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La rivoluzione veneta

Intervista a Luca Zaia: piano sanità Veneto e test fai da te Covid

La strategia della sanità veneta: piegare la curva dei contagi, fare sistema per soluzioni all'avanguardia. Ce ne parla il Governatore Luca Zaia

18 novembre 2020 16:18
Intervista a Luca Zaia: piano sanità Veneto e test fai da te Covid

Dopo essere stato precursore in Italia del test rapido antigenico per l’individuazione del covid-19 (ora largamente diffuso in tutte le Regioni), il Veneto propone una rivoluzionaria soluzione per il monitoraggio dei contagi nel bel mezzo della seconda andata della pandemia.

 

Ecco la nostra intervista al Governatore della Regione del Veneto, Luca Zaia, per raccontare come si è arrivati a questa importante, ulteriore “prima nazionale” per tracciare i contagi su vastissima scala.

 

Governatore, in cosa consiste la grande novità? Come è nata e chi ha proposto questa soluzione rivoluzionaria?


Presidente L. Zaia: “L’innovazione, in anteprima assoluta in Veneto, ma anche per l’Italia, è nuovo tampone eseguibile in auto-somministrazione. È stato studiato per essere rapidissimo e consentire, a quanti sospettano di essere entrati in contatto con il virus, di optare per l’autodiagnosi, direttamente da casa. Per semplicità e per distinguerlo da quelli già in uso presso le strutture mediche e ospedaliere, lo abbiamo chiamato il test “fai-da-te”.

Nel corso del briefing sull’andamento dell’epidemia da coronavirus, tenutosi presso la sede della Protezione civile regionale, ho presentato il kit, mostrando live come va utilizzato. Come la redazione di The Italian Times e altri media connessi hanno potuto vedere e diffondere con il mio video test fai da te Covid in diretta su Facebook del 16 novembre, in quest’operazione sono stato affiancato da un professionista della medicina italiana, il dottor Roberto Rigoli, coordinatore delle 14 microbiologie venete e Vice-presidente dell’Associazione dei microbiologi italiani.

Sottolineo che quando abbiamo lanciato il test rapido antigenico, siamo stati considerati dei visionari. Se è vero che la storia si ripete, potrebbe verificarsi una situazione simile con il fai-da-te. Ma oggi, diamo il via alla sperimentazione consapevoli di poter raggiungere risvolti positivi e concreti nella lotta ai contagi, ma anche in termini di affidabilità e credibilità, in un periodo in cui non solo gli italiani ma gli europei, più in generale, tendono a diffidare dell’operato dei propri amministratori. In questo nuovo test ci crediamo e vi abbiamo lavorato con impegno. In primis, perché l’Amministrazione ha ragionato e dialogato già da tempo con la squadra di Rigoli. Secondo, in tutti i casi di prevenzione e diagnosi ‘rapide’, si stanno facendo le cose per bene, con precisione, dedizione, attenzione ai minimi particolari. Mi piace pensare che, quando andrà in porto, si possa parlarne come una vera e propria “rivoluzione” globale, in una battaglia che, il 21 febbraio scorso, abbiamo cominciato navigando a vista nella tempesta (passatemi l’allegoria). In tempi ridotti rispetto alle prassi del passato, tutti potranno farsi il test da soli, in modalità semplicissime. E contare su esiti istantanei per escludere la positività o, se del caso, rivolgersi al sistema sanitario per essere preso in carico e assistito a dovere.”

 

Il nuovo test self-service per il covid-19 è solo l’ultima di una serie di innovazioni promosse da Luca Zaia. Qual è il successo della strategia che ha improntato la Sua politica sanitaria innovativa?


Presidente L. Zaia: “Fin dall’inizio della pandemia, lo scorso febbraio, il Veneto si è sempre posto in prima linea per la disponibilità a testare in casa tutte le novità che, mano a mano, apparivano nel panorama internazionale. Abbiamo anche avuto il coraggio di prendere decisioni difficili, in totale autonomia, come quando decisi, contro il parere di Ministero e Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), di chiudere Vò Euganeo e testare a tappeto l’intera popolazione. Ora quella scelta è definita, vincente in tutto il mondo scientifico, a livello globale. Ma ricordo che qualche perplessità iniziale c’è stata. Soprattutto, nel momento di cui mi sono trovato in posizione contrastante con le disposizioni varate dall’Oms. C’è un Libro nero del coronavirus, dove sono state depositate tante informazioni per registrare e ricostruire i fatti. Pensiamo a quando c’è stato un primo caso di positività a Vo’.

La mia strategia si è vista in due mosse: isolare il focolaio dell’ospedale di Schiavonia; mobilitare immediatamente le risorse finanziarie per sottoporre ai tamponi tutti gli abitanti del comune di Vo’.

È stata una scelta abbastanza intuitiva, drastica e netta che nessun protocollo prevedeva. Ma che, di fatto, si è rivelata giusta. A distanza di due settimane, in collaborazione con l’Università di Padova, l’operazione è stata ripetuta. Il piccolo paese di Vo’, non troppo conosciuto prima della pandemia, verrà ricordato ora come un caso di studio e sperimentazione, unico nel suo genere, che ha dimostrato la relazione tra soggetti sintomatici nella catena dei contagi.

Inoltre, se parliamo del Veneto, possiamo anche dire che non ha mai accusato penuria di reagenti. Le operazioni di screening di massa per trovare i casi di positività, i paucisintomatici e gli asintomatici sono scattate dal 17 marzo. Si decideva allora di eseguire il test a tutti i parenti, ai colleghi, agli amici e tutti quanti entrati in contatto con i soggetti risultati positivi. Non è stato semplice convincere che credere in questa linea sarebbe stato più saggio che non sottovalutare il problema, che ormai si espandeva a macchia d’olio. Il Veneto si è dimostrato resiliente e deciso, anche quando il Comitato tecnico scientifico nazionale dichiarava come fosse inutile e dispendioso testare le persone asintomatiche. Per me, oggi, Vo’ è un caso di successo.”

 

The Italian Times L’ha seguita in diretta durante il lancio, con tutorial, del test fai-da-te. Riproponiamo, anche ai nostri lettori, questo momento importante. Come funziona?

 

Presidente L. Zaia:  “La scatoletta (o kit) per l’esame è contenuto in una piccola busta, all’interno della quale ci sono le istruzioni per l’uso, un mini-tampone, una provetta contenente il reagente, una saponetta (simile a quelle dei test per la gravidanza) e un sacchettino in cui rimettere i pezzi dopo l’esecuzione, da richiudere ermeticamente e da gettare nel rifiuto indifferenziato.

Una volta estratto il mini-tampone dalla confezione, bisognerà inserirlo in entrambe le narici, non troppo in profondità, roteandolo per cinque volte a narice. Una volta compiuta questa operazione, il tampone andrà introdotto nella provetta contenente il reagente, che andrà subito chiusa. Il contenuto della provetta dovrà quindi essere versato (solo quattro gocce) sulla saponetta che, in pochi secondi, darà il verdetto. Se sulla saponetta compare una tacca si è negativi, se ne compaiono due, si è positivi e ci si deve subito rivolgere al sistema sanitario, partendo dal proprio medico di base. Tutta l’operazione dura da 2 a 3 minuti.”

 

Quali saranno i criteri e la durata del testing? Quale il costo del kit?

 

Presidente L. Zaia:  “La fase di testing in Veneto durerà circa un mese. Poi, come ci ha spiegato il dottor Rigoli, sarà necessario ricevere la validazione da parte dell’Istituto Superiore della Sanità a livello nazionale prima di trovare l’atteso kit presso i banchi delle farmacie. La sperimentazione viaggerà in parallelo tra più reparti di microbiologia della Sanità Veneta: Mestre, Vicenza, Padova, Santorso e Treviso.

In ognuna di queste sedi, verranno effettuati 200 tamponi fai-da-te in doppio confronto con il tradizionale molecolare verificandone il tasso di corrispondenza dell’esito. Le categorie prescelte sono pazienti testati nei Pronto Soccorso e operatori del sistema sanitario. I risultati confluiranno in una relazione scientifica che, una volta completata, verrà sottoposta all’Istituto Superiore di Sanità per la valutazione e la approvazione da parte delle autorità scientifiche competenti a confermarne l’efficacia.

 

Il costo unitario alla produzione del nuovo kit è di circa 3 euro. L’implementazione dei controlli a tappeto è quello che serve adesso. È prima di tutto attraverso lo screening che si limita la diffusione del virus e si adottano tutte le precauzioni e le misure di contenimento. In tutto, partiremo con cinquemila test in Veneto. Sono abbastanza per capire se riusciremo a piegare la curva dei contagi.

 

Ascoltare Rigoli oggi sulle modalità di avvio della sperimentazione non è stata solo una notizia ‘da prima pagina’ che porta segnali importanti ai cittadini. Ma rappresenta anche un momento di conferma e soddisfazione, nelle mie responsabilità e ruolo di Governatore di questo territorio all’avanguardia nella qualità e accessibilità dei servizi all’utenza. Un sistema ancora capace di fornire riposte e soluzioni nonostante il protrarsi dell’emergenza sanitaria e delle difficoltà della crisi economica. Il nostro esperto, Rigoli, ha infatti parlato di un grande lavoro di squadra, che non va assolutamente personalizzato. Il merito, se il test avrà successo, sarà dei numerosi ricercatori, degli staff medici e degli operatori sanitari e dei team che vi hanno lavorato, creando sinergie da diversi reparti chiamati a collaborare.”

 

E se la striscia del tampone fai-da-te evidenzia due tacche, dunque si è contratto il coronavirus?


Presidente L. Zaia: “Se il soggetto è positivo, entriamo nella complicata sfera delle questioni legate alla bio-sorveglianza. Ipotizzando una diffusione su larga scala dei nuovi kit, chiunque riuscirà a farsi il test nel momento in cui sorge il dubbio del potenziale contagio. Non sarà automatico tracciare i casi positivi, perché sta al soggetto stabilire se avvisare l’Asl e mettersi in isolamento, se parlarne con il medico curante o farlo sapere alle persone con cui è stato in contatto. Tutto si basa sul senso civico.”

Governatore Zaia, quest’intervista potrebbe andare ancora avanti per qualche ora, se ci fosse il tempo per ripercorrere anche le numerose altre tappe di dati e fatti che hanno dimostrato come la Regione Veneto abbia continuato a fare ‘sistema’ per trovare soluzioni all’avanguardia in molti altri contesti e situazioni che sconfinano dal contesto dell’emergenza sanitaria e toccano altri settori. Ma consapevoli che il lavoro da svolgere in Veneto, come in tutt’Italia, le lascia poco spazio alle parole, ed è atteso in sala stampa per gli ultimi aggiornamenti sull’andamento del coronavirus in Veneto, La ringraziamo e tiriamo le conclusioni.

 

Non solo in campo sanitario, ma anche nella gestione delle altre politiche regionali, Zaia è una figura di riferimento forte e centrale a livello nazionale. Sa svolgere il ruolo di Presidente e reagire alla pandemia con lungimiranza, fermezza e capacità di iniziativa. Nel momento opportuno e con l’adeguata attenzione, ha saputo dare seguito ai pareri dei propri tecnici e della ricerca scientifica. Mirando dritto all’obiettivo, arginando le reazioni, restando aperto al confronto e al dialogo e mitigando gli scontri per scongiurare il caos.

Lo ha fatto con ottimismo, ma non senza i punti di forza e la capacità del territorio, dove ha scelto di operare, che conosce a fondo e di cui riconosce l’affidabilità. Anche questi aspetti sono stati decisivi per una strategia di successo che impone di organizzare una risposta coordinata e immediata per i cittadini che devono resistere e convivere con la minaccia dell’epidemia. Anche quando le autorità sanitarie sovranazionali indicavano soluzioni opposte o restavano scettiche sulla validità del suo operato. Con lo stesso spirito di sempre, Zaia oggi crede anche in questo progetto veneto: il test per l’autodiagnosi.

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