da capo politico che da capo di Confindustria. Lei che ne pensa?


Sen. Stefàno:

“Per formazione culturale ho grande rispetto dei ruoli, sforzandomi di non scadere in un giudizio frettoloso e sommario e restando il più possibile all’analisi delle richieste fatte per raccogliere spunti e riflettere. Lo dico anche da ex manager d’azienda con alle spalle un’esperienza importante nell’ambiente confindustriale. L'approccio pungente di Bonomi vuole essere dimostrazione di pragmatismo, elemento di cui le associazioni datoriali hanno necessariamente bisogno. Se si sostanzierà nella richiesta di leale collaborazione noi dovremo dimostrarci all'altezza di quella interlocuzione e della sfida alla quale siamo chiamati”.

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